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Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
Forse perché della fatal
quïete Tu sei l'imago a me sì
cara vieni O sera! E quando ti
corteggian liete Le nubi estive e i zeffiri
sereni, E quando dal nevoso aere
inquïete Tenebre e lunghe
all'universo meni Sempre scendi invocata, e
le secrete Vie del mio cor soavemente
tieni. Vagar mi fai co' miei
pensier su l'orme che vanno al nulla eterno;
e intanto fugge questo reo tempo, e van
con lui le torme Delle cure onde meco egli
si strugge; e mentre io guardo la tua
pace, dorme Quello spirto guerrier
ch'entro mi rugge.
Vedi, Luca,
Firenze non è fatta solo di belle automobili e di gelati, come
pensate voi ragazzi. Firenze è l'essenza umana che diventa divina, è
la bellezza che prende forma. E tu, anche tu, puoi far parte di
questo mondo. Perché chi immagina, chi crea aiuta gli altri a
comprendere il grande progetto di Dio.
(Arabella/Judy
Dench in “Un tè con Mussolini”, di Franco Zeffirelli - 1999)
"Amo il sole di marzo a Pietroburgo, soprattutto il tramonto, naturalmente in una limpida serata di gelo. Tutta la via brilla all'improvviso, inondata di viva luce. Tutte le case sembrano sfolgorare di colpo. I loro colori grigi, gialli e verde-sporco perdono per un attimo tutta la loro tetraggine; come se l'anima ti si schiarisse, come se trasalissi o qualcuno ti urtasse col gomito. Un nuovo sguardo, nuovi pensieri... E' incredibile quel che può fare un raggio di sole all'anima di un uomo!"
(Fëdor Dostoevskij, "Umiliati e Offesi" - trad. Emanuela Guercetti)
“Le
città si distinguono dai paesi o dai piccoli villaggi per il fatto
che anche quando sono in silenzio parlano per immagini. Se strillano
lo fanno a pieni polmoni con gli abitanti infuriati: con le uova, con
il chiasso delle radio, con il turpiloquio più volgare. A volte con
una bottiglia Molotov o con un gemito di piacere in un portone. Il
sussurro in città è una cosa senza vergogna. Poiché i cittadini
combattono sempre. Sacrificano un intero esercito di nobili e valenti
giocatori a favore dei codardi, senza i quali in città non
potrebbero esistere i primi: tutti coesistono, come in un organismo i
batteri buoni e cattivi. Quindi non c'è mai concordia. La città è
fatta di persone diverse tra loro, sempre in conflitto. Sono il suo
battito cardiaco, accelerano le pulsazioni, rianimano dai morti le
distese d'erba e fanno a pezzi senza pietà i cespugli, conquistano i
sobborghi, assorbendo come un mostro affamato i paesi circostanti. Se
un ingranaggio di quella macchina si rompe, viene rimpiazzato da uno
nuovo. Il numero dei farabutti non deve scendere. Allo stesso modo,
il numero degli sceriffi e dei guerrieri solitari è sempre stato e
sarà una costante. Le città riposano in movimento. Lungo le arterie
delle vie scorrono indefessi i tram, sobbalzano gli autobus,
scivolano le auto e s'infilano le biciclette. Di giorno, la luce del
sole rende più evidenti i vecchi e malandati edifici storici e i
suoi abitanti, parassiti che alimentano paura e malaffare; la notte,
invece, arde di una polifonia di luci e solo dall'oscurità emerge il
vero volto dell'agglomerato urbano. La vita si dipana su una strada
illuminata e là dove per un attimo qualcuno ha infranto tutti i
lampioni. Un grido muto può risuonare ovunque, perché c'è sempre
qualcosa che illumina l'oscurità: un neon, il bagliore di un
lampeggiante della polizia o la fiamma di un accendino. Le città non
si addormentano. Non sprofondano mai nell'oscurità completa.”
(da
“Ognuno è carnefice”, di Katarzyna Bonda – trad. Laura Rescio
e Walter Da Soller)