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martedì 7 maggio 2024
sabato 9 novembre 2019
30 anni senza il Muro
La vita senza il Muro pone soprattutto questa domanda: riusciremo a vivere senza un nemico?
(Peter Schneider, in Dopo il muro, trad. Umberto Gandini, 1992)
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lunedì 11 febbraio 2019
Citazioni Cinematografiche n.289
McNamara: Ecco il conto di quanto mi devi. Totale: 41.020 marchi o 10.225 dollari.
Otto: Come? Sono un capitalista da appena tre ore e ho già un debito di 10.000 dollari?
McNamara: È il segreto del nostro benessere! Tutti hanno debiti con tutti!
(McNamara/James Cagney e Otto/Horst Bucholz in "Uno, due, tre!", di Billy Wilder - 1961)
venerdì 9 settembre 2016
Un giorno di settembre
Un
giorno di settembre, il mese azzurro,
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
C'era una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
C'era una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.
E
da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
Questo rammento: l'ho baciato un giorno.
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
Questo rammento: l'ho baciato un giorno.
Ed anche il bacio avrei dimenticato
Senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
Era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
Ma quella nuvola fiorì solo un istante
E quando riguardai sparì nel vento.
Senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
Era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
Ma quella nuvola fiorì solo un istante
E quando riguardai sparì nel vento.
(Bertolt
Brecht)
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sabato 29 agosto 2015
Giallo, Noir & Thriller/25
Titolo: Un Corpo nel Lago
Autore: Arnaldur
Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2009
Si può definire un libro
con due storie: una è quella ambientata nel presente dove l’ormai familiare Erlendur è nuovamente alle prese con un
caso tanto strano quanto apparentemente irrisolvibile, l’altra si svolge negli anni 60 a Lipsia, ovvero in quello che
era uno dei centri più importanti a livello scientifico, di studio e ricerca
nella DDR.
Forse non propriamente e
solamente un giallo, anche se in
fondo gli ingredienti ci sono e messi al posto giusto. Un vecchio omicidio scoperto per caso, una storia
d'amore con tratti dolorosi, elementi di spionaggio
da guerra fredda, resi con una scrittura meditata, lenta e allo stesso
tempo intensa, che rende gli avvenimenti narrati credibili e coinvolgenti.
I flashback in anni “pre caduta del Muro” mi hanno intrigato molto,
dato che sono sensibile ed affascinato da quella porzione di storia recente che
stiamo dimenticando, senza averla studiata seriamente, quindi “Un corpo nel lago” non ha potuto non
conquistarmi.
Indriđason riesce
a trasmettere il dolore della perdita, il tormento di cercare risposte e
spiegazioni che si sa bene non saranno sufficienti a consolare chi resta. Inoltre,
elemento non secondario per la mia sensibilità, l’utilizzo di protagonisti
giovani e idealisti e di altri cinici e calcolatori cattura con maestria il
lettore, portandolo anche a conoscere il ruolo, per lo più sottovalutato, che
la lontana Islanda ricoprì all’interno
del braccio di ferro fra Est ed Ovest in Europa nella seconda metà del secolo
scorso.
Uno
scheletro spunta dalle acque del lago Kleifarvatn, a sud di Reykjavík, nel
punto in cui il bacino si sta prosciugando per cause non chiarite e la sabbia
rivela i suoi segreti. A trovarlo è una giovane idrologa addetta ai
rilevamenti: la polizia, al telefono, inizialmente pensa a uno scherzo. Si
tratta dei resti di un uomo, databili intorno agli anni Sessanta del Novecento.
Lo scheletro è legato a uno strano apparecchio di fabbricazione sovietica, in
apparenza una ricetrasmittente. Nel cranio c'è un foro, grande come una scatola
di fiammiferi. Omicidio o suicidio? Delle indagini è incaricato il solitario e
spigoloso agente Erlendur Sveinsson, che per ragioni personali è ossessionato
dai casi di persone scomparse, soprattutto se ignorati dai più e lontani dai
clamori della stampa. Come sempre, Erlendur è affiancato dai colleghi Sigurður
Óli ed Elínborg, mentre nell'ombra lo aiuta il suo ex capo, Marion Briem, ormai
in pensione. Gli indizi sono scarsi, le tracce confuse, tuttavia un elemento
decisivo emerge con forza: la scomparsa dell'uomo è collegata in qualche modo a
una rete spionistica del Patto di Varsavia, che operava ai tempi della Guerra
fredda, quando il territorio islandese era considerato strategico dal punto di
vista militare e ospitava una grande base NATO americana. Ma lo spettro del
comunismo si aggira ancora per l'Islanda? Per trovare la risposta, Erlendur
dovrà disseppellire rancori mai sopiti, ideologie tradite e amori
indimenticati. (da ibs.it)
domenica 9 novembre 2014
25 anni senza il Muro
Alla
data del 9 novembre 1989 avevo da poco iniziato la mia non
particolarmente brillante carriera di liceale, la mia squadra di calcio del
cuore si apprestava ad una stagione di illusoria rinascita che si sarebbe
conclusa con la vittoria della coppa Uefa, molti dei miei coetanei tormentavano
i genitori allo scopo di farsi regalare un motorino.
Oltre
ciò, quella sera vidi in televisione decine di migliaia di berlinesi
dell'Est che si arrampicavano su quel muro che li divideva dal
settore occidentale della loro città. Ufficialmente stavano andando in viaggio
all'Ovest, o almeno questo sarebbe dovuto essere lo scopo da dichiarare per
ottenere uno specifico permesso. Nei fatti, dato il numero di berlinesi che si
presentarono ai posti di blocco, considerata la confusione che si creò nella DDR
e nei suoi funzionari quel giorno, nessun controllo fu effettuato e così
tedeschi dell'Est e tedeschi dell'Ovest si incontrarono per festeggiare,
cantare e ubriacarsi insieme.
Il
9 novembre 1989 è quindi considerata la data della caduta del Muro,
sebbene ancora non fosse caduto un bel niente e solo dopo qualche giorno
sarebbe cominciata la compravendita di mattoni usati più lucrosa della storia,
come nel 2002 avrebbe detto Alex Kerner/Daniel Brüh, protagonista di “Good Bye Lenin!”
Pochi,
forse nessuno, in quegli anni avrebbero potuto prevedere una cosa del genere.
Certo il presidente Reagan disse al signor Gorbačëv di abbattere quel muro, ma
era sostanzialmente una sbruffonata da attore di Hollywood, molto lontana dal
romantico ed evocativo "Ich bin ein Berliner" di Kennedy. Quindi
si fu presi molto di sorpresa, ci si fece trovare impreparati ad un tale evento,
soprattutto impreparato era il compagno segretario Erich Honecker che
solo pochi mesi prima dichiarava che il Muro sarebbe rimasto per altri
cento anni.
25
anni cominciano ad essere parecchi e
quindi un ricordo, qualcosa di simile ad una celebrazione può essere
giustificabile. In fondo ero un bambino ed ora sono un padre. Sono rimasto un
pirla ma adesso porto la barba e posso fare il “figo” dicendo “io c'ero”, o
almeno “io ho visto!”.
Un
libro per ricordare il periodo storico che “giustificava” il Muro?
“Imperium”
di Ryszard Kapuscinski (Feltrinelli).
Si raccontano l’età di massima affermazione sovietica, il trionfo del
comunismo nell’Est Europa e poi il declino. Sessantamila chilometri di storia,
per un viaggio cominciato nel 1939 e concluso nel 1991.
Un
fumetto per ripercorrere la storia di Berlino nel novecento?
“Berlino
– Una Città divisa” di Marvano.
Trilogia
ambientata in epoche diverse e dedicata alla drammatica situazione berlinese
venutasi a creare in seguito alla sconfitta del Terzo Reich. 1943, 1945 e 1961,
tre anni chiave della storia di Berlino e, di riflesso, di quella del mondo
intero.
Un
romanzo per farsi un'idea del Muro e di Berlino prima della riunificazione?
“Il
Cielo Diviso” di Christa Wolf
(Edizioni E/O). La scrittrice che ha incarnato la figura di intellettuale
dell’Est racconta una storia d’amore. Quella fra Rita e Manfred, cresciuta,
vissuta e naufragata all’ombra del Muro, della Cortina di Ferro e dei grandi
eventi storici collegati.
Ma
soprattutto un film!
“Le
Vite degli altri”, di Florian
Henckel von Donnersmarck, vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero nel 2007.
La
vita quotidiana a Berlino Est negli anni ottanta, attraverso la vicenda
di un capitano della STASI, splendidamente ed intensamente interpretato
da Ulrich Muhe, incaricato di spiare lo scrittore Georg Dreyman (un
fascinoso e talentuoso Sebastian Koch) e la sua compagna Crista-Maria
Sieland (carnale e seducente prova di Martina Gedeck, da apprezzare
anche in ”La Banda Bader-Meinhof”). Un percorso di ripensamento e
riflessione sulla propria esistenza, sulla propria vita, da parte di chi, per
mestiere, si trova ad osservare la vita di altri. “Le vite degli altri”
è incalzante come un thriller, appassionato e doloroso come un dramma,
capace di mettere in scena il grigiore e la desolazione, la solitudine e
l’angoscia, la crudeltà fin troppo umana di personaggi più che credibili che
non solo per dovere, ma soprattutto per capriccio e tornaconto personale, sono
disposti e disponibili a rovinare l’esistenza di uomini e donne comuni, che
desiderano vivere la loro vita. Attori eccezionali, ricostruzioni accurate,
luoghi autentici opportunamente scelti e una efficace colonna sonora per
assistere a come le vite di uno scrittore e di una attrice contagiano lo squallore
e la crudeltà di un funzionario del temuto Ministero per la Sicurezza dello
Stato, la STASI appunto.
Ambientazione,
trama e suggestioni sono state riprese nell’albo numero 16, “Friedrichstrasse”,
della collana “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.
Insomma,
dopo quella data la fine della DDR si avvicinò sempre più velocemente,
inesorabilmente.
E dire che aveva l’inno nazionale più bello,
suggestivo ed evocativo che abbia mai ascoltato, con un testo ancora oggi
emozionante!
giovedì 16 gennaio 2014
Le Storie # 16 Friedrichstrasse
Con grande piacere accolgo il ritorno della coppia Bilotta
e Mosca nella serie “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.
Dopo l’intensa “Il lato oscuro della luna”, un vero
gioiello di poesia e umanità, Alessandro Bilotta alla sceneggiatura e Matteo
Mosca ai disegni ci regalano “Friedrichstrasse”, una storia
drammatica, da apprezzare per la capacità di suscitare sensazioni e offrire una
trama ricca ed intrigante dove non mancano colpi di scena e momenti
veramente emozionanti.
L’albo è dichiaratamente ispirato al bellissimo “Le
vite degli altri”, del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck,
un capolavoro di dramma e poesia, a livello visivo e di sceneggiatura.
Ambientazione e trama sono le stesse, ovvero la Germania Est patria del
socialismo e la pervasiva azione della STASI (Ministerium fűr
Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza dello Stato).
Quello che avvince e convince il lettore è la precisa
sceneggiatura, che si risolve in una storia con momenti intensi, dove il
senso del dramma e le emozioni suscitate vengono esaltate in una trama con
tratti polizieschi ed intimisti. Il “compagno capitano” Friedrich (suggestivo
il collegamento con la via da cui il titolo dell’albo) e la cantante “di
regime” Marlene Becker ci mostrano tutta la loro umanità, il loro
vissuto e le loro vite “ai tempi del Muro”, senza nasconderci anche gli abissi
ed i traumi che li hanno resi quello che sono e che poi li portano ad azioni e
scelte che il lettore scopre e osserva, impossibilitato a non entrarci dentro e
farsene conquistare.
Come detto non mancano colpi di scena ed eventi
imprevisti, ma tutto nella trama sapientemente disegnata ed ampiamente
valorizzata da tavole precise e rigorose, in grado di ricostruire interni ed
esterni in modo molto fedele e rispettoso della realtà, ma anche di
rappresentare turbamenti ed emozioni profondamente umane.
Sono molto sensibile a quel periodo storico e
mi lascio catturare da certe ambientazioni, per cui non nascondo di essermi
gustato l’albo per intero, dispiacendomi che non ci fosse qualche altra pagina
a disposizione di sceneggiatore e disegnatore, anche solo per prolungare il
piacere di una narrazione che coglie a piene mani dalle tecniche
cinematografiche, che ha riferimenti vari e vincenti (sia letterari che
di altro tipo) e che avrebbe anche potuto approfondire le psicologie di
altri personaggi (funzionari della STASI e familiari di Friedrich ad
esempio).
Una “scena” che mi ha particolarmente convinto ed
emozionato? Il tentativo di suicidio di Marlene, all’ultimo momento salvata da
chi aveva il compito di spiarla!
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