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sabato 9 novembre 2019

30 anni senza il Muro



La vita senza il Muro pone soprattutto questa domanda: riusciremo a vivere senza un nemico?
(Peter Schneider, in Dopo il muro, trad. Umberto Gandini, 1992)


lunedì 11 febbraio 2019

Citazioni Cinematografiche n.289

McNamara: Ecco il conto di quanto mi devi. Totale: 41.020 marchi o 10.225 dollari.  
Otto: Come? Sono un capitalista da appena tre ore e ho già un debito di 10.000 dollari?  
McNamara: È il segreto del nostro benessere! Tutti hanno debiti con tutti!

(McNamara/James Cagney e Otto/Horst Bucholz in "Uno, due, tre!", di Billy Wilder - 1961)



venerdì 9 settembre 2016

Un giorno di settembre



Un giorno di settembre, il mese azzurro,
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
C'era una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.
E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
Questo rammento: l'ho baciato un giorno.
Ed anche il bacio avrei dimenticato
Senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
Era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
Ma quella nuvola fiorì solo un istante
E quando riguardai sparì nel vento.

(Bertolt Brecht)




sabato 29 agosto 2015

Giallo, Noir & Thriller/25


Titolo: Un Corpo nel Lago
Autore: Arnaldur Indriđason
Traduttore: Cosimini Silvia
Editore: Guanda – 2009

Si può definire un libro con due storie: una è quella ambientata nel presente dove l’ormai familiare Erlendur è nuovamente alle prese con un caso tanto strano quanto apparentemente irrisolvibile, l’altra si svolge negli anni 60 a Lipsia, ovvero in quello che era uno dei centri più importanti a livello scientifico, di studio e ricerca nella DDR.
Forse non propriamente e solamente un giallo, anche se in fondo gli ingredienti ci sono e messi al posto giusto. Un vecchio omicidio scoperto per caso, una storia d'amore con tratti dolorosi, elementi di spionaggio da guerra fredda, resi con una scrittura meditata, lenta e allo stesso tempo intensa, che rende gli avvenimenti narrati credibili e coinvolgenti.
I flashback in anni “pre caduta del Muro” mi hanno intrigato molto, dato che sono sensibile ed affascinato da quella porzione di storia recente che stiamo dimenticando, senza averla studiata seriamente, quindi “Un corpo nel lago” non ha potuto non conquistarmi.
Indriđason riesce a trasmettere il dolore della perdita, il tormento di cercare risposte e spiegazioni che si sa bene non saranno sufficienti a consolare chi resta. Inoltre, elemento non secondario per la mia sensibilità, l’utilizzo di protagonisti giovani e idealisti e di altri cinici e calcolatori cattura con maestria il lettore, portandolo anche a conoscere il ruolo, per lo più sottovalutato, che la lontana Islanda ricoprì all’interno del braccio di ferro fra Est ed Ovest in Europa nella seconda metà del secolo scorso.




Uno scheletro spunta dalle acque del lago Kleifarvatn, a sud di Reykjavík, nel punto in cui il bacino si sta prosciugando per cause non chiarite e la sabbia rivela i suoi segreti. A trovarlo è una giovane idrologa addetta ai rilevamenti: la polizia, al telefono, inizialmente pensa a uno scherzo. Si tratta dei resti di un uomo, databili intorno agli anni Sessanta del Novecento. Lo scheletro è legato a uno strano apparecchio di fabbricazione sovietica, in apparenza una ricetrasmittente. Nel cranio c'è un foro, grande come una scatola di fiammiferi. Omicidio o suicidio? Delle indagini è incaricato il solitario e spigoloso agente Erlendur Sveinsson, che per ragioni personali è ossessionato dai casi di persone scomparse, soprattutto se ignorati dai più e lontani dai clamori della stampa. Come sempre, Erlendur è affiancato dai colleghi Sigurður Óli ed Elínborg, mentre nell'ombra lo aiuta il suo ex capo, Marion Briem, ormai in pensione. Gli indizi sono scarsi, le tracce confuse, tuttavia un elemento decisivo emerge con forza: la scomparsa dell'uomo è collegata in qualche modo a una rete spionistica del Patto di Varsavia, che operava ai tempi della Guerra fredda, quando il territorio islandese era considerato strategico dal punto di vista militare e ospitava una grande base NATO americana. Ma lo spettro del comunismo si aggira ancora per l'Islanda? Per trovare la risposta, Erlendur dovrà disseppellire rancori mai sopiti, ideologie tradite e amori indimenticati. (da ibs.it)

domenica 9 novembre 2014

25 anni senza il Muro


Alla data del 9 novembre 1989 avevo da poco iniziato la mia non particolarmente brillante carriera di liceale, la mia squadra di calcio del cuore si apprestava ad una stagione di illusoria rinascita che si sarebbe conclusa con la vittoria della coppa Uefa, molti dei miei coetanei tormentavano i genitori allo scopo di farsi regalare un motorino.

Oltre ciò, quella sera vidi in televisione decine di migliaia di berlinesi dell'Est che si arrampicavano su quel muro che li divideva dal settore occidentale della loro città. Ufficialmente stavano andando in viaggio all'Ovest, o almeno questo sarebbe dovuto essere lo scopo da dichiarare per ottenere uno specifico permesso. Nei fatti, dato il numero di berlinesi che si presentarono ai posti di blocco, considerata la confusione che si creò nella DDR e nei suoi funzionari quel giorno, nessun controllo fu effettuato e così tedeschi dell'Est e tedeschi dell'Ovest si incontrarono per festeggiare, cantare e ubriacarsi insieme.

Il 9 novembre 1989 è quindi considerata la data della caduta del Muro, sebbene ancora non fosse caduto un bel niente e solo dopo qualche giorno sarebbe cominciata la compravendita di mattoni usati più lucrosa della storia, come nel 2002 avrebbe detto Alex Kerner/Daniel Brüh, protagonista di “Good Bye Lenin!”


Pochi, forse nessuno, in quegli anni avrebbero potuto prevedere una cosa del genere. Certo il presidente Reagan disse al signor Gorbačëv di abbattere quel muro, ma era sostanzialmente una sbruffonata da attore di Hollywood, molto lontana dal romantico ed evocativo "Ich bin ein Berliner" di Kennedy. Quindi si fu presi molto di sorpresa, ci si fece trovare impreparati ad un tale evento, soprattutto impreparato era il compagno segretario Erich Honecker che solo pochi mesi prima dichiarava che il Muro sarebbe rimasto per altri cento anni.

25 anni cominciano ad essere parecchi e quindi un ricordo, qualcosa di simile ad una celebrazione può essere giustificabile. In fondo ero un bambino ed ora sono un padre. Sono rimasto un pirla ma adesso porto la barba e posso fare il “figo” dicendo “io c'ero”, o almeno “io ho visto!”.

Un libro per ricordare il periodo storico che “giustificava” il Muro?
“Imperium” di Ryszard Kapuscinski (Feltrinelli). Si raccontano l’età di massima affermazione sovietica, il trionfo del comunismo nell’Est Europa e poi il declino. Sessantamila chilometri di storia, per un viaggio cominciato nel 1939 e concluso nel 1991.

Un fumetto per ripercorrere la storia di Berlino nel novecento?
“Berlino – Una Città divisa” di Marvano. Trilogia ambientata in epoche diverse e dedicata alla drammatica situazione berlinese venutasi a creare in seguito alla sconfitta del Terzo Reich. 1943, 1945 e 1961, tre anni chiave della storia di Berlino e, di riflesso, di quella del mondo intero.

Un romanzo per farsi un'idea del Muro e di Berlino prima della riunificazione?
“Il Cielo Diviso” di Christa Wolf (Edizioni E/O). La scrittrice che ha incarnato la figura di intellettuale dell’Est racconta una storia d’amore. Quella fra Rita e Manfred, cresciuta, vissuta e naufragata all’ombra del Muro, della Cortina di Ferro e dei grandi eventi storici collegati.

Ma soprattutto un film!
“Le Vite degli altri”, di Florian Henckel von Donnersmarck, vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero nel 2007.
La vita quotidiana a Berlino Est negli anni ottanta, attraverso la vicenda di un capitano della STASI, splendidamente ed intensamente interpretato da Ulrich Muhe, incaricato di spiare lo scrittore Georg Dreyman (un fascinoso e talentuoso Sebastian Koch) e la sua compagna Crista-Maria Sieland (carnale e seducente prova di Martina Gedeck, da apprezzare anche in ”La Banda Bader-Meinhof”). Un percorso di ripensamento e riflessione sulla propria esistenza, sulla propria vita, da parte di chi, per mestiere, si trova ad osservare la vita di altri. “Le vite degli altri” è incalzante come un thriller, appassionato e doloroso come un dramma, capace di mettere in scena il grigiore e la desolazione, la solitudine e l’angoscia, la crudeltà fin troppo umana di personaggi più che credibili che non solo per dovere, ma soprattutto per capriccio e tornaconto personale, sono disposti e disponibili a rovinare l’esistenza di uomini e donne comuni, che desiderano vivere la loro vita. Attori eccezionali, ricostruzioni accurate, luoghi autentici opportunamente scelti e una efficace colonna sonora per assistere a come le vite di uno scrittore e di una attrice contagiano lo squallore e la crudeltà di un funzionario del temuto Ministero per la Sicurezza dello Stato, la STASI appunto.

Ambientazione, trama e suggestioni sono state riprese nell’albo numero 16, “Friedrichstrasse”, della collana “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.

Insomma, dopo quella data la fine della DDR si avvicinò sempre più velocemente, inesorabilmente.
E dire che aveva l’inno nazionale più bello, suggestivo ed evocativo che abbia mai ascoltato, con un testo ancora oggi emozionante!


giovedì 16 gennaio 2014

Le Storie # 16 Friedrichstrasse


Con grande piacere accolgo il ritorno della coppia Bilotta e Mosca nella serie “Le Storie” della Sergio Bonelli Editore.



Dopo l’intensa “Il lato oscuro della luna”, un vero gioiello di poesia e umanità, Alessandro Bilotta alla sceneggiatura e Matteo Mosca ai disegni ci regalano “Friedrichstrasse”, una storia drammatica, da apprezzare per la capacità di suscitare sensazioni e offrire una trama ricca ed intrigante dove non mancano colpi di scena e momenti veramente emozionanti.



L’albo è dichiaratamente ispirato al bellissimo “Le vite degli altri”, del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, un capolavoro di dramma e poesia, a livello visivo e di sceneggiatura. Ambientazione e trama sono le stesse, ovvero la Germania Est patria del socialismo e la pervasiva azione della STASI (Ministerium fűr Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza dello Stato).



Quello che avvince e convince il lettore è la precisa sceneggiatura, che si risolve in una storia con momenti intensi, dove il senso del dramma e le emozioni suscitate vengono esaltate in una trama con tratti polizieschi ed intimisti. Il “compagno capitano” Friedrich (suggestivo il collegamento con la via da cui il titolo dell’albo) e la cantante “di regime” Marlene Becker ci mostrano tutta la loro umanità, il loro vissuto e le loro vite “ai tempi del Muro”, senza nasconderci anche gli abissi ed i traumi che li hanno resi quello che sono e che poi li portano ad azioni e scelte che il lettore scopre e osserva, impossibilitato a non entrarci dentro e farsene conquistare.



Come detto non mancano colpi di scena ed eventi imprevisti, ma tutto nella trama sapientemente disegnata ed ampiamente valorizzata da tavole precise e rigorose, in grado di ricostruire interni ed esterni in modo molto fedele e rispettoso della realtà, ma anche di rappresentare turbamenti ed emozioni profondamente umane.


Sono molto sensibile a quel periodo storico e mi lascio catturare da certe ambientazioni, per cui non nascondo di essermi gustato l’albo per intero, dispiacendomi che non ci fosse qualche altra pagina a disposizione di sceneggiatore e disegnatore, anche solo per prolungare il piacere di una narrazione che coglie a piene mani dalle tecniche cinematografiche, che ha riferimenti vari e vincenti (sia letterari che di altro tipo) e che avrebbe anche potuto approfondire le psicologie di altri personaggi (funzionari della STASI e familiari di Friedrich ad esempio).



Una “scena” che mi ha particolarmente convinto ed emozionato? Il tentativo di suicidio di Marlene, all’ultimo momento salvata da chi aveva il compito di spiarla!