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lunedì 18 dicembre 2023

Citazioni Cinematografiche n.542

 

Gli alberi hanno una vita segreta, che si rivela solo a coloro che sono pronti a salirci.
(Reinaldo Arenas/Javier Bardem in “Prima che sia notte”, di Julian Schnabel -2000)




lunedì 21 febbraio 2022

Citazioni Cinematografiche n.447

Tamsin: Hai mai letto Nietzsche?

Mona: Chi?

Tamsin: Nietzsche. È stato un grande filosofo del nichilismo. Egli pensava che a questo mondo nascono persone destinate a primeggiare sugli altri, anzi a imporsi sui comuni mortali. E se questi dovessero soffrire per causa loro, non ha importanza, ciò che conta è la loro superiorità. Come in Shakespeare e in Wagner. Se Nietzsche avesse sentito tuo fratello, l'avrebbe fatto impiccare. Quel suo farneticare su Dio! Dio è morto. Dio è morto, è solo questa la realtà.

Mona: Sì, ma non per tutti.

(Tamsin/Emily Blunt e Mona/Natalie Press in “My Summer of Love”, di Paweł Pawlikowski - 2004)




lunedì 2 agosto 2021

Citazioni Cinematogtrafiche n.418

Carol: Che strana ragazza è lei.
Therese: Perché?
Carol: Piovuta dallo spazio.

(Carol Aird/Cate Blanchett e Therese Belivet/Rooney Mara in "Carol", di Todd Haynes - 2015)



 

lunedì 10 agosto 2020

Citazioni Cinematografiche n.367

Io mi ricordo che c'era una clessidra come questa... in casa di mio padre. La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che all'inizio sembra che il livello della parte superiore non debba cambiare mai. Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine. Ma prima di allora ci vuole tanto... che non vale la pena di pensarci. Poi all'ultimo momento, quando non c'è più tempo, ci si accorge che è troppo tardi... ci si accorge che è troppo tardi per pensarci... 
(Gustav von Aschenbach/Dirk Bogarde in "Morte a Venezia", di Luchino Visconti - 1971)







lunedì 16 marzo 2020

Citazioni Cinematografiche n.346

Quando meno te lo aspetti la natura ha astuti metodi per scovare il nostro punto debole. Ricordati che sono qui. Adesso magari non vuoi provare niente. Magari non vorrai mai provare niente. E sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose, però... prova qualcosa, perché l'hai già provata. Senti, avete avuto una splendida amicizia. Forse più di un'amicizia. E io t’invidio. Al mio posto, un padre spererebbe che tutto questo svanisse, pregherebbe che il figlio cadesse in piedi. Ma io non sono quel tipo di padre. Strappiamo via così tanto di noi stessi per guarire in fretta dalle ferite, che finiamo in bancarotta a trent'anni e abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova. Ma forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa, che spreco! Ho parlato a sproposito? Allora dico solo un'altra cosa per chiarire meglio. Forse ci sono andato vicino, ma non ho mai avuto una cosa così. Qualcosa mi ha sempre frenato prima. Si è messa di mezzo. Come vivrai saranno affari tuoi,però ricordati: il cuore e il corpo ci vengono dati soltanto una volta. E in men che non si dica, il tuo cuore è consumato, e -quanto al tuo corpo- a un certo punto nessuno più lo guarda, né ancora meno ci si avvicina. Tu, adesso, senti tristezza. Dolore. Non ucciderli, al pari della gioia che hai provato. 
(Mr. Perlman/Michael Stuhlbarg in "Chiamami col tuo nome", di Luca Guadagnino - 2017) 



lunedì 2 settembre 2019

Citazioni Cinematografiche n.318

Ennis Del Mar: Sì, possiamo vederci una volta ogni tanto in qualche posto fuori mano, ma...  
Jack Twist: Una volta ogni tanto? Che cazzo, ogni quattro anni?  
Ennis Del Mar: Jack, anche se è dura da accettare dammi retta, fattene una ragione.  
Jack Twist: E quanto può durare?  
Ennis Del Mar: Finché riusciamo a restare in sella... E per noi non ci sono redini.

(Ennis Del Mar/Heath Ledger e Jack Twist/Jake Gyllenhaal in "I Segreti di Brokeback Mountain", di Ang Lee - 2005) 



venerdì 15 febbraio 2019

Giallo, Noir & Thriller/64




Titolo: Orient
Autore: Christopher Bollen
Traduttore: Daniela Guglielmino
Editore: Bollati Boringhieri - 2018

Ci sono libri che riescono ad andare oltre il genere nel quale vengono inseriti per divenire letteratura a tutto tondo, guadagnandosi così un posto oltre le caselle e le classifiche e raggiungere lettori diversi e di gusti differenti.
Orient di Christopher Bollen rientra in questa casistica e quindi mi viene spontaneo segnalarlo come un romanzo che meriti di essere considerato come prossima lettura, valutandolo una buona alternativa ai gialli polizieschi, un degno competitore dei thriller d'azione e una valida opzione per chi desideri atmosfere dense di mistero, un po' di movimento e una buona dose di analisi dei personaggi e del contesto. Bollen riesce a fare una apprezzabile summa di tutto questo, aggiungendovi una mescolanza di gusto europeo e di carattere nordamericano, come in fondo sono i caratteri descritti e la zona in cui tutto si svolge. All'estrema punta dello stato di New York, nel Noth Folk di Long Island, vive ad Orient una comunità che vive da decenni affacciata sul braccio di mare che separa l'isola dal Connecticut.


Presso questa comunità, a suo modo esempio di una Nazione, giunge un estraneo, un “diverso”. In realtà non sarebbe l'unico, ma questo ragazzo funge, in qualche modo, da calamita e da catalizzatore, per le dinamiche e le vicende locali, che si dipanano come in un grande thriller, che sa essere al contempo un'opera letteraria dove vengono offerti introspezione, analisi sociale e psicologica, azione e suspense, in un equilibrio tanto raro quanto mirabile.

La scrittura è curata e regala momenti di acutezza letteraria e finezza di composizione, grazie anche ad una traduzione che riesce a rendere giustizia di uno stile e del suo esprimersi, di un'ambientazione che non è solo fisico-geografica ma anche psico-sociale ed emotiva. L'Oriente non esclusivamente come collocazione nello spazio, bensì allo stesso tempo l’est americano, l’esotico, così come l’orientamento temporale, l’orientamento sessuale a cui si aggiunge il disorientamento delle percezioni mentali. 

 

Descrivendo con estrema accuratezza paesaggio, personaggi e contesto, Bollen conquista il lettore e gli regala una grande opera in cui trovano spazio sia i temi classici dei giallo-thriller (violenza, morte e indagini comprese) che alcuni dei temi rilevanti della società americana odierna, quali la ricerca della realizzazione personale, l'arricchimento o la difesa del proprio status, la gentrificazione, l'arte, l'omosessualità e la paura del diverso e dello “straniero”, il matrimonio, il divorzio, la tutela ambientale, l'avidità. 


Orient, sulla punta del North Fork di Long Island, affacciata sul braccio di mare che separa l’isola dal Connecticut. Meno famosa del South Fork, quella degli Hamptons, con relativi magnati dello show business newyorchese, attori e scrittori famosi. In questo paradiso marittimo dei falchi di mare, dei pescatori e delle fi oriture selvagge, abitato dalle stesse famiglie da molte generazioni, arriva un giorno da New York Mills, un «drifter», un vagabondo, ex tossicodipendente, ex bambino abbandonato, passato da un affido all’altro. Ospite, in cambio di lavoro, di un signore che possiede una bella casa di famiglia da sgombrare e ristrutturare dopo la morte della madre, Mills viene accolto da subito con molta diffidenza nella comunità locale, tanto più che, dopo il suo arrivo, uno per volta, si cominciano a rinvenire numerosi corpi senza vita. (da ibs.it)

lunedì 19 novembre 2018

Citazioni Cinematografiche n.277

Dr. Holloran: Come mai non siete vestito elegante?
Nobbs: Sono un cameriere.
Dr. Holloran: E io un medico, siamo entrambi travestiti da ciò che in realtà siamo... una bella maschera.

(Dr. Holloran/Brendan Gleeson e Albert Nobbs/Glenn Close in "Albert Nobbs", di Rodrigo Garcìa - 2011) 





sabato 9 gennaio 2016

Caramel (2007)

Un contributo breve per consigliare la visione di un film.

Anni fa mi capitava abbastanza spesso di ascoltare ragazze e giovani donne parlare di film che vedevano al cinema o in TV. A seconda dei caratteri e caratteristiche di queste, percepivo entusiasmo o viceversa disappunto per i caratteri femminili presentati.

Notavo inoltre che le reazioni si alternavano, o addirittura si scambiavano “di posizione”, fra diversi film. Ovvero: nei film in cui venivano presentate protagoniste femminili “à la page” ma poco incisive, una parte delle ragazze dialoganti ne veniva esaltata, un’altra esprimeva perplessità. Di contro, in film in cui le donne protagoniste erano, a mio parere, maggiormente interessanti e meglio sviluppate, evitando strizzatine d’occhio alle mode del momento, le stesse che prima esprimevano apprezzamenti si trovavano a pronunciare frasi di disappunto, lasciando lo spazio per gli elogi al loro contraltare che in precedenza manifestava perplessità su altri film.

Insomma, per godere di una buona visione e di protagoniste femminili simpatiche, accattivanti e ben presentate, consiglio di vedere “Caramel”, di Nadine Labaki (2007).



Cinque donne libanesi in un salone di bellezza a Beirut, fra confessioni, problemi sentimentali, ansia per il futuro, progetti e sogni in bilico fra ottimismo e rassegnazione, commedia e visione amara di una realtà comunque difficile.


Mi piace la finezza narrativa e di costruzione delle diverse storie che si uniscono in un unico racconto che è molto più che corale, che concede al gusto per le soap opera ma con astuzie registiche, accorgimenti recitativi e di sceneggiatura di buon livello. Potrebbe piacere ai fan del primo, vivace, periodo di Almodovar, al quale solo apparentemente si avvicina, per presentare invece una sua convincente originalità. L’intensità dei colori, come se si potessero percepire odori, essenze e calore, fa la sua parte.


Un film di donne, che rende giustizia alle donne, consigliabile per gli uomini.


sabato 4 luglio 2015

Sovvertimento dei sensi


Titolo: Sovvertimento dei sensi
Autore: Stefan Zweig
Traduttore: Berta Burgio Ahrens
Editore: Garzanti - 2015

"Del più gran segreto del mio sviluppo spirituale il libro non dice una parola: per ciò mi misi a sorridere. Tutto vi è detto bene, ma l'essenziale manca. Mi descrive, ma non mi spiega. Parla di me, ma non mi rivela. L'accurato registro contiene duecento nomi: ma ne manca uno, quello da cui ebbe vita l'impulso creativo, il nome di chi determinò il mio destino e che adesso mi richiama con forza alla mia gioventù. Di tutto fu detto, eccetto che di chi mi diede la parola e attraverso il cui fiato io parlo: e mi sentirei colpevole se vigliaccamente continuassi a tacere".

Torno a proporre un’opera di Stefan Zweig, autore che credo possa ambire ad occupare un po’ di spazio nel mio cuore, o comunque nei miei pensieri.

Il suo stile elegante, a tratti “alto”, in questo “Sovvertimento dei sensi” reso ancora più affascinante dall’impegno di Berta Burgio Ahrens nella traduzione, mi soddisfa e mi raggiunge per donarmi appagamento e allo stesso tempo lasciarmi con il desiderio di gustare altre pagine, così dense e coinvolgenti. In merito alla scrittura mi permetto di aggiungere che la scelta di una certa cura nel tradurre un autore raffinato come Zweig, con momenti narrativi al limite del solenne ma che possono essere resi “alla portata” di tutti senza tradirne l’essenza, può consentire di rendere maggiormente fruibili le sue opere, anche all’attuale popolo di lettori e aspiranti, auspicabili tali.

Stefan Zweig riesce a basare la sua narrazione unicamente sul vissuto del protagonista, del cui monologo il romanzo è costituito, creando un coinvolgente ritmo narrativo, che pone il lettore ad assorbire una serie di eventi e dinamiche intime e private dei personaggi presentati.
I “fatti” e gli avvenimenti passano ad un certo punto in secondo piano, per lasciare l’onore della ribalta alle reazioni emotive ed alle esperienze e vicende psicologiche che quegli stessi fatti ed avvenimenti hanno generato nella profonda umanità ed individualità di chi si trova a viverle.

A conti fatti ci si trova di fronte ad un breve romanzo di formazione, nella tradizione del Bildungsroman di liceale memoria, dove Zweig, abilmente e finemente, riesce a proporre il tema del desiderio e dell’amore, dell’impossibile convivenza fra passione e morale, con al centro l’incontro di un giovane studente con un appassionato professore di letteratura. L’omosessualità doveva essere una questione delicata da proporre alla metà degli anni 20 del novecento, per cui la mia ammirazione aumenta, soprattutto per la maestria nel presentare e analizzare desiderio, conflitto, turbamento e senso di colpa che compongono una ardente passione, dotata di irreprimibile e a tratti oscura forza.

Mi sono immaginato quale ambientazione una città come Heidelberg, sede della più antica università tedesca

Nella Berlino di inizio Novecento, il giovane Roland de D. vive perso in un turbine di dissoluzione e oblio. Fino a quando suo padre decide di iscriverlo alla piccola università di una sonnolenta città di provincia. Qui Roland si appassiona alle lezioni di un rispettabile e affascinante professore di letteratura. Il professore accoglie benevolmente il giovane e tra i due si sviluppa un rapporto intimo e amichevole, ma anche profondamente contraddittorio, sconvolto dagli improvvisi cambi d'umore del professore che sempre più spesso ripudia il giovane protetto. Roland è disorientato, non comprende il motivo di questa "confusione dei sentimenti" che, presto, diventa un doloroso tormento interiore. Ne capirà il motivo solo all'indomani di una sconcertante rivelazione del suo mentore. (da ibs.it)