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sabato 13 luglio 2019

Internet, social network, ignoranza, intolleranza


Quando, poco più di 20 anni fa, anche per me ed altri a me vicini iniziò la rivoluzione del web, principalmente grazie alle sale attrezzate nei laboratori universitari, ingenuamente buona parte di noi credette (e cedette) all'illusione di un nuovo modo di conoscere, sapere, trasmettere e condividere. La promessa di una conoscenza più diffusa, più “libera”, qualunque cosa potesse significare, anche se per noi sembrava chiaro. Una possibilità di informarsi ed informare, di farsi un'idea, anche di studiare e farsi conoscere. Perché no, anche l'ideale di una controinformazione, che si opponesse ai canali tradizionali o anche solo dialogasse in modo “battagliero” con la cultura dominante. Il miraggio di una base, di una strada per diffondere nomi, fatti, dati, ragionamenti, riflessioni e spunti che divenissero sapere controegemonico.
Chissà se eravamo solamente ingenui oppure troppo accademici, a nostro modo nuovi illuministi che credevano che quello strumento, il web, avrebbe portato solo cose buone e positive, tanto da elevarci ed elevare tutto e tutti ad una inedita ed entusiasmante dimensione, di conoscenza e di condiviso progresso verso nuovi orizzonti culturali e sociali. All'inizio sembrava effettivamente così, o almeno pensavamo lo fosse, anche perché alle prese con i movimenti “no-new global”, le tesi universitarie, i confronti su Noam Chomsky, Naomi Klein e la voglia di progresso e di crescita sostenibile, di condivisione di file musicali, di video e testi al di fuori delle “gabbie” commerciali. Si potevano leggere ed ascoltare contributi di studiosi, scienziati, storici, scrittori, professori ed altre importanti personalità, anche solo per il gusto di poterne poi discutere insieme e litigare con cognizione di causa, soprattutto sapendo il più possibile di cosa si parlasse.


Già cominciavano a sorgerci dubbi e perplessità quando ci rendemmo conto che spesso il web era pieno e prodigo di altro, sotto forma di pubblicità varie, notizie inventate, inviti a partecipare a “catene di messaggi” e milioni di foto di gattini in bottiglia ed altre bestie. La cosa, almeno dal punto di vista di chi scrive, ha preso una tragica e grottesca deriva con la diffusione degli smartphone e la disponibilità dei vari social network.
In buona sostanza, allo stato attuale, Internet ed i social network, in modo tanto repentino quanto sospettosamente sfruttato, sono riusciti a sovvertire la nostra visione di allora. Hanno tolto gran parte della loro autorità a coloro che una volta erano considerati degni di essere letti ed ascoltati, tragicamente prendendo solo il lato più negativo di una possibile rivoluzione, ovvero gettare tutto quello che anche solo aveva parvenza di accademico, di elevato, di imposto dall'alto. Ora i cosiddetti esperti, anche e soprattutto quelli che lo sono veramente in virtù di studi, ricerche ed impegno culturale e di conoscenza, non vengono più ascoltati, anzi denigrati. Internet ed i social network hanno promosso e reso più visibili i non esperti, i colpevoli ignoranti potremmo dire, quelli che sfoggiano e si fanno onore del loro anti-intellettualismo, del loro essere vicini alla “gente comune”. Come se l'ignoranza e l'incompetenza fossero una virtù, persino un punto di forza, una privilegiata condizione socio-politica. Questa spietata critica della competenza, condita di “questo lo dice lei”, “ma dove sta scritto”, “non è necessario essere laureati per...” e così via, ha avuto conseguenze nel migliore dei casi ambigue, quando non drammatiche e pericolose, poiché ha aperto la via all'ignoranza e all'intolleranza. Ignoranza ed intolleranza di successo, considerando lo spazio ad esse dedicato, le ospitate in televisione, le foto sui giornali, nonché le dichiarazioni e comportamenti di certi ministri e sottosegretari attualmente in carica.
Insomma la critica della competenza ha innalzato a merito e vanto l'incompetenza, l'ignoranza e l'intolleranza, propagate e diffuse attraverso internet ed i social network, che si sono rivelati strumenti delicati e vengono usati in modo opposto dal fornire una base ed una possibilità per il sapere, il conoscere, la diffusione del metodo scientifico ed il progresso collettivo e condiviso.

venerdì 18 gennaio 2019

La comodità e l'arroganza dell'ignoranza

L'ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”
(Charles Darwin – L'Origine dell'Uomo)

Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”
(Bertrand Russel)

"Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”
(William Shakespeare – Come vi pare)


Sapete chi sono Dunning e Kruger? No, niente a che fare con la nazionale di sci austriaca, tanto meno con il Bayern Monaco od il processo di Norimberga, poiché David Dunning e Justin Kruger sono due psicologi della Cornell University. A loro si devono una serie di studi che hanno portato alla formulazione di quello che viene studiato e ricordato come l'Effetto Dunning-Kruger.

Nel 1999 i due studiosi fecero una serie di esperimenti sociali, che li portarono a formulare, all'interno dell'articolo “Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments” una serie di ipotesi, procedimenti e risultati che generarono la definizione del Dunning-Kruger Effect, ovvero una forma di distorsione cognitiva.
Viene definita come il fatto che “le persone traggono conclusioni errate e fanno scelte sbagliate ma la loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva di realizzarlo. Gli incompetenti di conseguenza soffrono di superiorità illusoria, considerando le loro competenze superiori alla media, molto più di quanto non siano in realtà. Per contrasto le persone molto competenti sottovalutano le loro capacità, e soffrono di inferiorità illusoria. Questo causa una situazione viziosa, in cui le persone incompetenti si considerano molto superiori alle persone veramente competenti. Il fenomeno spiega anche perché la competenza vera possa indebolire la fiducia in se stessi, in quanto le persone competenti presumono sbagliando che gli altri abbiano un livello di comprensione e abilità almeno equivalente alle loro. Se ne desume che la distorsione cognitiva degli incompetenti deriva da un errore di valutazione su se stessi, mentre la distorsione cognitiva dei competenti deriva da un giudizio errato sugli altri”.


In buona sostanza i ricercatori ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte:
  • tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;
  • non si renderebbero conto dell'effettiva capacità degli altri;
  • non si renderebbero conto della propria inadeguatezza.

Ovvero: più uno non sa niente di un argomento, non ha vere capacità, più crede di saperla lunga. Secondo Dunning e Kruger gli incompetenti hanno questa doppia fregatura: l’abilità necessaria per riuscire bene in una attività è di fatto identica a quella necessaria per valutare i risultati. Quindi gli ignoranti, gli incompetenti tendono a non riconoscere la reale competenza altrui e sono più superbi, sovrastimando le loro poche conoscenze e loro insufficienti abilità. Quindi si sentono migliori anche di quelli che sono competenti ed hanno adeguate conoscenze e competenze su un determinato argomento o materia. Questi individui tendono a dimenticare, sottovalutare o, anche peggio, negare il fatto che sia necessario saper fare bene qualcosa per essere in grado di giudicare come la fanno gli altri. La stessa ragione, in fondo, per cui gli studenti non hanno la facoltà di darsi da soli i voti agli esami.

Quindi gli incompetenti, secondo quanto ipotizzato e provato tramite esperimenti, prove e verifiche (ovvero secondo il metodo scientifico applicato agli studi psico-sociali) da Dunning e Kruger, non giudicano la propria abilità in base all’effettivo confronto dei risultati a lungo termine con quelli del resto delle persone. Al contrario, partono con una idea preconcetta, ed in gran parte dei casi infondata, sul proprio grado di preparazione (“sono bravissimo”) e tendono a cercare conferme (inesistenti) nei risultati. 

 
Se tutto ciò rimanesse confinato in un campus studentesco, o in dispute fra amici e colleghi, i risultati e gli effetti potrebbero essere trascurabili o facilmente rimediabili. Ma se l’effetto Dunning-Kruger si verifica e si propaga in vari ambiti pubblici e/o privati, specie se in grande scala, gli effetti rischiano di essere drammatici. Magari ci si limita a qualcuno che si convince di poter essere un ottimo selezionatore della Nazionale di calcio italiana. Che cosa ci vuole? So io chi e come farli giocare! (barbieri, tassisti e baristi ne sono un chiaro esempio). Poi magari si passa a qualcuno che cova ambizioni maggiori, tipo risolvere il problema del traffico nella propria città, o proporre un innovativo ed allo stesso tempo efficace metodo per smaltire l'immondizia, o produrre energia economica e pulita senza sforzo e così via. Che incompetenti i politici, gli scienziati e gli studiosi! So io cosa fare! Quante volte l'abbiamo sentito dire, o magari noi stessi l'abbiamo detto.


Poi magari un gruppo di questi individui si incontra, per caso o per destino, e si fa prendere la mano. Accade che ci prendono gusto, si fanno forza (?) l'uno con l'altro, si complimentano vicendevolmente per le loro pensate e la loro sicurezza (anche detta arroganza), quindi si organizzano, formano una rete, fanno proseliti e trovano supporto. Supporto a qualunque argomento sballato scaturito dalla propria incompetenza, così che quella rete diventa sempre più grande, tutti questi incompetenti riuniti finiscono per crederci veramente, si convincono e sostengono a vicenda. Ed in questa dinamica si radicalizzano, rafforzandosi nell'idea che chi non la pensa come loro è in malafede, è corrotto, è al soldo di qualche oscuro potere, e che le evidenze contrarie sono fabbricate, manipolate da misteriosi gruppi di interesse. Magari potrebbero arrivare a mettere in dubbio l'utilità e l'azione dei vaccini, contestare decenni di studi in campo medico e le consolidate profilassi per evitare malattie e disturbi. Oppure si convincono che oscuri Poteri Forti tramano per impedire all'Italia di svilupparsi in campo economico, che chiunque abbia amministrato o governato le città, le Regioni, lo Stato, abbia amministrato la Giustizia o diretto Enti Pubblici e Privati sia un corrotto, un ladro, un mero esecutore di ordini e direttive emanate da oscure entità od eminenze grigie.

Addirittura un tale gruppo di ignoranti, incompetenti, arroganti, a digiuno pressoché totale di educazione civica e senza alcuna reale base di procedure amministrative e privi di conoscenze in tema di Costituzione della Repubblica, filosofia politica, riflessione sui principi del vivere civile e dell'agire democratico e analisi sociale, arriva a pensare di essere in grado di governare una Nazione come l'Italia. Ovvero di svolgere il compito di Ministri, Presidenti della Camera e del Senato, occupandosi di Politiche del Lavoro, di Opere Pubbliche, di Sanità e così via.
Sembra effettivamente assurdo, uno scenario da incubo, ammetterete, specie se tale gruppo, nell'esercizio del Potere, si accorda con un altro gruppo che, con maggiore perversa consapevolezza, agisce con fini evidenti per assecondarli e poi soverchiarli allo scopo di mettere in atto politiche ed azioni antidemocratiche, illiberali, misogine, xenofobe e tutto il repertorio di quella gentaglia.


Ma, sempre Dunning e Kruger, ci dicono che “gli incompetenti possono aumentare la propria consapevolezza sulla loro scarsa abilità, ma ciò avviene paradossalmente solo aumentando la propria competenza (le capacità metacognitive crescono insieme, parallelamente, alla capacità di avere una performance sempre migliore)”. Ovvero se un individuo comincia a studiare, se impara qualcosa su un argomento, se prova sul serio a cimentarsi in un’attività, finisce per rivedere le proprie valutazioni iniziali. Fino al punto di diventare più critico verso se stesso, quindi si mette in discussione e magari si rende conto di quanto si fosse sbagliato, di quanti danni ha direttamente o indirettamente provocato e cerca di rimediare. Francamente non ho molta fiducia nel gruppo a cui ho, chiaramente, fatto riferimento, ma forse potrebbe accadere.
Comunque non sono abbastanza competente per esserne certo.






giovedì 20 dicembre 2018

Il Governo dell'Onestà

Solo poche settimane fa parlavo con un simpatizzante del M5S che si diceva entusiasta del fatto che di lì a breve il Governo avrebbe approvato il Ddl Anticorruzione. Sosteneva che sarebbe stato l'ulteriore prova della efficacia e onestà dell'esecutivo M5S-Lega. Ovviamente tralasciava, nella sua considerazione, quanto contenuto fra le righe del decreto che, riferendosi al ponte Morandi di Genova, permetteva, di fatto, un condono edilizio e legittimava l'inquinamento ambientale. Ma tant'è, il suo entusiasmo era tale da risultare quasi contagioso.
Oggi, con il Ddl compilato, oltre alla condivisibile (per carità!) stretta sui corrotti, noto come si facciano passare due norme con una loro perversa specificità: una consente agli enti locali di assegnare direttamente lavori e servizi ad imprese e soggetti, senza necessità di indire gare d'appalto, fino al limite di un importo di 200.000 euro; l'altra dichiara non necessario presentare certificazione antimafia, ovvero prova che imprese e soggetti non siano mafiosi o connessi con le mafie, per servizi e lavori in affido fino al limite di 150.000 euro.
Magari esagero, ma a me pare evidente quanto questo sia un regalo, o quantomeno un grande favore al malaffare, alla criminalità organizzata, alle Mafie. Questo da un Governo che per bocca del suo Ministro dell'Interno, nonché Vice Presidente del Consiglio e del suo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sosteneva che avrebbe sconfitto le Mafie in pochi mesi, al massimo in pochi anni!


giovedì 22 novembre 2018

Voi che li avete votati...














Voi che li avete votati:

Avete votato per la salvaguardia dell'ambiente, vi trovate con un decreto che consente di innalzare i limiti degli idrocarburi contenuti nell'opera di smaltimento dei fanghi in agricoltura;

Avete votato per l'onestà, vi trovate con un decreto che consente agli evasori fiscali di farla franca (anche se non lo si può chiamare condono);

Avete votato per la legalità; vi trovate con un decreto che sana gli abusi edilizi, anche quelli che contribuiscono al dissesto idrogeologico (anche questo non possiamo chiamarlo condono, sebbene gli effetti siano gli stessi);

Avete votato per una politica contro le mafie; vi trovate con una riscrittura delle leggi che di fatto facilita ai mafiosi, attraverso dei prestanome, di tornare in possesso dei beni loro sequestrati;

Avete votato per i diritti civili ed i diritti umani; vi trovate come Presidente della Commissione Diritti Umani una come Stefania Pucciarelli, che nel 2012, commentando la notizia di un cittadino che aveva sparato a un gruppo di Rom, scrisse che, considerata l’entità del risarcimento, avrebbe dovuto prendere meglio la mira, nel settembre dello stesso anno criticò l’adozione da parte delle coppie gay, sostenendo che fosse una pratica contro natura, nel 2017 mise like a un post che parlava di forni crematori per gli stranieri;

Avete votato per diminuire le differenze fra Nord e Sud; vi trovate con la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio, ovvero che le lauree non avranno più lo stesso valore, ma in tutti i concorsi (anche pubblici) diventerà legale discriminare gli Atenei (provate ad immaginare quali saranno considerati, anche arbitrariamente, di eccellenza e quali no);

Avete votato perché il merito fosse più forte delle raccomandazioni e delle amicizie; vi trovate con ministri, sottosegretari, collaboratori e portavoce incompetenti, ignoranti ed arroganti, investiti di un ruolo solo in virtù di essere fedeli e sodali di Di Maio, Casaleggio e gli altri della cricca;

Avete votato per la certezza delle condanne e la Giustizia certa, vi trovate con il Ministro della Giustizia e l'intero Governo che sono convinti che i processi, in Italia, durino troppo solo a causa della prescrizione;

Avete votato per la certezza delle condanne e la Giustizia certa (bis), vi trovate con il Ministro della Giustizia che sostiene che “la riforma della prescrizione è necessaria perché le vittime delle stragi attendono giustizia!”, quando l'art. 157 del codice penale, già oggi, stabilisce che NON ESISTE PRESCRIZIONE per i reati la cui pena è pari all'ERGASTOLO e l'art. 422 del codice penale prevede l'ERGASTOLO per il reato di STRAGE;

Avete votato perché tutti avessero un lavoro, vi trovate con una elemosina di tre mesi a fronte di tassi di disoccupazione sempre più preoccupanti e con l'invito al lavoro nero;

Avete votato per la Cultura ed il Sapere diffuso, vi trovate con una legge di bilancio che prevede 26 milioni di euro in meno per la cultura, ovvero il Governo ha deciso di ridurre drasticamente le agevolazioni fiscali, e più in generale le misure economiche, a favore di cinema, musei, case editrici e librerie, oltre a prevedere una considerevole riduzione del bonus cultura per i diciottenni (d'altra parte se arrivi al Potere grazie all'ignoranza e parlando alla pancia dei cittadini non puoi volerne nutrire le menti, fosse mai che capiscano quanto siete cialtroni);

Avete votato per la Democrazia, il Progresso, l'Uguaglianza, una Società più giusta, e vi trovate con ministri razzisti, omofobi, antiabortisti, sessisti;

E chissà cos'altro ci riserveranno prossimamente Di Maio, Toninelli, Tria, Salvini, Fontana e gli altri...

Siete ancora sicuri di aver fatto bene a votare MoVimento 5 Stelle?








giovedì 10 maggio 2018

Un Uomo solo al Comando?

Un Uomo solo al Comando?

Recentemente parlavo con un giovane collega di Politica e di partiti politici.
La cosa purtroppo non è così frequente, tanto meno scontata e mi rendo conto che pago e magari un po' patisco la distanza anagrafica fra chi, come me, è nato negli anni 70 ed ha conosciuto i “partiti storici”, italiani e non solo, ed un giovane uomo per cui nomi come Occhetto, Craxi, Clinton, Blair o Schroeder (non il piccolo pianista amico di Charlie Brown) stanno accanto a quelli di Garibaldi ed Enrico VIII.

Per farla breve il mio curioso e simpatico interlocutore si stupiva del fatto che il PD avesse indetto un Congresso straordinario due mesi dopo la “scoppola” rimediata alle ultime Elezioni Politiche. O meglio, si chiedeva, in fondo, che diavolo fosse un Congresso, non a cosa potesse servire (in merito al PD me lo chiedo anch'io, ma per ragioni differenti), ma proprio cosa indicasse il termine.


Ed io giù a raccontargli di come un tempo PCI, PSI, DC periodicamente si radunassero in momenti collettivi, dove i vari esponenti si confrontavano su temi e prospettive, si presentavano e votavano mozioni, si eleggevano segretari e segreterie, si componevano direzioni, si litigava su tesi e interpretazioni, nascevano correnti e così via. Stupore e incredulità negli occhi del paziente collega, che faticava a capacitarsi di come ci fosse bisogno di nominare delegati, ascoltare discorsi fiume, votare su programmi e discutere su parole e messaggi come “fine della spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre”, “convergenze parallele”, “unità nazionale”, “eurocomunismo” e altro ancora.

La confusione e lo smarrimento aumentava nel momento in cui accennavo al concetto di “strutture intermedie”, ovvero quelle che un tempo caratterizzavano le democrazie dell’Europa occidentale: le sezioni, le associazioni, i circoli politici, le organizzazioni giovanili che preparavano i futuri leader, i sindacati e altro ancora che svolgevano l'importante ruolo di connessione e contatto tra la politica a livello locale/statale e gli individui, fossero iscritti/attivisti o semplici simpatizzanti.

Tutto questo fa ormai parte della Storia, solo parvenze di ciò che un tempo fu rimangono, sbiadite ed incolore, in una marginale parte delle forze politiche attualmente presenti sullo scenario europeo. Prevale la ricerca di un leader, che rende obsoleta e fastidiosa ciò che ormai viene considerata una sovrastruttura, antica e perniciosa. La rappresentanza non viene cercata attraverso passi intermedi, che ricevano e trasmettano, bensì mediante la individuazione di un leader, unico e totale, a cui rivolgere una forma inedita e riveduta di culto assoluto, persino al di là di temi e riflessioni, messaggi e visioni politico-sociali.


La figura del Segretario, per quei casi in cui sia ancora nominalmente presente, non riveste più il ruolo che aveva un tempo, ovvero capace leader cresciuto nella e attraverso la partecipazione, imparando ed allenandosi a divenire tribuno del popolo, nell'accezione più positiva dell'espressione, al vertice ed al servizio di movimenti sociali ben radicati, con ambizioni politiche collettive. Situazione ancora più sconsolante in quelle formazioni politiche che non prevedono alcun processo democratico di investitura e riconoscimento di leader, o che, coscientemente e con calcolato opportunismo e plateale ruffianeria, si negano la qualifica di Partito.

Si sono smarrite le connessioni tra sindacati, cooperative, sezioni di partito e lo Stato, che hanno fatto sì che ci fosse vera politica rappresentativa, ovvero che si creasse e curasse il collegamento fra la politica rappresentativa stessa ed una più ricca rete di coinvolgimento, che per decenni ha fatto sentire partecipi milioni di cittadini.


Le varie crisi che si sono succedute negli ultimi 20 anni hanno smantellato molto, se non proprio tutto, ed è mancata una adeguata risposta della Politica, della Sinistra in particolare. Ora agendo una brusca e non proprio culturalmente onesta, sotto il profilo storico-culturale, ellissi a livello temporale, giungo agli ultimi anni. I nuovi partiti/movimenti di fatto si presentano quali mere macchine propagandistiche in permanente campagna elettorale, megafoni di voci, trasmettitori di slogan mutevoli e cangianti secondo i calcoli del momento, veicoli elettorali piuttosto che raggruppamenti politici quali soggetti portatori di una visione, di una idea, di una modalità di interpretare, studiare il territorio e amministrare. Non ci sono o hanno perso importanza le sezioni, i circoli, le assemblee territoriali o qualcosa che anche solo vagamente possa assomigliare ad una struttura democratica interna.


Così M5S in Italia, Podemos in Spagna e altre sigle in Europa hanno fatto proprio il modello che 24 anni fa Forza Italia introdusse e che ha praticamente reso l'unico in cui per molti di noi sia possibile riconoscere la Politica del 21° secolo: leader carismatici che sanno utilizzare/manovrare i media, che non si definiscono politici di professione, che si circondano solo di fedelissimi che non possano fargli ombra o sostituirli, che affermano di lottare nel nome della gente contro caste, élite, poteri forti o chissà cos'altro che non rappresentino la suddetta gente, nonostante all'interno della loro entità politica non esistano strutture democratiche, o quelle esistenti siano svuotate di ruolo e significato. Non c'è più l'iscritto, il militante, il simpatizzante attivo, bensì si cerca, si crea e si stimola il “tifoso”. 

 

Così si spaccia per democrazia diretta il culto di un “deus ex machina”, agognato e riconosciuto, che si faccia carico di pulsioni e che “liberi” il popolo dalla fastidiosa partecipazione alla vita politica, roba sporca e che corrompe. In “aiuto” del leader si organizzano votazioni on-line, referendum su piattaforme telematiche od organizzate in un pomeriggio, tali da rendere inequivocabile una investitura “popolare” ed allo stesso tempo facili da manipolare, smentire o ribaltare.

Si assiste e siamo pertanto al medesimo tempo protagonisti di una declinazione post-post moderna del modello partitico, che ne viene svuotato di ogni connotazione di stimolo alla partecipazione (e quindi alla libertà ed alla interpretazione critica dei messaggi e della realtà), in favore di un culto messianico, giocato esclusivamente sul campo dei media, che si risolva nell'essere fan di uno o dell'altro. Condivisioni di post, “like” come se piovesse, slogan vuoti ma facili da imparare a memoria per essere ripetuti come mantra in ogni occasione e tutto l'armamentario a metà fra tifo da stadio e talent show.



Il declino della partecipazione democratica è così reso ancora più veloce, per la gioia dell'”eroe popolare”, che si serve della gente, del popolo, dei fan, per non essere disturbato nella sua autoreferenziale azione di protezione della propria carica, sia esso padrone del proprio ruolo o mero esecutore delle volontà di chi lo ha fatto arrivare dove si trova, sia un self made man od un soggetto eterodiretto.

La Sinistra? Rientra nello sconsolante scenario attuale. Al suo interno, storicamente, ci sono stati casi di culto del leader, al limite dell'idolatria. A lungo ciò è risultato funzionale, poiché consci del ruolo Segretari e Leader hanno utilizzato il proprio ascendente e le proprie abilità nello stimolo e nell'invito rivolto alle masse ad interessarsi alla vita politica, non limitandosi a esserne mero eroe, sapendo anche interpretare ciò che fosse utile e buono per le stesse masse, agendo con lungimiranza e visione prospettica. Ora, per le trasformazioni sociali ed economiche che subiamo e che facciamo radicalizzare per ignoranza, incapacità o anche solo pigrizia, l’azione collettiva non è più un'opzione praticabile, se non per questioni marginali e meno che locali, per cui è diventato difficile ristabilire una più profonda azione di coinvolgimento. Quindi rischiamo l'implosione culturale che ci porti ad essere spettatori in un mondo in cui la politica sia coincidente e declinata quale culto dell’uomo solo al comando. Pertanto si sostiene con parole e slogan e si vota uno schieramento politico in quanto emanazione di una figura forte, unica incarnazione di un solo carattere, non di un ideale o di una opzione, e quindi facile a cadere in disgrazia nel momento in cui ciò che era il “nostro” eroe ci diventa antipatico, non più utile oppure scomodo, coinvolgendo nella sua caduta l'intero partito o quello che ne era rimasto.







martedì 8 maggio 2018

Democrazia rappresentativa


«Se la democrazia rappresentativa fallisce [...] allora dovremo inventarci qualche altra cosa». 
(Luigi Di Maio). 

La democrazia rappresentativa sta funzionando, poiché evita che una minoranza possa arbitrariamente fare come le pare e piace, costringendola a valutare il dialogo ed un eventuale compromesso con gli altri partiti e schieramenti, che al momento sono i due terzi del parlamento.

giovedì 28 marzo 2013

Le stelle in streaming!



Per fortuna i due Capigruppo del Movimento 5 Stelle hanno ottenuto la diretta streaming del loro incontro con Bersani.

Così ci siamo tolti anche gli ultimi dubbi:
non solo sono entrambi digiuni di politica, dotati di scarsa dialettica, sprovveduti sul piano della diplomazia (elementi comunque che rivendicano con orgoglio), ma sono anche arroganti e spocchiosi, oltre che incapaci di distinguere chi hanno di fronte.

Su quali basi si definiscono i soli ad essere “credibili”?
Come riesce Roberta Lombardi a pronunciare frasi come “Noi non incontriamo le parti sociali, noi siamo le parti sociali”?
Con quale coraggio Vito Crimi proferisce periodi infarciti di supponenza e sprezzo degli interlocutori, per poi, successivamente chiarire, spiegare, smentire, integrare e così incasinare ancora di più le fregnacce slogan che produce il suo grande timoniere genovese.

Si rendono conto dell’assurda contraddizione che risiede nella dichiarazione di non volere dare fiducia ad alcun governo, ma essere disposti a votare su singoli provvedimenti? Pensavo fosse un calcolo, ovvero costringere la formazione di un Governo di larghe intese per poi fare la parte dei “duri e puri”, dell’opposizione intransigente, dei paladini dei “cittadini”, e successivamente capitalizzare alle prossime elezioni.

Ora penso invece che siano incapaci di comprendere che non sono nella casa del Grande Fratello, bensì nel Parlamento della Repubblica Italiana. Magari qualcuno li ha votati perché facessero i deputati ed i senatori e si occupassero della “cosa pubblica”.

Invece loro si preoccupano solo di recitare, peraltro in diretta streaming!
A quale punto del loro programma corrisponde?
Subito prima le macerie su cui il loro leader vuol ballare e lanciare insulti, probabilmente.

 Vedi anche:

venerdì 15 marzo 2013

Tweet, Apriscatole, Messaggi e Foto per i “Cittadini”




Il Movimento pentastellato oggi è entrato in Parlamento con i suoi “Cittadini”.
Cittadini nel senso dato nell’Impero Romano (essenzialmente un privilegio e garanzia di una certa immunità), o di quello riferibile alla Rivoluzione Francese, magari nella versione giacobina, con relativo “diritto/dovere alla rivoluzione”?

Magari, considerata l’alta percentuale di laureati presenti fra i suoi eletti, nel Movimento ci sarà qualcuno con un titolo di studio universitario in Storia o Diritto Costituzionale, così che potrà illustrarci la natura e le ragioni della scelta di questo appellativo e toglierci eventuali dubbi (il termine è stato inoltre usato in vari momenti storici ed all’interno di diverse proposte socio-politiche, non tutte felici).

Ebbene i neo parlamentari si presentano con Tweet (da non confondere con tweed, scelta da casta!), Apriscatole, Foto e Slogan, come è documentato di seguito (da Repubblica.it ).


In merito agli slogan e pagliacciate varie, li avvertiamo che la campagna elettorale è finita? Oppure hanno già deciso di bruciarsi la prima legislatura (delle due) concessagli dal loro Leader e pensano alla seconda? E conseguente ritorno nelle piazze per gridare contro il Complotto, la Cospirazione e la Congiura del Silenzio, la Malainformazione, la Casta e via con il repertorio e palline per lavare il bucato!

Per ora non sono poi tanto diversi da chi, a metà degli anni 90, esibiva fazzoletti verdi o tricolori riportanti slogan arbitrariamente sottratti alla maggioranza degli italiani, brandiva attrezzi da falegname o corde. Ed il grido “Arrendetevi! siete circondati” non riporta, a chi ha memoria, un passato sereno e positivo per il nostro Paese.

A ben guardare qualcun altro annunciò un parlamento al 100% composto di suoi deputati, dicendo “Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di […]. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”.

Vedremo cosa accadrà o cosa non accadrà, anche grazie a questi “cittadini” giunti in Parlamento grazie al voto, espresso da un quarto degli elettori, non per il Movimento, bensì per un Leader (si badi, la differenza non è affatto sottile), uno beninteso che lì non entrerà e che fungerà da “ispiratore”.

Intanto riporto un aneddoto, con protagonista Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord.

"Un giorno, quando gli chiesero da quale punto di vista valutasse i suoi ufficiali, disse: «Li divido in quattro tipi. Ci sono ufficiali intelligenti, laboriosi, stupidi e pigri. Il più delle volte due di queste caratteristiche coincidono. Se sono intelligenti e laboriosi, devono entrare nello Stato maggiore generale. Poi ci sono gli stupidi e pigri che costituiscono il 90 per cento di ogni esercito e sono adatti per compiti di routine. Chi è intelligente e insieme pigro si qualifica per gli incarichi di comando più elevati, perché dispone della chiarezza mentale e della stabilità emotiva per prendere decisioni difficili. Bisogna guardarsi da chi è stupido e laborioso e non affidargli responsabilità, perché combinerà solo disastri»" (da Enzensberger, Hans Magnus. Hammerstein o dell’ostinazione. Una storia tedesca. Einaudi - 2008).

Il medesimo aneddoto è ripreso da Gianrico Carofiglio nel suo romanzo Le perfezioni provvisorie (Sellerio - 2010). Credo meriti di essere letto in questa versione per le scelte lessicali che ritengo adatte ad essere da monito per gli odierni e prossimi eventi:

“Ha detto qualcuno che gli uomini si dividono nelle categorie degli intelligenti o dei cretini, e dei pigri o degli intraprendenti. Ci sono i cretini pigri, normalmente irrilevanti e innocui, e ci sono gli intelligenti ambiziosi, cui possono essere assegnati compiti importanti, anche se le più grandi imprese, in tutti i campi, vengono quasi sempre realizzate dagli intelligenti pigri. Una cosa però va tenuta a mente: la categoria più pericolosa, da cui ci si possono aspettare i più gravi disastri e da cui bisogna guardarsi con la massima circospezione, è quella dei cretini intraprendenti”.

Vedi anche:

domenica 3 marzo 2013

Il condomino incazzato



Chi di noi abita in un condominio conosce la dinamica, o ne è stato informato.
Entri in ascensore, o scendi/sali per le scale (dipende da quanta voglia ne hai) ed incontri un condomino. “Buongiorno, Buonasera, Salve” e così via… accade però di incontrare quel particolare condomino, sempre incazzato.

La ragazza del secondo piano lascia sempre l’immondizia sul pianerottolo, il cane abbaia tutta le sere e disturba, oppure ieri ha fatto i suoi bisogni vicino ai gerani, la moglie dell’ingegnere stende i panni sul terrazzo e le gocce cadono in cortile, il tizio coi baffi parcheggia sempre nella parte comune, le biciclette vanno messe in garage oppure i bambini hanno fatto rumore col pallone prima delle cinque, e allora lui cova questo risentimento verso gli abitanti del complesso edilizio, incivili, maleducati, sporcaccioni, e quando incrocia il tuo sguardo attacca a prendersela con l’amministratore: un delinquente, un farabutto, se va bene un inetto, uno che fa solo gli interessi propri e degli amici suoi, e vai coi quando lo capiremo che dobbiamo sostituirlo con una persona onesta, quand’è che all’assemblea finalmente voteremo un amministratore degno e su e giù, sopra, sotto, qui e là.

Esci dal palazzo che hai fatto il pieno di odio per tutta la giornata. A quello che hai già di tuo, e che cerchi con fatica di tenere a bada, lui aggiunge il suo, cercando la tua complicità. E tu gliel’hai data. Gliela dai sempre, la tua complicità, al condomino incazzato, in ascensore o per le scale, così come la dai al barbiere che se la prende con il sindaco, gli assessori e l’intera giunta comunale, perché è chiaro che non capiscono una mazza, si deve far così e cosà, sa io dove li manderei e vai col liscio, e se anche solo annuisci una volta di più (magari per prudenza, d’altronde lui ha pur sempre un rasoio in mano), lui sputa fuori tutti quei rabbiosi improperi che tu ascolti tra l’impietrito e il connivente dotato di una buona dose di schiuma (da barba) sul viso.

Però il condomino incazzato, quando infine ti ha lasciato libero di andare, era più contento, sollevato quasi, perché sentiva di averti contagiato, di avere tolto la sicura anche al tuo malanimo, alle tue recriminazioni, alla tua frustrazione, e sta già preparando i moduli per una petizione. Mentre tu devi cercare una farmacia, perché non hai con te nulla contro la gastrite che nel frattempo è tornata a tormentarti.

Il problema è che quelli sono sentimenti, magari legittimi, che se li stuzzichi di continuo diventano iperallenati, e prendono il sopravvento su tutti gli altri. Quel sentimento che ti rode, che definirei livore o sordo rancore diviene la modalità stessa con cui ti approcci alla giornata, al lavoro che devi svolgere e diviene totalizzante quando leggi il giornale o ascolti un notiziario, quando anche la minima cosa ti fa venire un travaso di bile e rischia di farti esplodere in grida belluine contro tutto e tutti.

Ora il condomino in questione, fondamentalmente, si può dire soddisfatto, poiché il suo scopo è cavalcare, anzi fomentare le tue incazzature, coltivare il tuo rancore, nutrire il più possibile la tua rabbia e la tua voglia di mandare a quel paese l’amministratore, la ragazza del secondo piano, il suo fottuto cane ed  il dannato cortile, far emergere il tuo desiderio di liberarti delle biciclette abbandonate ovunque e di bucare ogni cazzo di pallone che rimbalza sui muri del palazzo. Lui si alimenta delle tue frustrazioni, si serve delle tue delusioni per far accrescere lo scontento, ti indica la via maestra per giungere ad una perfetta e totale catarsi e divenire un condomino che vive in un condominio “civile”.

Tutto questo lo fa sulla tua pelle, a spese tue e della tua modesta vita e condizione di condomino. Lui è consapevole che mandare tutto all’aria, fare i “duri e puri”, non serve ad una beata minchia ma non te lo dice, insiste che liberarsi dell’amministratore ladro e farabutto non basta, ti dice che tanto ne verrebbe un altro uguale, sarebbe identico all’altro ma con un nome diverso. Allora giù tutti e tutto, propugna la sua logica rivoluzionaria e apocalittica di abbattimento in toto del “sistema”, senza distinzioni e saltando ogni complessità, nascondendo, allo stesso tempo, che tutto questo è l’esatto contrario di un discorso pratico, di gestione di temi e problemi, l’opposto di un ragionamento di verità e di gestione intelligente dell’esistente (parliamo sempre di un condominio, si intende).

È ragionevole supporre che una buona parte dei condomini viva i tuoi stessi disagi, se ne voglia liberare ma, ne sono abbastanza sicuro, vogliono non lo sfascio e la tabula rasa, ma un cambiamento, magari anche radicale, del modo con cui si vive insieme nel palazzo, del come si gestisce l’amministrazione quotidiana del condominio e dei principi che la ispirano.

Il condomino incazzato invece è autoreferenziale, o peggio persegue suoi personali fini, anche di efficace marketing di se stesso e del proprio marchio di incazzato “duro e puro”. Il dramma (uso una studiata iperbole) è che l’approccio rischi di essere liberiamoci dell’amministratore incapace e sti cazzi, o diventate come dico io o dovete andarvene tutti e sti cazzi, arrendetevi e poi arriverà il momento in cui ci amministreremo democraticamente secondo quello che sta bene a me, se poi non vi sta bene fuori dalle palle e via coi vaffanculo. Allora c’è poco da discutere. 

È un approccio che, verosimilmente, e non in astratto, produrrebbe un immane casino e solo macerie (metaforiche) sotto le quali finiremmo tutti quanti. Tutti, meno il condomino incazzato, che intanto ha comprato una villetta in Spagna.