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sabato 3 gennaio 2026

Giallo, Noir & Thriller/99

 


Giallo, Noir & Thriller/99
Titolo: L'effetto farfalla
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2019


Quinto appuntamento con la Sezione Q guidata da Carl Mørck della polizia danese.

Uno dei meriti di questa serie, probabilmente la motivazione del suo successo, è il riuscire a reggersi su un equilibrio non facile da ottenere, per quanto estremamente delicato. Il lettore trova situazioni dure, drammatiche, spesso violente, che richiamano questioni etiche e sociali, indagando sulla società danese contemporanea, ma sono presenti anche momenti di ironia e comicità leggera, quasi sottovoce. Di solito mettere insieme questi due elementi, vicini a due estremi, è rischioso e può portare squilibrio ed a risultati poco convincenti, ma Jussi Adler-Olsen riesce sempre a farlo con grande sensibilità, attenzione, capacità di scrittura e buon gusto.
La storia si sviluppa attraverso più piani temporali che si intrecciano tra loro, più contesti e spazi anche lontani tra loro, senza creare confusione, dando vita a una trama ricca e ben costruita fatta di omicidi, corruzione e intrighi finanziari. Al centro di tutto, suo malgrado, c’è Marco, un ragazzo rom di quindici anni, costretto a vivere di piccoli reati e di elemosina per soddisfare le richieste del crudele zio Zola, vero capo della famiglia.
Nel corso del romanzo, l’autore alterna con grande abilità l’indagine dell’ispettore Carl Mørck e della sua squadra della Sezione Q alle difficoltà e alle paure che Marco deve affrontare mentre cerca di scappare da una vita che non ha scelto. Fin dalle prime pagine si resta incollati alla storia, trascinati sia dal ritmo serrato degli eventi sia dal percorso umano di Marco, che nella sua fuga è costretto a confrontarsi con emozioni e paure del tutto nuove per lui.


Marco ha solo quindici anni ma non ha mai avuto un’infanzia. È cresciuto con una banda di criminali il cui capo, il cinico e violento Zola, lo obbliga a un’esistenza squallida, fatta di accattonaggio e piccoli furti. Quando un giorno riesce a disertare, la sua fuga si trasforma in una lotta per la vita. Quello che Marco non sa è che la sua famiglia non è la sola a volerlo morto. Banchieri, diplomatici e alti funzionari statali sono coinvolti in una truffa insanguinata che allunga i suoi tentacoli fino alla giungla dell’Africa centrale, e temono di cadere uno dopo l’altro come tessere del domino se lui racconterà quello che ha visto. Neppure Carl Mørck, alla guida della Sezione Q, è disposto a lasciarsi sfuggire il ragazzino dallo sguardo ardente incrociato per caso nelle strade di Copenaghen, e insieme ai suoi assistenti – la fantasiosa Rose e il sempre più misterioso Assad – è deciso a interrompere quella fatale catena di eventi.(da Marsilioeditori.it)




domenica 28 dicembre 2025

Giallo, Noir & Thriller/98

 

Titolo: La donna che morì due volte

Autore: Leif GW Persson

Traduttore: Katia De Marco

Editore: Marsilio – 2018


Il titolo, vi sfido, non può che far venire in mente il quasi omonimo film di Alfred Hitchcock. Ma non siamo a San Francisco, Kim Novak e James Stewart non ci sono e la componente sentimentale manca. Sono ben presenti, invece, l'elemento di mistero, il gusto dell'indagine ed una dose thriller che si avvalgono anche di una componente più leggera, quasi divertente, data dal protagonista.

Proviamo a proporre qualcosa di simile ad una vera recensione, nello stile da semplice e divertito lettore incuriosito.

Potrei cominciare dal dire che “La donna che morì due volte” si fonda, ovviamente, su un paradosso che incrina una delle certezze più elementari dell’esistenza: l’idea che la morte sia un evento unico e irripetibile. Un assunto che pare indiscutibile e che tuttavia viene messo in crisi da una vicenda che, anche in questo caso, evoca atmosfere hitchcockiane, sebbene qui il gioco si svolga sul terreno della morte e non della vita.

Anche senza abbandonare questa certezza, ci si trova comunque di fronte al fatto che una giovane donna orientale sembra aver sfidato l’impossibile: è morta due volte. Di almento una di queste morti si ha la certezza, si conosce la mano assassina, fredda e metodica, capace di occultare il cadavere per anni. Tutto ciò contraddice la logica e proprio per questo cattura immediatamente il lettore, trascinandolo in un enigma che non ammette risposte semplici.

Di fronte a un simile rompicapo, sembra inevitabile arrendersi, soccombere alla curiosità, al bisogno quasi compulsivo di formulare congetture, di inseguire piste e sospetti. Le pagine scorrono rapide, sostenute da una costruzione narrativa solida e calibrata, mentre il tema del “doppio”, tanto caro al già ricordato cinema di Hitchcock, riaffiora e stringe il lettore, costringe la sua immaginazione o quantomeno la sua curiosità, in una morsa sottile e inquietante.

A condividere questo percorso non è solo il lettore, ma anche una squadra di investigatori acuti e determinati che, nel romanzo “La donna che morì due volte, si muove a ritroso nel tempo per ricostruire una verità destinata a esplodere come un fulmine improvviso. Quando arriva, infatti, la rivelazione finale coglie di sorpresa: un autentico colpo di scena che testimonia l’abilità di Leif GW Persson nel governare la tensione e nel condurre chi legge esattamente dove vuole, fino all’ultima pagina.

Figura centrale e indiscussa è Evert Bäckström, poliziotto fuori schema e antieroe per eccellenza. Personaggio volutamente sgradevole al primo impatto, Bäckström non fa nulla per conquistare simpatia: ostenta senza filtri i propri vizi, dall’alcol alla pigrizia, dal cinismo al disincanto morale per condire il tutto con la misoginia, passando per una sicurezza di sé che rasenta l’arroganza. È corrotto, indolente, spavaldo, eppure dotato di un intuito formidabile.

Proprio questo, però, dopo qualche pagina (o qualche romanzo, come nel mio caso) lo rende irresistibile e divertente. Bäckström non intende indossare maschere rassicuranti né si piega a modelli consolatori, non chiede di essere amato, finendo forse per questo per esserlo. In un thriller, dopotutto, l’empatia può essere secondaria, se vi è intuizione, fantasia, capacità di vedere ciò che gli altri non vedono e tutto questo lo si fa valere. E di fiuto investigativo, Bäckström ne possiede in abbondanza.

Anche il resto del cast non è da meno. I personaggi sono vividi, scolpiti con tale cura da sembrare reali, quasi invadenti, come vicini di casa eccentrici di cui si percepiscono odori, voci e manie. A fare da sfondo, una Svezia lontana dall’immagine patinata e irreprensibile, una terra che lascia intravedere crepe e zone d’ombra, immersa in una natura aspra e silenziosa, evocata più per ciò che nasconde che per ciò che mostra.

L’unico limite del romanzo risiede, forse, nel ritmo, che in alcuni passaggi rallenta e rischia di appesantire la narrazione. Talvolta la trama tende a dilungarsi oltre il necessario, suggerendo che una maggiore asciuttezza avrebbe giovato, rendendo la lettura ancora più fluida. Si tratta, però, di un appunto da incontentabile brontolone, di un difetto talmente marginale da non intaccare il piacere di leggere e godere di un mistero avvincente, di protagonisti efficaci che stimolano curiosità e sanno coinvolgere pagina dopo pagina.


Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte?(da marsilioeditori.it)





venerdì 15 novembre 2024

Giallo, Noir & Thriller/95

 

Titolo: Il sogno di Unnur
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio – 2024



Arriva alla conclusione, dal punto di vista della pubblicazione italiana, questa “strana” trilogia di Hulda, di cui “Il sogno di Unnur” è l'ultimo episodio. Una trilogia a ritroso, dove nel primo libro abbiamo l'epilogo e nell'ultimo accade ciò che già sappiamo essere accaduto, origine di una serie di scelte, situazioni e stati d'animo.

Tanto vale che lo dica subito: Ragnar Jónasson mi ha conquistato e “Il sogno di Unnur” è tra i miglior thriller, non solo nordici, che ho letto.

Un thriller appassionante che mi ha catturato e accompagnato in un susseguirsi di emozioni, curiosità, ansie che a tratti mi hanno sconvolto, facendomi oscillare tra amore, odio, simpatia e repulsione verso i protagonisti della storia.

La scrittura è intensa, sapientemente drammatica e realistica, con i vari personaggi che ci offrono drammi personali, situazioni private e relazionali che si incontrano e generano tensione e suspense. Non importa quanto sia già intuibile a circa metà del libro, perché il gusto e il desiderio di sapere, non solo cosa, ma anche come accadrà, prende il sopravvento. Non si possono lasciare le pagine, la vita e le vite descritte.

La difficoltà di accettare la realtà, la propria e quella dei nostri cari, di vivere il dolore e la perdita ci vengono proposte attraverso, principalmente, due donne, simili nella disperazione quanto distanti nell'affrontarla.

Il dolore ci cambia, ci porta rabbia, furore, così come desiderio di oblio e senso di smarrimento. Come reagire a tutto ciò? L'ispettore Hulda Hermannsdóttir si pone questa ed altre domande, così come fa, o dovrebbe forse fare, l'altra donna, Erla, al centro della vicenda.

In realtà, ci sarebbe almeno un'altra donna, magari due, più giovani e diversamente disperate, di una disperazione lucida o rassegnata, che arricchiscono e aggiungono ansia e inquietudine al tutto.

Mi piace sottolineare la presenza questo “terzetto” di donne che, solo per una tragedia familiare annunciata e “già scritta”, non diviene quello che di fatto avrebbe potuto essere un quartetto.


Jónasson anche in questa scelta ci offre tutta la sua abilità di grande autore, con l'elemento claustrofobico che dona all'insieme un gusto eccellente. Ci riesce perchè “Il sogno di Unnur” esplica il confronto tra storie di donne molto diverse tra loro, con in comune un senso di vuoto, un desiderio di ricerca e di senso.

L'autore le affianca, le segue, scava con abilità e finezza nella loro psicologia e nelle loro vite, con lo sfondo della Natura islandese, magnifica e selvaggia, ostile e maestosa.



La violenta bufera di neve che si è abbattuta sull’Islanda orientale, isolando completamente le poche case dell’interno, avrebbe dovuto tenere chiusi in casa anche i più audaci. Eppure, qualcuno ha deciso di sfidare il vento e il gelo e di avventurarsi in una delle zone più remote del paese. Un posto non adatto agli esseri umani; non in quel periodo dell’anno. In una fattoria dove manca la corrente e la linea telefonica è interrotta, Einar ed Erla si preparano al loro Natale solitario, quando un rumore inaspettato li fa sussultare. Qualcuno sta bussando alla porta. Una visita inattesa. Einar apre, e l’ospite sconosciuto entra. Chi è l’uomo che dice di essersi perso in una giornata come quella? Cosa sta cercando realmente? Forse è un bugiardo. O addirittura un assassino? Una cosa è certa: in quella casa, esclusa dal resto del mondo, avvolta dal buio, dal freddo, dal sibilo del vento, non tutti sopravviveranno alla notte. In seguito al ritrovamento dei corpi, le indagini sono affidate a Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, rientrata in servizio dopo che la sua vita è stata sconvolta da drammatiche vicende familiari. Ma liberarsi dei propri fantasmi è molto difficile: Hulda sarà perseguitata ancora a lungo dalla sensazione di non aver capito in tempo. Davvero esiste una via di fuga dal proprio senso di colpa? Il suo lavoro di poliziotta è una sorta di gioco che si svolge in un’area grigia al confine tra il giorno e la notte, dove le vittorie definitive non esistono. Così, «la migliore eroina tragica che il giallo ci ha dato negli ultimi tempi», come scrive il Sunday Times, dovrà imparare a nascondere i sentimenti e a difenderli, a comportarsi come se niente fosse successo, per non dover rinunciare alla vita.(da marsilioeditori.it)









martedì 15 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/90



Titolo: L'Isola
Autore: Ragnar Jónasson
Traduttore: Valeria Raimondi
Editore: Marsilio - 2023


Due elementi de “L'Isola” si pongono all'attenzione ed al piacere del lettore: le due linee narrative che si fondono nel costruire la storia raccontata nel romanzo, con entrambe al centro la figura molto ben riuscita di Hulda Hermannsdóttir, e le descrizioni dell'Islanda, offerta attraverso uno dei suoi luoghi più iconici, l’isola di Elliðaey dove sorge quella che è considerata la casa più isolata del mondo.



Ragnar Jónasson è abile nel gestire questi ed altri elementi, dosa le informazioni e gli eventi, pertanto “il delitto” avviene diverse decine di pagine dall'inizio del romanzo, ma il lettore, scorrendole con piacere, si rende conto che per comprendere il presente e risolvere il mistero al centro della vicenda, lui stesso e Hulda devono cercarne le radici in un delitto del passato.


Hulda Hermannsdóttir è un personaggio ben riuscito, di lei scopriamo e “viviamo” molto, anche grazie ad un salto nel passato dell'Islanda, che Ragnar Jónasson omaggia in un romanzo coinvolgente, pieno d’amore per la sua isola e per i personaggi.




Hulda Hermannsdóttir, ispettore della polizia di Reykjavík, ha sempre dovuto rinunciare alle sue ambizioni, ma il nuovo caso che le viene affidato potrebbe finalmente aprirle delle opportunità di carriera. Una domenica mattina, più per noia che per senso del dovere, Hulda decide di accettare la richiesta di aiuto di un collega delle Isole Vestmann e di mettersi in viaggio per l’arcipelago a sud-est della capitale. Deve scoprire cos’è successo nell’isola abbandonata di Elliðaey, luogo aspro e meraviglioso, una vera e propria stanza chiusa a cielo aperto. Lì un uomo di trent’anni ha riunito gli amici di un tempo in quella che viene considerata la casa più solitaria del mondo, ma quando arriva il momento di rientrare sulla terraferma uno di loro manca all’appello. Intrecciando passato e presente, le indagini di Hulda riportano in vita fantasmi che tutte le persone coinvolte, in un modo o nell’altro, hanno tentato di mettere a tacere. E mentre cerca la verità di Elliðaey, l’ispettore finisce per ritornare su un vecchio caso, un omicidio avvenuto dieci anni prima in un luogo altrettanto isolato, che svela come, in quella strana storia, siano in tanti ad avere diversi peccati sulla coscienza. (da Marsilioeditori.it)

venerdì 4 agosto 2023

Giallo, Noir & Thriller/89

 


Titolo: Presunto terrorista
Autore: Leif GW Persson
Traduttore: Margherita Podestà Heir
Editore: Marsilio - 2016


Nonostante ne abbia letti un discreto numero, questo è il primo romanzo di Leif GW Persson di cui parlo in queste pagine.

Affermo subito che Persson è fra i miei preferiti nel vario mondo degli autori della penisola scandinava. Lo è per lo stile, ancora di più il ritmo che dona alle sue opere, con una attenzione coinvolgente per i particolari, che vengono affrontati ed esposti con una ammirevole sistematicità e rigore logico.

Questi elementi sono ben presenti anche in “Presunto terrorista”, dove lo stile narrativo, approfondito e curato, regala anche una certa dose di ironia che si accompagna, splendidamente e con rara efficacia, ad una ammirevole intelligenza nel dipanare la trama.

Essenzialmente vi sono due temi che Persson affronta in “Presunto terrorista”, l’incubo degli attentati dopo l’11 settembre 2001 e la questione dell'immigrazione, osservata e descritta sotto più aspetti, comprese le reazioni degli Svedesi. In più Persson riesce a “raccontare ”personalità e carattere degli Svedesi stessi, messi di fronte al rischio di un attentato terroristico e allo stesso tempo al problematico tema dei confini e della liceità di entrare pesantemente nella privacy delle persone.


Una spy story dove, sebbene la trama prenda ben presto il via e dia vita ad una indagine che conquista fin da subito, non si affida a scene adrenaliniche o alla violenza per coinvolgere il lettore che, invece, se si fida dell'autore, viene accompagnato in una metodica e lenta indagine che in realtà si svolge in meno di un mese.


Un lunedì di maggio, un’inattesa telefonata da parte di un collega dell’Mi6 costringe il capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese Lisa Mattei a dire addio alla programmata visita agli orsi dello zoo di Skansen insieme alla sua bambina, dando inizio a una delle più energiche e segrete operazioni che l’intelligence di Stoccolma abbia mai predisposto. L’obiettivo è Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala che da molti anni vive non lontano dalla capitale con la sua numerosissima famiglia. Il collega inglese sostiene stia progettando un attacco suicida, un’azione terroristica equivalente a una vera e propria dichiarazione di guerra che avrebbe ripercussioni molto gravi in tutto il mondo occidentale. È allarme nazionale, e gli uomini (soprattutto le donne) di Lisa sono subito in pista per un pedinamento in grande stile. (da marsilioeditori.it)


venerdì 19 agosto 2022

Incipit 86/100

Dolore muto, pensò. Adesso so che cos'è.

Un insegnamento per il futuro, rifletté, e l'umorismo macabro gli strappò una risata totalmente priva di suono. Un insegnamento per la morte, rettificò, e invece della risata, ancora un grido silenzioso e senza confini. Quando fu assalito da un nuovo attacco di dolore, seppe con una sorta di chiarezza cristallina che aveva fatto la sua ultima risata.”

(La Linea del Male, di Arne Dahl – trad. Carmen Giorgetti Cima)





venerdì 8 luglio 2022

Incipit 80/100

 

Sudafrica 1918

Nel tardo pomeriggio del 21 aprile 1918, tre uomini si incontrarono in un modesto caffè nel quartiere di Kensington a Johannesburg. Tutti e tre erano giovani. Werner van der Merwe, il più giovane, aveva appena compiuto diciannove anni. Il più vecchio, Henning Klopper, ne aveva ventidue. Il terzo uomo, Hans du Pleiss, avrebbe compiuto ventidue anni dopo qualche settimana. Si erano incontrati proprio quel giorno per decidere come avrebbero celebrato il suo compleanno. Nessuno dei tre aveva la ben che minima idea che quel loro incontro in un bar di Kensington avrebbe avuto un'importanza storica. Infatti, quel pomeriggio, nessuno dei tre parlò della festa di compleanno. Neppure Henning Klopper, che fu quello che avanzò la proposta che, a lungo termine, avrebbe cambiato l'intera società sudafricana, si rendeva conto della portata o delle conseguenze che i suoi pensieri ancora incompleti avrebbero avuto”.

(La Leonessa Bianca, di Henning Mankell – trad. Giorgio Puleo)





venerdì 12 novembre 2021

Incipit 46/100

“Era diventato un rito che si ripeteva ogni anno. Il destinatario del fiore ne compiva stavolta ottantadue. Quando il fiore arrivò, aprì il pacchetto e lo liberò della carta da regalo in cui era avvolto. Quindi sollevò il ricevitore e compose il numero di un ex commissario di pubblica sicurezza che dopo il pensionamento era andato a stabilirsi sulle rive del lago Siljan. I due uomini non erano solo coetanei, ma erano nati nello stesso giorno – fatto che in quel contesto poteva essere considerato come una sorta d'ironia. Il commissario, che sapendo che la telefonata sarebbe arrivata dopo la distribuzione della posta delle undici, nell'attesa stava bevendo un caffè. Quest'anno il telefono squillò già alle dieci e trenta. Lui alzò la cornetta e disse ciao senza nemmeno presentarsi.”

(Uomini che odiano le donne, di Stieg Larsson – trad. Carmen Giorgetti Cima)



 

venerdì 18 giugno 2021

Incipit 25/100

“Ha dimenticato qualcosa. Appena si sveglia lo sa con sicurezza. Qualcosa che ha sognato durante la notte. Qualcosa che dovrebbe ricordare. Si sforza di ricordare. Ma il sonno è come un buco nero. Un pozzo che non rivela niente di ciò che contiene.”

(Assassino senza volto, di Henning Mankell – trad. Giorgio Puleo)



 

mercoledì 18 novembre 2020

Giallo, Noir & Thriller/79


Titolo: Il Messaggio nella bottiglia

Autore: Jussi Adler Olsen

Traduttore: Maria Valeria D’Avino

Editore: Marsilio - 2013


Terzo episodio della serie dedicata alla Sezione Q composta da Carl Mørck e dai suoi due colleghi-assistenti, il siriano Assad e la imprevedibile Rose. Dopo i primi due libri letti il timore era di trovarsi di fronte ad un certo calo di tensione e di qualità. Se la prima non manca, anche se il lettore di fatto conosce già l'identità dell'assassino a differenza dei protagonisti, la seconda a volte sembra latitare, con qualche passaggio non propriamente soddisfacente. La lunghezza del romanzo però viene in aiuto, dal momento che Jussi Adler-Olsen dimostra di sapere come giocarsela, con la trama che sebbene complessa e sviluppata su piani e visioni diverse viene abilmente tenuta in piedi, alimentando la curiosità di legge.

Le indagini sono a conti fatti più di una e portate avanti dai diversi componenti della squadra, di cui vengono rilevati ulteriori particolari e note relative alla vita privata. Espediente che consente di prolungare ed allo stesso tempo aumentare l'attesa per gli sviluppi della vicenda principale, tenendo così viva l'attenzione.


L'autore ha creato una serie dai caratteri definiti e riconoscibili, con elementi che ricorrono ed altri che via via si aggiungono ad arricchire una narrazione ed una ambientazione che sfrutta il parallelo fra contesto socio-ambientale e vissuti privati.

In questo libro il crescendo emozionale gioca il suo ruolo e nell'ambito della letteratura di genere dimostra di possederne i tratti tipici, tra cui azione, buon ritmo, colpi di scena al punto giusto, tecnica investigativa che fa il paio con l'approfondimento dei caratteri.

Ulteriore nota di merito è la presentazione e trattazione dell'assassino, che non solo agisce, ma anche parla, abbondantemente. Racconta e si racconta, ricorda ed offre al lettore un passato doloroso e terribile, che dovrebbe giustificare il proprio modo d’essere nel presente. La narrazione permette, attraverso alcuni dettagli e le rivelazioni dell'assassino, di far emerge con una certa lucidità il problema delle sette religiose, mondo monolitico, violento e schizofrenico, che si nutre di messaggi e forme di fede volte a plasmare, anche con la coercizione e la brutalità non solo verbale, le menti dei giovani e meno giovani adepti.

A questo punto, quando il quadro si complica ulteriormente, sempre sul filo del rasoio e con pochi attimi di respiro, si giunge ad un finale che solo apparentemente sembra liberatorio. Il linguaggio a quel punto diviene maggiormente duro e secco, ad alimentare un sottile senso di sconforto, che ci si accorge era presente lungo tutto il racconto.


Dopo aver galleggiato sulle acque del mare per chissà quanto tempo, una bottiglia che racchiude un vecchio messaggio finisce sulla scrivania dell’ispettore Carl Mørck. Un grido di aiuto scritto con il sangue: due fratelli imprigionati in una rimessa per le barche chiedono di essere liberati. Chi sono i due ragazzi, e perché nessuno ne ha denunciato la scomparsa? Potrebbero essere ancora vivi? Carl Mørck e il suo assistente siriano Assad dovranno usare tutte le risorse disponibili per svelare la spaventosa verità che le onde del mare hanno trascinato alla deriva troppo a lungo. (da marsilioeditori.it)

giovedì 14 maggio 2020

Giallo, Noir & Thriller/77



Titolo: L'Angelo Nero
Autore: Kjell Ola Dahl
Traduttore: Giovanna Paterniti
Editore: Marsilio – 2017


Se nel precedente romanzo di Kjell Ola Dahl di cui ho parlato (Il Corpo di Ghiaccio) l'attenzione del lettore era concentrata pressoché esclusivamente su una figura femminile, qui ne “L'Angelo Nero” il protagonista torna ad essere l'ispettore Gunnarstranda.
Lo troviamo all'inizio del libro alle prese con la morte, l'omicidio di un poliziotto. Un delitto avvenuto a tarda notte, nei pressi di un bar frequentato da molti colleghi a pochi passi dalla centrale di polizia. Un omicidio dalle caratteristiche poco chiare, con molti elementi che creano difficoltà e disagio ai colleghi chiamati ad indagare. Non ultimo elemento di disagio è il fatto che a capo delle indagini ci sia il “nostro” Gunnarstranda. È mal sopportato dagli altri poliziotti coinvolti a causa di quanto avvenuto circa un mese prima, ovvero proprio lui aveva fatto scattare una indagine interna, a livello disciplinare, proprio in merito ai comportamenti del collega ucciso.

Ivan Killi, questo il nome del collega ucciso, non era simpatico a Gunnarstranda, che rimane eccentrico quanto basta e non facile da sopportare durante un'indagine, ma sempre “sul pezzo” e capace di intuizioni e ragionamenti difficili per altri. Tagliato fuori da quel caso, si ritrova a lavorare nuovamente con l'ex collega Frank Frølich nella sezione persone scomparse. I due devono indagare sulla sparizione dell’avvocato Werner Welhaven, avvenuta a seguito di una serie di eventi e dietro più di un segreto. A mano a mano che il lavoro procede, Gunnarstranda si rende conto che le due indagini sono inevitabilmente intrecciate. A questo punto il lettore viene posto di fronte ad un possibile, probabile collegamento fra la scomparsa di un avvocato e l'uccisione di un poliziotto in seguito ad una rissa.

Mentre praticamente tutto il corpo di polizia rema contro, consapevolmente e colpevolmente oppure per semplice reazione e mal interpretato spirito di corpo, Gunnastranda insiste nel far procedere le due indagini che da parallele divengono intrecciate e clamorosamente sovrapponibili. Se si trova il responsabile della morte di Killi, si scoprirà cosa è accaduto all'avvocato e perché, oppure scavando nel passato di quest'ultimo si otterranno elementi per risolvere l'altro enigma.

L'intreccio è ottimo, la scrittura chiara e scorrevole, le situazioni più che plausibili e non mancano colpi di scena e momenti di azione. In una Oslo estiva, fra poliziotti corrotti, segreti familiari, insabbiamenti e ostruzionismi, psicologhe dal comportamento non proprio limpido, ragazze problematiche e conti bancari che nascondono azioni al limite del legale il libro procede e coinvolge, convince e fa conoscere ancora meglio il suo protagonista e gli altri personaggi di questa serie, che Marsilio continua a pubblicare.

Nella notte di un caldo sabato di agosto, Ivar Killi, poliziotto in congedo, viene ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo a pochi passi dal dipartimento di polizia di Oslo. Le indagini vengono affidate all’ispettore Gunnarstranda, ma tra i colleghi c’è chi non è d’accordo, e non fa nulla per nascondere disprezzo e rabbia nei suoi confronti. Prove determinanti spariscono dal suo stesso ufficio e dall’appartamento sigillato della vittima, in particolare una scheda di memoria contenente alcune foto che ritraggono una ragazza molto giovane con indumenti fetish, imbavagliata e legata a una sedia. Qualcuno sta facendo di tutto per ostacolare il suo lavoro, e alla fine il caso gli viene tolto. Gunnarstranda torna così a far coppia con Frank Frølich, e insieme a lui dovrà occuparsi della scomparsa di un noto avvocato, seguendo un’indagine che, per vie fortuite, lo riporterà sulle tracce dell’omicidio di Killi. (da giallosvezia.it)




venerdì 14 dicembre 2018

Giallo, Noir & Thriller/61



Titolo: Il Predicatore
Autore: Camilla Läckberg
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Marsilio – 2010


Secondo capitolo per la coppia Erica Falck e Patrik Hedström che, dopo “La Principessa di Ghiaccio” (richiamato anche nella copertina fin troppo simile), si trovano alle prese con altri omicidi a interrompere la straordinariamente calda estate della cittadina di Fjallbäcka.

Il Predicatore” si presenta come un romanzo maggiormente complesso del precedente, con qualche immagine veramente d'impatto ed un potenziale giallo-thriller che fa ben sperare. La trama d'indagine e gli elementi drammatici sono ben presentati e stimolano la lettura, per cui la parte “gialla” è apprezzabile e di buon livello. Di contro lo spazio all'elemento “rosa”, ovvero la vita insieme di Erica incinta e Patrik, le loro disavventure con parenti e amici, appesantisce la lettura, si dilunga per troppe pagine ed alla fine risulta irritante.


Camilla Läckberg evidentemente sceglie di mescolare l'elemento thriller e l'indagine vera e propria con lunghi passaggi dedicati ai dettagli ed elementi della vita di tutti i giorni. Il successo che ha avuto sembrerebbe dargli ragione, ma mi pongo la domanda sul genere di lettori che veramente apprezzano tale impostazione. Probabilmente la scrittrice riesce così ad allargare ancora di più al pubblico femminile un genere che tendenzialmente sembrerebbe più maschile. Personalmente dopo questo romanzo ho interrotto la lettura della serie, che temevo non incontrasse più i miei gusti.

Mi piace quando si dedica attenzione alle psicologie dei personaggi, quando si fa crescere accanto all'indagine poliziesca vera e propria una vena di approfondimento sociale e finanche uno studio sul privato che diviene pubblico-politico, ma in questo romanzo sembra che ci si provi senza però riuscire a svilupparne gli elementi in profondità. Manca un certo respiro che ampli la vicenda dal “particolare” al “generale”, come in altri romanzi di altri autori ho potuto apprezzare. Inoltre se lo stile scelto finisce per poi risolversi in tanti, troppo particolari che poi non sempre vengono sviluppati, mi sento un po' deluso.

Ulteriori due elementi che mi hanno stimolato più perplessità che soddisfazione sono che la protagonista Erica Falck di fatto protagonista non lo è, ridotta a poco più che riempitivo di una storia in cui l'indagine viene condotta, peraltro senza brillare per competenza o astuzia, dal compagno di vita, e l'espediente narrativo (trucco?) di interrompere i capitoli o singole scene appena emerge un dettaglio od un’informazione importante. Questa strategia, figlia degenere di quanto si trovava nei feuilleton/romanzi d'appendice ottocenteschi, magari usata in alcuni momenti chiave crea suspense, ma alla lunga irrita il lettore che sono e rischia di appesantire il racconto, allungando ed annacquando il tutto. 


Da più di vent'anni una dolorosa faida lacera la famiglia Hult: Ephraim, il predicatore che infiammava le folle promettendo guarigione e salvezza, ha lasciato ai suoi discendenti un'eredità molto controversa. Il peso del sospetto continua a gravare su un ramo del clan, coinvolto suo malgrado nella sparizione di due ragazze risalente a molti anni prima. Una vicenda che nel delizioso paesino di Fjallbacka, sulla costa occidentale della Svezia invasa dai turisti per la bella stagione, torna a essere sulla bocca di tutti dopo l'omicidio di una giovane donna, quando in una splendida gola naturale, sotto quel corpo martoriato, la polizia scopre anche i resti di due scheletri. (da ibs.it)

venerdì 16 novembre 2018

Giallo, Noir & Thriller/60


Titolo: La Principessa di Ghiaccio
Autore: Camilla Läckberg
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Marsilio - 2010




La Principessa di Ghiaccio” è il primo libro della serie di Patrik Hedström ed Erica Falck, per la penna di Camilla Läckberg.
Il primo dei soli due che ho letto della serie, ma che mi sono bastati per farmi un'idea, del tutto personale, stimolarmi un'impressione che mi ha fatto decidere di non leggerne i successivi capitoli.

L'intera vicenda è ambientata in un piccolo paese, poco più di un villaggio di pescatori, sulla costa orientale della Svezia, Fjällbacka, che è anche il luogo di nascita dell'autrice. Tale scelta si rivela per buona parte del romanzo vincente ed intelligente, date le accurate descrizioni, non solo dei luoghi ma anche degli abitanti, del clima e dell'aria che si respira. Uomini, donne, case, strade, sentieri, così come i dialoghi, i profumi e gli odori catturano il lettore, che si trova a godere di una scrittura che sembra partire dal dato visivo per poi sviluppare gli eventi e i protagonisti degli stessi. Quest'ultimo elemento, probabilmente, ha giocato un suo ruolo nel favorire la realizzazione di una serie televisiva dedicata alla serie.



Mi è particolarmente piaciuto l'incipit del romanzo, molto incisivo e coinvolgente, dove l'elemento visivo, come detto, sembra rivestire un ruolo decisamente importante. La lettura, purtroppo, nel prosieguo, pur non risultando mai difficile, grazie a d uno stile tutto sommato fluido, viene appesantita da una certa prolissità dell'autrice. Probabilmente qualche pagina in meno per capitolo, l'assenza di qualche descrizione e approfondimento non strettamente necessario avrebbero giovato.

Quello che in particolare non mi ha convinto del tutto è che si capisce fin da subito che i due protagonisti finiranno per innamorarsi. Il passaggio da un'indagine ad un racconto di romantico sviluppo mi è sembrato brusco, con le descrizioni della loro storia d'amore e della vita insieme che tendono ad occupare fin troppo spazio.

Come dire gli ingredienti, anche se non proprio originalissimi, c'erano tutti, ma il risultato non è esaltante. Una lettura consigliabile a chi non è propriamente un patito di gialli-thriller, ma che magari vuole accostarsi al genere con cautela e partendo da lontano.


Erica Falck è tornata nella casa dei genitori a Fjällbacka, incantevole località turistica sulla costa occidentale della Svezia che, come sempre d'inverno, sembra immersa nella quiete più assoluta. Ma il ritrovamento del corpo di Alexandra, l'amica d'infanzia, in una vasca di ghiaccio riapre una misteriosa vicenda che aveva profondamente turbato il piccolo paese dell'arcipelago molti anni prima. Erica è convinta che non si tratti di suicidio, e in coppia con il poliziotto Patrik Hedström cerca di scoprire cosa si nasconde dietro la morte di una persona che credeva di conoscere. A trentacinque anni, con la sensazione di non sapere bene cosa volere nella vita ma stimolata da un nuovo amore, approfitta del suo status di scrittrice per smascherare menzogne e segreti di una comunità dove l'apparenza conta più di ogni cosa. (da ibs.it)





sabato 17 marzo 2018

Giallo, Noir & Thriller/51

Titolo: False Apparenze
Autore: Dahl Kjell Ola
Traduttore: Paterniti Giovanna
Editore: Marsilio – 2012



Quarto episodio della serie creata da Kjell Ola Dahl, “False Apparenze” vede maggiormente protagonista l'ispettore Frank Frølich, anche perché Gunnarstranda è inizialmente in ferie entrando in scena e nel cuore delle indagini solo successivamente.
Frølich si trova coinvolto in due, addirittura tre indagini o comunque casi da affrontare, per certi versi suo malgrado, dovendo fare inevitabilmente i conti con le proprie emozioni, le pulsioni che lo caratterizzano in questa fase della sua vita e con il proprio passato. Un passato che segna ed incide sul presente e sul suo lavoro, influenzatone a tal punto che il suo diretto superiore Gunnarstanda e la polizia di Oslo tutta cominciano a dubitare delle sue capacità di indagine e studio delle vicende narrate. Si intrecciano varie piste, che riguardano un traffico di droga, la morte di una giovane donna promessa sposa dell'amico d'infanzia di Frølich, la scomparsa di una studentessa africana ed un vecchio caso in cui è coinvolto uno psicologo vicino, in qualche modo, a pressoché tutti i personaggi del romanzo.



Le piste seguite si rivelano una ad una fallaci, del tutto od in parte, con inaspettati punti di intersezione tra loro. Molto efficace il lavoro di Kjell Ola Dahl, che riesce a mantenere il ritmo, alternando azione e meditazione, non invasive descrizioni e narrazione costante, che coinvolge il lettore e gli dona una certa dose di incertezza e tensione che si diffonde per tutta le lettura. Non proprio una gran figura, professionalmente parlando, di Frank Frølich, che viene raccontato in tutta la sua umanità e i propri dubbi ed insicurezze, ma un episodio stimolante e ben scritto che rinnova il gusto per questa serie.




Nel cuore della notte, in un cassonetto delle immondizie nel centro di Oslo, giace il corpo di una giovane donna avvolto con cura in una pellicola di plastica trasparente. Chiamato dal medico legale, l'ispettore Frank Frølich la riconosce: l'aveva da poco incontrata alla festa del suo migliore amico di un tempo, che ora diventa il principale sospettato dell'omicidio. Costretto controvoglia a occuparsi del caso, Frølich sa di non poter essere imparziale. Le indagini riportano in vita tormentati ricordi legati alla sua giovinezza, ma proprio nel passato potrebbe nascondersi un'importante traccia per la soluzione. In un pericoloso gioco di equivoci e simulazioni, Frølich si trova coinvolto in un'indagine emotivamente molto complessa, che si confronta con la lealtà più nobile e il tradimento più intollerabile, dove razionalità, passione e desiderio di rivalsa si fondono in una miscela esplosiva, dando vita a un crescendo di colpi di scena. (da marsilioeditori.it)

giovedì 29 giugno 2017

Giallo, Noir & Thriller/42

Titolo: Battuta di Caccia
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2013


Secondo appuntamento con le indagini di Carl Mørck della Sezione Q presso la Polizia di Copenaghen, “Battuta di Caccia” potrebbe essere definito un romanzo sulla vendetta.
La vendetta di chi, resasi colpevole di sopraffazione e violenze e poi in qualche modo pentitasi, organizza il modo migliore per farla pagare a chi con lei si è macchiato di orrendi delitti, ma non è mai tornato sui propri passi. Un gruppo di ricchi danesi di successo, che hanno continuato a coltivare il culto della violenza e dell'umiliazione del più debole, caricandosi attraverso l'uso e lo sfoggio di armi sempre più costose e sofisticate, mediante delitti e ingiustizie perpetrate ispirandosi ad “Arancia Meccanica”, proprio film feticcio.


A Mørck casualmente capita di trovarsi di fronte un dossier che non dovrebbe neanche leggere, infatti la sua sezione si occupa di vecchi casi, ma insoluti, mentre quello su cui inizia ad indagare è un caso già da anni risolto, con tanto di reo confesso che sta diligentemente scontando la pena inflittagli.
Ma qualcosa non torna, non lo convince del tutto e tanto meno convince il suo tanto improvvisato quanto prezioso collaboratore, il misterioso Hafez el-Hassad, che nota i collegamenti tra una serie di casi di violenza irrisolti.
Inizia così una serie di sopralluoghi e di interrogatori, un'indagine nella quale offre il proprio contributo Rose Knudsen , enigmatica e vivace neo inserita nella Sezione Q.
Parallelamente il lettore assiste e si appassiona alla vicenda di Kimmie, colei che sta preparando la sua vendetta. Colpevole come i suoi ex compagni, ma strumento ed artefice di una personale giustizia, che sembra assumere una valenza di distorta nemesi al fine di smascherare alcuni degli elementi della “Buona Società” ed infliggere loro una tragica pena dalle connotazioni dantesche.
Il lettore legge e assiste alla tragicità ed enormità del Male, causato ed incarnato dai migliori elementi della Nazione Danese, uomini di successo, capaci di eccellere nelle loro professioni, nel loro campo, invidiati ed indicati a modello.



Battuta di Caccia conferma la capacità di Jussi Adler-Olsen di tenere il lettore inchiodato alla pagina, nella maestria di capovolgere le regole del genere investigativo. Come ne La donna in gabbia, il lettore conosce fin dall’inizio chi sia o siano i colpevoli. Viene a mancare, dunque, la tensione del primo interrogativo di un ‘giallo’. Restano però gli altri due: Perché? Come?

A questo punto
Adler-Olsen si dedica alla costruzione della trama, dettaglio dopo dettaglio, nella rappresentazione della ricca società danese senza penuria di tinte fosche, nel raccontare non solo l'indagine ma le vite di chi la conduce e di chi viene coinvolto in essa, nel mostrare una giustizia che viene fatta in maniera poco convenzionale ma che il lettore, in fondo, riesce anche ad apprezzare. 

 

Sono passati vent'anni da quando i corpi martoriati di due ragazzi, fratello e sorella, sono stati ritrovati nella loro casa di vacanza, nel nord della Danimarca. Le indagini della polizia conducono a un gruppo di studenti ospiti di un collegio molto esclusivo nelle vicinanze. Ma le prove a loro carico non sono sufficienti, e il caso viene archiviato. L'incartamento finisce sulla scrivania di Carl Mørck, e il capo della Sezione Q per i "casi di speciale interesse" ben presto si rende conto che tra quelle pagine c'è qualcosa di molto, molto sbagliato. Con l'aiuto di Assad, suo misterioso assistente siriano, Mørck comincia un'indagine attraverso le gerarchie della società, dal più disperato dei barboni della stazione fino agli uomini ai vertici del potere. La caccia è cominciata. (da giallosvezia.it)