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sabato 2 settembre 2023

In un caffè

 


Ho trovato me stesso.
Riflesso nello specchio
Infinito, scintillante,
sto, curvo, ravvolto di fumo
e non so neppure più
se proprio quella è un’illusione
o sono io invece
la sua immagine vuota.
Tanto brusio mi si muove intorno,
ma le forme sprofondano
nell’atmosfera di cristallo,
si velano di tutta la sua luce
e sono tanto lontane
che non le sento più.
Sono solo, ricurvo,
e non soffro più nulla.
Laggiù forse,
a quel me stesso più pallido
l’anima trema
di non so che dolore.
Io non soffro più nulla.
Vedo me stesso e gli altri
contorcersi febbrili,
dentro quel cielo splendido.


(Cesare Pavese)




mercoledì 5 luglio 2023

Una speranza, o una consolazione


Foto di Giulia Cagnani - 2008


È straordinaria l'idea che ogni goffaggine tua, ogni incertezza, ogni rabbia - insomma tutto ciò che è negativo - può sempre domani, da un diverso e più sapiente punto di vista, scoprirsi un valore, una qualità, un tesoro positivo.

(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere) 



giovedì 29 giugno 2023

Do you think about it too?

 



Tu sei per me una creatura triste,

un fiore labile di poesia,

che, nell'istante stesso che lo godo

e tento inebriarmene,

sento fuggire lontano

tanto lontano,

per la miseria dell'anima mia,

la mia miseria triste.

Quando ti stringo pazzamente al cuore

e ti suggo la bocca,

a lungo, senza posa,

sono triste, bambina,

perché sento il mio cuore tanto stanco

di amarti così male.


Tu mi dai la tua bocca

e insieme ci sforziamo di godere

il nostro amore che sarà mai lieto

perché l'anima in noi è troppo stanca

dei sogni già sognati.

Ma sono io sono io il vile,

e tu sei tanto in alto

che, quando penso a te,

non mi resta che struggermi d'amore

per quel poco di gioia che mi dai,

non so se per capriccio o per pietà.

La tua bellezza è una bellezza triste

quale avrei mai osato di sognare,

ma, come tu mi hai detto, è solo un sogno.

Quando ti parlo le cose più dolci

e ti stringo al mio cuore

e tu non pensi a me,

hai ragione, bambina:

io sono triste triste e tanto vile.


Ecco, tu sei per me

null'altro che una fragile illusione

dai grandi occhi di sogno,

che per un'ora mi si stringe al cuore

e mi ricolma tutto

di cose dolci, piene di rimpianto.

Cosí mi accade quando stancamente

mi struggo a infondere nei versi lievi

un mio spasimo triste.

Un fiore labile di poesia,

nulla di più, mio amore.

Ma tu non sai, bambina,

e mai saprai ciò che mi fa soffrire.


Continuerò, piccolo fiore biondo,

che hai già tanto sofferto nella vita,

a contemplarti il viso che ti piange

anche quando sorride

oh la dolcezza triste del tuo viso!

non saprai mai, bambina –

continuerò a adorare accanto a te

le tue piccole membra melodiose

che han la dolcezza della primavera

e son tanto struggenti e profumate

che io quasi impazzisco

al pensiero che un altro le amerà

stringendole al suo corpo.


Continuerò a adorarti,

e a baciarti e a soffrire,

finché tu un giorno mi dirai che tutto

dovrà essere finito.

E allora tu non sarai più lontana

e non mi sentirò più stanco il cuore,

ma urlerò dal dolore

e ribacerò in sogno

e mi stringerò al petto

l'illusione svanita.

E scriverò per te,

per il tuo ricordo straziante

pochi versi dolenti

che tu non leggerai più.

Ma a me staranno atroci

inchiodati nel cuore

per sempre.

4 Settembre 1927

(Cesare Pavese)




domenica 8 maggio 2022

Il fascino del viaggiare secondo Cesare Pavese

Il fascino del viaggiare è lo sfiorare innumerevoli scene ricche e sapere che ognuna potrebbe esser nostra e passar oltre, da gran signore.”

(Cesare Pavese, “Il mestiere di vivere“)





domenica 19 giugno 2016

Il proprio Desiderio


Il problema non è la durezza della sorte, poiché tutto quello che si desidera con bastante forza si ottiene. Il problema è piuttosto che ciò che si ottiene disgusta. E allora non deve mai accadere di prendersela con la sorte, ma con il proprio desiderio.
Cesare Pavese - Il mestiere di vivere




venerdì 21 novembre 2014

Silenzio # 17





“Basta un po' di silenzio e ogni cosa si ferma nel suo luogo reale.”
(Cesare Pavese, Lavorare stanca)




sabato 20 settembre 2014

Verrà la Morte



Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

22 marzo '50

(Cesare Pavese)