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mercoledì 18 giugno 2025

Pausa pranzo? #3

(Marco Cocci e Barbara Scoppa in “Ovosodo”, di Paolo Virzì - 1997)


(Sarah Gadon e Robert Pattinson in “Cosmopolis”, di David Cronenberg - 2012)


 

(Marcello Mastroianni e Massimo Troisi in “Che ora è?”, di Ettore Scola, 1989)

(Michelle Williams in “Blue Valentine”, di Derek Cianfrance, 2010)


(Gigi Proietti in “Febbre da cavallo”, di Steno, 1976)



lunedì 20 febbraio 2023

Citazioni Cinematografiche n.499

 

Veronica Quaife: Stai cambiando, Seth. Tutto di te sta cambiando. Hai un brutto aspetto, hai un cattivo odore.
Seth Brundle: Mai amato l'acqua un granché.
Veronica Quaife: Quegli strani peli che ti crescono sulla schiena li ho portati ad un laboratorio. Li ho fatti analizzare.
Seth Brundle: I peli? I peli... Ah, sì. Strana iniziativa.
Veronica Quaife: Mai tanta strana quanto i risultati. Al laboratorio non riuscivano ad identificarli. Poi sono arrivati alla conclusione che decisamente non erano umani.
Seth Brundle: Oh... Ottimo.
Veronica Quaife: Non sono umani, Seth. Infatti, è quasi certo che siano d'insetto.
Seth Brundle: Che sciocchezze, che ridicolaggine.
Veronica Quaife: Senti! C'è dell'altro. Guardati la faccia. Quando l'hai fatto è successo qualcosa. Hai bisogno d'aiuto. Credo che forse sei malato.
Seth Brundle: Sei gelosa! Ora sono libero, al settimo cielo e tu non lo tolleri. Fai di tutto per riportarmi giù.

(Veronica Quaife/Geena Davis e Seth Brundle/Jeff Goldblum in “La Mosca”, di David Cronenberg - 1986)






martedì 22 giugno 2021

Pazzia e Caos

 

Tutti siamo scienziati pazzi, e la vita è il nostro laboratorio. Tutti stiamo sperimentando per trovare un modo di vivere, per risolvere problemi, per convivere con pazzia e caos.

David Cronenberg

 


 

domenica 30 settembre 2018

Artista e Tabù

La maggior parte degli artisti sono attratti da ciò che è tabù. Un artista serio non può accettare i tabù, qualcosa che non puoi guardare, pensare, toccare”.

(David Cronenberg)






giovedì 6 settembre 2018

A History of Violence (2005)


Tom Stall diventa un eroe dopo aver sventato una rapina nel suo diner uccidendo due criminali per legittima difesa. La sua vita viene stravolta dal circo mediatico che lo spinge sotto l’occhio di tutti, anche di due malavitosi capitanati dallo sfregiato Carl Fogarty. Questi è convinto che Tom sia in realtà Joey, un uomo dal passato criminale. Fogarty inizia a insidiare la moglie e i figli di Tom, che dovrà proteggere la sua famiglia dalla sua stessa, reale identità.

David Cronenberg è tuttora noto per le mutazioni che i personaggi dei suoi film subiscono o vivono sui loro corpi. In varie occasioni le storie da lui create e realizzate sul grande schermo hanno visto protagonisti che cambiavano radicalmente nel fisico, o che sullo stesso fisico basavano le proprie vicissitudini o avventure. “La Mosca”, “Crash” e “Videodrome” sono solo alcuni titoli esempio, ma l'intera carriera del regista canadese è un'esplorazione delle mutazioni del corpo e della carne. Cronenberg nella sua carriera ha saputo studiare le devianze e le ossessioni di ogni genere, dirigendo film tanto belli quanto (talvolta) ripugnanti, per metterci di fronte alla mutazione, al cambiamento, alla transizione dell'essere umano nel e sul proprio corpo, sulla carne.



In “A History of Violence”, invece, la metamorfosi, il cambiamento non è primariamente carnale, centrata sul corpo, sebbene esso stesso e la carne ne siano coinvolti, questa volta attraverso modalità più “classiche”. Il protagonista Tom Stall, un Viggo Mortensen in gran forma che anche grazie a questo film si liberò delle scorie da eroe tolkieniano, vive un cambiamento che è di personalità, attraverso gesti, parole e atteggiamenti. Da mite padre di famiglia a killer freddo e lucido, allenato e abituato alla violenza. Per cui una metamorfosi “intra” che è figlia di un'altra precedente che lo spettatore non ha visto e che è portato ad immaginare, attraverso quanto osserva sullo schermo. Un cambiamento che di fatto è un ritorno ad un qualcosa che si era abbandonato, ma che si conclude con un altro tentativo di ritorno a ciò che si era creato. Una velleità che però è solo illusione, poiché tutto il suo mondo privato ne è rimasto segnato e radicalmente mutato.



Quindi “A History of Violence” può essere definita la storia di un uomo e della sua metamorfosi (come detto, tema caro all’autore) che avviene tutta, senza trucchi o effetti speciali, davanti agli occhi dello spettatore. Avviene di fronte ed all'interno della sua famiglia, qui vista come fondamentale cardine della società e della rispettabilità della stessa oltre che del singolo, con la violenza che è innanzitutto quella di mettere a nudo un uomo di fronte ai suoi affetti, ai suoi figli, a ciò che ha costruito. C'è molto di mito fondativo americano in questo approccio. Mito che allo stesso tempo viene omaggiato e desacralizzato, con bugie, urla, inganni, sesso consumato sui gradini e, appunto, violenza. All'inizio sembra violenza giustificata e giustificabile, poiché esercitata nei confronti di chi insidia e attacca l'armonia individuale e comunitaria, poi viene mostrata come insita nell'uomo. Violenza che viene mostrata come trasmissibile ai propri figli. Tom che poi è Joey l'ha probabilmente imparata/ricevuta da un padre/fratello ed a sua volta la trasmette ai componenti della sua famiglia. La narrazione è colma di tensione e lo spettatore vive il dubbio su quanto sta osservando. Cronenberg incentiva l’esibizione della metamorfosi a vista del personaggio, quasi fosse qualcosa che non ha una reale profondità, psicanalitica, edipica, remota, ma qualcosa che avviene tutta nel presente, sull’epidermide e sul volto mutevole (Viggo Mortensen di fatto passa dall’essere Tom a Joey anche nella stessa scena) del protagonista, così come su quelli della moglie e del figlio maggiore.



Grazie anche alla grande prova del già citato Mortensen, di Ed Harris, di William Hurt e di una sorprendente Maria Bello nel ruolo della moglie del protagonista, questo film risulta di gran lunga uno dei migliori di Cronenberg. Drammatico e monolitico nella sua classicità, a cavallo fra western e noir, con caratteri e stilemi narrativo-rappresentativi di entrambi i generi, “A History of Violence” ci racconta anche di una mitologia nordamericana che viene trattata in modo audace e raffinato, con gli archetipi del focolare domestico, della libertà individuale, del viaggio, della difesa della proprietà privata e dei propri valori. Magistralmente proposti attualizzandoli con un occhio rivolto al classico. Ma qui non c'è eroismo, solo la fredda, abbagliante drammatizzazione del sogno/incubo nordamericano, con parecchia violenza, anche dove non si vede carne o sangue.





sabato 17 giugno 2017

La Promessa dell'Assassino (2007)


Qualche giorno fa un neo collega desideroso di cinema mi ha chiesto un titolo quale consiglio per una sua prossima serata.
Probabilmente complice la giovane età del ragazzo ho suggerito senza pressoché alcuna esitazione “La Promessa dell'Assassino”, di David Cronenberg.

Limitandomi al regista canadese se avessi atteso qualche secondo in più forse avrei potuto indirizzare il mio interlocutore verso altri titoli, ma credo invece che la repentina risposta sia stata suggerita dalla immediatezza della trama e delle scene del film con protagonista Viggo Mortensen.


Sintetizzando, lo si potrebbe definire un gangster movie con più di un elemento noir, che dai due generi prende l'essenziale, come essenziale è la messa in scena, compatta ed efficace, dotata di scene coinvolgenti, immagini potenti e dirette, che tengono alta la tensione per tutta la durata del film.

I puristi ci troveranno qualche innegabile difetto, gli estimatori di Cronenberg con qualche capello bianco in più del sottoscritto considereranno “La Promessa dell'Assassino” maggiormente “convenzionale” rispetto a precedenti opere, ma credo che non potranno negare una certa continuità di stile e di visione del regista de “La Mosca” e “eXistenZ ”.

Con la sola parziale eccezione di Naomi Watts che in qualche passaggio non convince del tutto, gli interpreti sono molto bravi, su tutti il già citato Viggo Mortensen, calato in un personaggio straordinario, a cui dona intensità e accattivante ambiguità. Non ci sono lezioni morali o tesi da proporre, ma lucida analisi, violenza e dolore resi con grande maestria, dialoghi e sceneggiatura da mozzare il fiato, come se ad una vicenda dal sapore di grande narrativa russa si fosse tolta ogni azione pedagogica o suggerimento etico.



Londra. Nikolai Luzhin è uno degli uomini di fiducia del clan russo capeggiato da Semyon, proprietario di un elegante ristorante transiberiano che, dietro la sua impeccabile facciata, nasconde una natura fredda e brutale. Un giorno, Nikolai si imbatte in Anna Khitrova, una giovane ostetrica, anche lei di origine russa, sconvolta per la morte di una ragazza da lei assistita durante il parto. Nonostante venga fortemente scoraggiata dai suoi parenti, Anna vorrebbe rintracciare la famiglia di origine della defunta per affidare loro il neonato. Nikolai si offre di aiutarla, ma la sua iniziativa provocherà drammatici avvenimenti e creerà in lui sentimenti contrastanti.

Una scena quale esempio... 

lunedì 2 settembre 2013

Citazioni Cinematografiche n.8




Joey: Richie, io sono qui per fare pace....dimmi che devo fare per mettere le cose a posto.
Richie: Una cosa la potresti fare, credo......potresti morire, Joey.

(Joey Cusack/Tom Stall/Viggo Mortensen e Richie Cusack/William Hurt in “A History of Violence, di David Cronenberg - 2005)

sabato 6 aprile 2013

Film Noir



"Per fare un film bastano una donna e una pistola" (Claude Chabrol)

Il genere noir, pur nato negli anni 40 negli Stati Uniti (con qualche debito nei riguardi del cinema espressionista tedesco), rappresenta uno dei generi e forme espressive che maggiormente hanno influenzato il Cinema e la Cultura contemporanea. Il pessimismo, le ambientazioni dark, i complessi intrecci investigativi sono i pilastri che negli anni hanno intersecato malessere esistenziale, insofferenza nei confronti di norme e regole e verso i modelli culturali socialmente accettati.

In campo letterario un ruolo fondamentale è rappresentato dalla figura femminile, ovvero la dark lady, a volte femme fatale, rappresentazione della devianza e di instabilità sociale e psicologica, spesso donna senza cuore e senza anima, pronta a tutto per trarre vantaggio dalle situazioni, ingannatrice e perfida, bramosa di ottenere spazio ed identità in un contesto sovente effimero, per conquistare benefici transitori o destinati a non essere goduti.
Mamie Van Doren




 In ambito cinematografico i noir hanno raggiunto la loro massima diffusione e realizzazione negli anni 40, ibridandosi poi specialmente dagli anni 70 con altre correnti culturali, come la Nouvelle Vague e generi quali commedia, crime story e film drammatici. Al di là della presenza di detective, gangster e fuorilegge vari, nei film noir per il protagonista non c’è scampo o riparo dal dolore e dalla morte, poiché non si contemplano eroi o figure da idealizzare, non si considera alcun lieto fine, ad esclusione di quelli che lo sono solo apparentemente, perché minacciati da ambigui sospesi e minacciosi interrogativi che si sedimentano nell’immaginario dello spettatore.

Le atmosfere notturne, il montaggio rapido e le "fughe d'identità", tipiche del noir si uniscono successivamente, nel corso degli anni, a sangue, sesso e violenza, diventando parte integrante di thriller e polizieschi e confermando l'importanza culturale che questo genere rappresenta per la storia del Cinema.
James Cagney

Ho scelto, distinti per periodi, alcuni film inscrivibili nel genere, più sei bonus “trasversali” per gusto personale e l’impatto che hanno avuto nella storia del cinema e sull’immaginario degli spettatori (specialmente il mio).

Prima del 1940
"L'Angelo Azzurro" di Josef von Sternberg (1930)
"M, Il Mostro di Dusseldorf" di Fritz Lang (1931)
"Nemico Pubblico” di William A. Wellman (1931)
"Angeli con la faccia sporca" di Michael Curtiz (1938)

Lauren Bacall e Humphrey Bogart
Anni 40
"Il grande Sonno" di Howard Hawks (1946)
"Gilda" di Charles Vidor (1946)
"Il caso Paradine" di Alfred Hitchcock (1947)
"Il Terzo Uomo" di Carol Reed (1949)
Alida Valli e Gregory Peck ne "Il Caso Paradine"














Anni 50
Orson Welles e Charlton Heston ne "L'Infernale Quinlan"
"Viale del Tramonto" di Billy Wider (1950)
"Niagara" di Henry Hathaway (1953)
"Rapina a Mano Armata" di Stanley Kubrick (1956)
"L'Infernale Quinlan" di Orson Welles (1958)

Anni 60
"Lo Spaccone" di Robert Rossen (1961)
"Il Promontorio della paura" di J. Lee Thompson (1962)
"La Calda Notte dell’Ispettore Tibbs" di Norman Jewison (1967)
"La Mia Droga si Chiama Julie" di François Truffaut (1969)
Jean Paul Belmondo e Catherine Deneuve
Anni 70
"Marlowe, il Poliziotto Privato" di Dick Richards (1975)
"Chinatown" di Roman Polański (1974)
"Ispettore Callaghan: il Caso Scorpio è tuo" di Don Siegel (1971)
"L’Amico Americano" di Wim Wenders (1977)

Anni 80
"Brivido Caldo" di Lawrence Kasdan (1981)
"Blade Runner" di Ridley Scott (1982)
"Omicidio a Luci Rosse" di Brian De Palma (1984)
"Witness – Il Testimone" di Peter Weir (1985)

Anni 90
"Sonatine" di  Takeshi Kitano (1993)
"Seven" di David Fincher (1995)
"I Soliti Sospetti" di Bryan Singer (1995)
"Il Buio nella Mente" di Claude Chabrol (1995)
"L.A. Confidential" di Curtis Hanson (1997)
Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert ne "Il Buio nella Mente"
Anni 2000
"L'uomo che non c'era" di Joel Coen (2001)
"A History of Violence" di David Cronenberg (2005)
"Arrivederci Amore, Ciao" di Michele Soavi (2005)
"La Promessa dell'Assassino" di David Cronenberg (2007)

Viggo Mortensen ne "La Promessa dell'Assassino"
Jeanne Moreau

BONUS:
"Giungla d'Asfalto" di John Huston (1950)
"Ascensore per il patibolo" di Louis Malle (1957)
"La conversazione" di Francis Ford Coppola (1975)
"Velluto Blu" di David Lynch (1986)
"Le Iene" di Quentin Tarantino (1992)
"Old Boy" di Park Chan-Wook (2003)
Vedi anche:
Cinema