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giovedì 8 giugno 2023

venerdì 3 febbraio 2023

Non c'è bisogno di parole

 


Non c’è nulla di cui serva parlare
non c’è nulla che occorra insegnare;
bella e ricolma di malinconia
è questa buia anima ferina:
non c’è nulla che lei voglia insegnare,
in nessun modo lei riesce a parlare,
e come un giovane delfino guizza
per l’universo e i suoi canuti abissi.

(Osip Mandel’štam – Trad. Remo Faccani)




venerdì 15 luglio 2022

Incipit 81/100

 

Quando, nel 1975, soggiornai per la prima volta nella mia vita a Leningrado, erano trascorsi solo nove anni dal giorno in cui Anna Achmatova aveva esalato l'ultimo respiro. In città la sua influenza era ancora tangibile, ma per non rischiare problemi con le autorità era meglio evitare di nominarla in pubblico. Proprio proibite le sue opere non lo erano più, un leningradese su dieci – a occhio – sapeva recitare a memoria il suo ciclo di poesie Requiem, eppure il suo nome continuava a evocare un sospetto di protesta e dissidenza. La versione completa e non censurata di Requiem in Unione Sovietica non sarebbe apparsa che molti anni dopo, nel 1987; Anna Achmatova era ancora parzialmente sulla lista nera”.

(Bagliori a San Pietroburgo, di Jan Brokken – trad. Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo)







venerdì 1 ottobre 2021

Incipit 40/100

“Voltati un po', figliolo! Come sei buffo! Ma che razza di sottana da prete avete addosso? All'accademia vanno in giro tutti vestiti a 'sto modo? Con queste parole il vecchio Bul'ba accolse i due figlioli, studenti del seminario di Kiev, che facevano ritorno a casa, dal padre.”

(Taras Bul'ba, di Nikolaj Vasilevič Gogol – trad. Laura Simoni Malavasi)


 

lunedì 21 giugno 2021

Citazioni Cinematografiche n.412

Sonja: Boris, guarda questa foglia. Non è perfetta? E questa? Guarda. Sì, sono convinta che questo è il migliore dei mondi possibili. 

Boris: Bé, è certo il più costoso.
Sonja: Non è incredibile la natura?
Boris: Per me la natura è, sai… Non lo so… i ragni, e le cimici, e il pesce grosso che mangia il piccolo e le piante che mangiano altre piante, animali che man… È un enorme ristorante, così la vedo.
Sonja: Sì, però se Dio l’ha creata deve essere bella anche se il suo piano non c’è chiaro per il momento.
Boris: Sonja, e se Dio non esistesse?
Sonja: Boris Dimitrovic, stai scherzando?!?
Boris: E se fossimo solo un branco di gente assurda che corre intorno senza nesso o ragione?
Sonja: Ma se non esiste Dio la vita non avrebbe alcun significato. Perché dovremmo continuare a vivere? Perché allora non suicidarsi?
Boris: Beh, non facciamo gli isterici. Potrei sbagliare. Io oggi mi uccido e domani Lui concede un’intervista.
Sonja: Boris, ti dimostro com’è assurda la tua posizione. D’accordo, diciamo che Dio non c’è e ogni uomo è libero di fare tutto ciò che vuole. Beh, e allora chi ti impedisce di ammazzare qualcuno?
Boris: L’omicidio è immorale!
Sonja: L’immoralità è soggettiva.
Boris: Sì, ma la soggettività è oggettiva.
Sonja: Non negli schemi percettivi razionali.
Boris: La percezione è irrazionale, implica imminenza.
Sonja: Ma il giudizio di ogni sistema o relazione prioritaria dei fenomeni esiste in ogni contraddizione razionale, metafisica, o almeno epistemologica, per concetti astratti come esistere o essere, o accadere nella cosa stessa o della cosa stessa.
Boris: Sì, questo è vero, anche io lo dico sempre.

(Sonja/Diane Keaton e Boris/Woody Allen in "Amore e Guerra", di Woody Allen - 1975)



 


venerdì 15 gennaio 2021

Incipit 3/100

“Non c'è nulla di meglio della prospettiva Nevskij, perlomeno a Pietroburgo; per la città vuol dire tutto. Di cosa non brilla questa via – splendore della nostra capitale! Io so che nessuno dei suoi pallidi e impiegatizi abitanti scambierebbe la prospettiva Nevskij con tutto l'oro del mondo.”

(Prospettiva Nevskij, di Nikolaj Vasil'evič Gogol' – trad. Emanuela Guercetti)



 

 

venerdì 18 ottobre 2019

Nella casa del pianista, di Jan Brokken

Titolo: Nella casa del pianista
Autore: Jan Brokken
Traduttore: Claudia Di Palermo
Editore: Iperborea - 2011


La storia di un uomo, quella di un artista, il racconto di un'amicizia, di amici e amanti, il ritratto di un'epoca e di un periodo, un viaggio attraverso i sentimenti, i pensieri, i dolori e le felicità di uomini e donne che hanno vissuto, conquistato qualcosa e perduto altro.
Tutto questo e probabilmente altro ancora il lettore scopre in “Nella casa del pianista” dell'olandese Jan Brokken, edito da Iperborea.
Lo scrittore si basa su ciò che ha vissuto in prima persona, su ciò che il pianista sovietico Youri Egorov, fuggito prima in Italia e poi giunto ad Amsterdam nella seconda metà degli anni 70, gli ha raccontato, confidato e trasmesso sotto ogni aspetto, attraverso la loro amicizia e le loro arti, lo scrivere, il narrare e la musica. Brokken è un grande conoscitore ed appassionato di musica che, tra l'altro, ha spesso affrontato il tratteggio e la descrizione di figure di primo piano in ambito letterario e artistico (come in Bagliori a San Pietroburgo ad esempio). Questo gli ha consentito di arricchire il proprio lavoro, rendendolo appassionante, intimo, coinvolgente, con qualche elemento cinematografico che rende ancora più viva l'esperienza della lettura.


Chi legge scopre Egorov sotto il profilo umano ed artistico, con i suoi pregi e le sue doti di grande esecutore ed interprete, ma viene posto di fronte anche ai suoi difetti, alle sue debolezze, ai suoi tratti peggiori. Empatia e rabbia, comprensione e repulsione si alternano nell'animo del lettore, che legge e “vive” le esperienze del pianista morto di AIDS nel 1988. Inoltre si viene a conoscenza di alcuni meccanismi e retroscena relativi al mondo dell'industria discografica, a come si organizzano festival musicali, al rapporto fra artisti ed impresari e fra gli artisti stessi.

La prosa è fluida e mai banale, rallenta e accelera il ritmo con intelligenza e rispetto verso i personaggi ritratti e chi legge. Si gode della sua ricchezza e solidità, che sa di precisione e cura dei dettagli, con pagine liriche che riescono a non perdere quella freschezza espressiva che invita a leggere e leggere ancora. Non si tema di trovarsi di fronte ad una “semplice” trasposizione, magari un po’ infiocchettata, di una storia vera, perché Egorov e Brokken ci offrono qualcosa che si fa forte non solo della sua autenticità, ma anche del rispetto ed affetto di un amico, nel suo voler essere omaggio, tributo ed emozionante lascito.

La sera del 30 gennaio 1980 Youri Egorov, astro nascente del pianoforte, dà uno dei suoi primi, memorabili concerti nell’Europa occidentale, interpretando gli studi di Chopin. Per Jan Brokken è una folgorazione e l’inizio di un legame profondo: dalle prime battute riconosce in lui il talento che ogni giorno sente esercitarsi nella casa vicina. Dalla nativa Kazan, dopo l’inizio di una promettente carriera, Youri Egorov aveva deciso, come Rudolf Nureyev, di fuggire, approdando finalmente ad Amsterdam dopo un rocambolesco rifugio in Italia. Al grande danzatore russo lo unisce anche l’omosessualità, tenuta segreta in Unione Sovietica, che ora può vivere liberamente in Olanda, dove non corre più il rischio di essere internato. In Occidente il successo non si fa attendere, così come le grandi tournée internazionali, le registrazioni, la consacrazione accanto ai più acclamati cantanti e direttori d’orchestra. Ma sotto il talento prodigioso cova la fragilità dell’uomo, esacerbata dalla perenne insoddisfazione e dall’amore disperato per la Madre Russia. Youri si aggrappa alla stretta cerchia di amici che orbita intorno alla sua casa di Amsterdam, una nuova calorosa «famiglia»: l’architetto Brouwer, suo compagno di vita, la «principessa» Tatjana e il gruppo di hippy, musicisti e creativi che lo sentiranno suonare le ultime tragiche note, prima della prematura morte per aids, a soli trentatré anni. (da iperborea.com)

sabato 20 giugno 2015

La Grande Guerra # 11

I PROTAGONISTI

NICOLA II DI RUSSIA 


Figlio di Alessandro III, nasce nel 1868, per divenire zar nel 1894. Essenzialmente di carattere mite, schivo ed influenzabile, Nicola II di Russia non si dimostrò capace di sostenere una politica repressiva simile a quella messa in atto dal padre. Il suo desiderio probabilmente era poter divenire un vero “padre del popolo”, titolo che usavano assumere gli Zar al potere, ma si rivelò del tutto incapace di tale compito.

La sua vita familiare è segnata dalla malattia dell’erede Aleksej, emofiliaco, motivo anche della scelta della moglie Alice di affidarsi alle presunte virtù taumaturgiche del monaco Rasputin.

Venne spinto verso un governo autocratico, senza averne l’energia e lo spirito per affermarlo, affossando, in tema di politica interna, ogni vero tentativo di riforma ed entrando più volte in contrasto con la Duma, il Parlamento.


In politica estera tentò di mantenere gli equilibri: nel 1907 completa la Triplice Intesa, ma la questione balcanica ed il sostegno alla Serbia minano i rapporti con l’Austria-Ungheria. Allo scoppio delle ostilità la decisione di assumere la guida personale dell’esercito si rivela un tragico errore. Da quel momento la monarchia viene identificata con la guerra e la sconfitta militare. Dopo l’insurrezione del marzo 1917 Nicola II abdica per sé e per il figlio in favore del fratello Michele.

Confinato a Tsarkoe Selo, viene trasferito in Siberia ed infine a Ekaterinburg dai bolscevichi, dove nella notte fra il 16 e 17 luglio 1918 viene fucilato, insieme alla famiglia.

venerdì 6 marzo 2015

L'Affare Kurilov




Irène Némirovsky
L’affare Kurilov

Trad: Marina Di Leo
Piccola Biblioteca Adelphi
2009

“L’Affare Kurilov” si sviluppa intorno alla figura del killer, Léon M., e del narratore, che ci fanno conoscere Valerian Aleksandrovič Kurilov, l’odiato ministro della Pubblica Istruzione del regime zarista, vittima designata del Comitato Rivoluzionario.

Irène Némirovsky sembra quasi anticipare lo schema e lo sviluppo che saranno propri dei thriller del dopoguerra, dove l’assassino “studia” il suo bersaglio, lo impara a conoscere, giungendo perfino a renderlo una parte di sé. In questo caso il killer vive accanto alla vittima, ne diviene il medico personale, si innamora di sua moglie, di chi deve eliminare. In pratica ribaltando, in prima battuta e poi anticipando, due situazioni “classiche”, poiché qui si agisce diversamente dal decidere di uccidere l’ingombrante marito di chi ci si è innamorati, ovvero si è primariamente inviati a “fare giustizia” e si inciampa nell’amore.


Un tratto moderno, a suo modo anticipatore, sorretto da una splendida scrittura e da un suggestivo ritmo, in grado di incalzare e poi offrire momentanee pause, dove lo studio dei personaggi arricchisce la ricostruzione di un’epoca. Psicologia dei caratteri resa in forma asciutta e appagante; le complessità dell’animo non sono un alibi o un’attenuante, ma materia di osservazione e riflessione per un amore dedicato alla resa di pagine dense di emozioni e di pietas.


venerdì 31 gennaio 2014

Miracoli personali


E dal momento che l’uomo non è in grado di rimanere privo di miracoli, egli si crea da sé miracoli nuovi e si inginocchia dinanzi al miracolo del ciarlatano, alla magia della fattucchiera, pur rimanendo cento volte ribelle, eretico e miscredente.

(Fëdor Dostoevskij – I Fratelli Karamazov)

lunedì 27 maggio 2013

Primo amore



Primo amore di Ivan Sergeevič Turgenev



Amore e Sentimenti, Passioni e Sofferenze. 
L'amore destabilizza?

Il giovane Vladimir si innamora, di un amore adolescenziale e sconvolgente, della bellissima e affascinante Zinaida, che ai suoi occhi incarna l'ideale dell'eterno femminino. La storia di un amore difficile e impossibile. Ma anche un'analisi dell'amore vissuto come sogno, come rimpianto e anche come mezzo di formazione.

“Il fucile mi scivolò sull’erba, dimenticai tutto; divoravo con gli occhi il corpo armonioso, il collo, le belle mani, i capelli biondi un poco arruffati sotto il fazzolettino bianco, gli occhi socchiusi e intelligenti, le ciglia e, sotto di esse, le guance delicate…”

I diversi stadi dell’innamoramento sono analizzati minuziosamente e restituiti con delicatezza attraverso brevi tocchi e stile semplice ed efficace.

“La osservavo: come mi era cara e vicina! Mi sembrava di conoscerla da chissà quanto tempo e, prima di averla conosciuta, di non aver saputo niente, di non aver vissuto…”

Questo evento, il primo amore vissuto e sperimentato da Vladimir, dà origine anche ad un conflitto generazionale, sviluppato in un ambito quasi claustrofobico, fra passione e angosce sentimentali esposte attraverso una narrazione attenta all’elemento psicologico, con archetipi di stampo edipico che si affacciano (pochi anni dopo Turgenev scriverà Padri e Figli).

“Passi conosciuti risuonarono dietro di me; mi guardai indietro; con un’andatura veloce e leggera stava arrivando mio padre.
-È la principessina”- mi chiese.
-Proprio lei-
-La conosci?-
-L’ho vista stamattina dalla principessa-.
Mio padre si fermò e, giratosi bruscamente sui tacchi, tornò indietro. Arrivato all’altezza di Zinaida s’inchinò con garbo. Lei pure fece un inchino, non senza una certa meraviglia sul viso, ed abbassò gli occhi. Vidi come lo seguiva con lo sguardo. Mio padre vestiva sempre con molta eleganza, originalità e semplicità; ma mai la sua figura mi era parsa più slanciata, mai il cappello grigio gli era stato così bene sui riccioli appena radi.
Mi diressi velocemente verso Zinaida ma lei neanche mi guardò, sollevò di nuovo il libro e si allontanò.”

Ma Turgenev è abile nel proporre anche una concezione accentuatamente negativa dell’amore. Se è vero che attraverso un racconto, una ricostruzione memoriale, si dice:

“Ciò che provavo era così nuovo e così dolce… Me ne stavo seduto, immobile, e, girando appena lo sguardo intorno, respiravo lentamente; ora ridevo in silenzio, ricordando, ora mi sentivo gelare al pensiero che ero innamorato, che, ecco, era lui, l’amore.”

Si giunge anche a dichiarare:

“Ho detto che da quel giorno iniziò la mia passione; potrei aggiungere che da quello stesso giorno iniziarono anche le mie sofferenze”.

Poiché ci dice il giovane Vladimir:

“ero tutto preso da un sentimento indefinibile, in cui c’era di tutto: e la tristezza, e la gioia, e il presentimento del futuro, e il desiderio, e la paura della vita.”

Si insinua il sospetto, la gelosia, il timore di perdere l’amata:

“Avevo perso la testa; pensavo, ripensavo e con insistenza osservavo Zinaida, anche se di nascosto, per quanto possibile. In lei c’era stato un cambiamento – era evidente”.

“È lui? Oppure non è forse lui – mi chiedevo, facendo correre con trepidazione il pensiero dall’uno all’altro dei suoi corteggiatori”.

Ci viene quindi presentata, e con noi il protagonista, l’amore come malattia, fonte di turbamento, recuperando una concezione epicureo-virgiliana dell’amore come elemento negativo in quanto fonte di alterazione per l’imperturbabilità dell’anima e l’equilibrio interiore (suggerisco sul tema la visione del film di Claude Sautet “Un Cuore in Inverno”). 

Vladimir viene, per così dire, avvertito dal dottor Lušin, uno dei corteggiatori della bella Zinaida:

“Non capite? Tanto peggio per voi. Considero un dovere mettervi in guardia. Un nostro fratello, un vecchio scapolone, può ben venire qui: non gli fa né caldo né freddo. Siamo gente infuocata, non ci lasciamo impressionare da nulla; ma voi avete ancora la pelle tenera; qui per voi c’è aria cattiva, credetemi, potreste esserne contagiato”.

Il giovane scopre della relazione fra il padre e la bella principessa causa delle sue tribolazioni:

“Eccolo…Eccolo finalmente! Mi balenò nel cuore; cavai convulsamente il coltello dalla tasca, convulsamente lo aprii – quali scintille rosse mi mulinavano negli occhi, dal terrore e dalla collera mi si rizzarono i capelli…I passi si dirigevano verso di me; mi curvai, mi tesi verso di essi…Comparve un uomo…dio mio! Era mio padre!”.

Emerge quindi, dalle pagine di Primo Amore, una visione negativa dell’amore, con il conflitto con il padre che non ne è parte integrante, bensì un accessorio che ne rivela la pericolosità (il vero conflitto ci sarà in Padri e Figli). Tutti ne sono danneggiati: il padre che muore improvvisamente ancora giovane, Zinaida che muore di parto senza che il protagonista, ancora insicuro ed inesperto, la riveda un’ultima volta, mentre Vladimir stesso pare salvarsi, raffreddando i suoi sentimenti, anestetizzando le sue passioni e la sua gioventù, canalizzando le proprie energie in altre direzioni.

“Non importa - continuò Lušin – non abbiate vergogna. La cosa principale è vivere normalmente e non lasciarsi sopraffare dalle passioni. Che serve? Dove la volontà scappa via va tutto male; bisogna star saldi sulle gambe”.
“Una lezione per voi, giovanotto. E tutto perché non si è capaci di staccarsi in tempo, di rompere le reti. Voi sembra che ne siate uscito felicemente, ma badate di non ricaderci. Addio”.

(Gli estratti riportati sono nella traduzione ad opera di Rosa Mauro)