Tamara de Lempicka, Nel mezzo dell’estate -1928
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LO SQUALO (di Steven Spielberg – 1975)
Il primo film di grande successo diretto da Steven Spielberg, un misto di horror, thriller, spettacolarità e suggestione, per molti giustamente considerato un cult.
I tre protagonisti e lo squalo insieme funzionano alla perfezione, esaltando una scrittura già eccezionale. Centrale, a mio parere, è il dato che il film rappresenti un evidente ed affascinante punto di (ri)partenza del grande romanzo della lotta dell’uomo contro la natura. Brody, Quint e Hooper – il borghese metropolitano, il vecchio lupo di mare proletario e il biologo miliardario – sono, uni e trini, degli Achab post-moderni alla disperata caccia della loro Moby Dick, la Bestia appunto.
Ci ha regalato una delle frasi più iconiche del Cinema (“Ci serve una barca più grossa”) ed il monologo di Quint che sa, allo stesso tempo, far ghiacciare il sangue nelle vene e solleticare la sardonica anarchia che risiede nell'intimo di ogni uomo libero. Come se non bastasse, la scrittura è talmente magistrale e azzeccata che il film risulta diviso in maniera lineare in due segmenti precisi e tra loro antitetici, il primo sulla terraferma (lo squalo a caccia di bagnanti) e il secondo in mare aperto (i tre uomini alla caccia del predatore).
Perfetto!
LO SQUALO 2 (di Jeannot Szwarc – 1978)
Primo dei tre seguiti, è l'unico tollerabile. Rimane solo un componente del precedente, apprezzabile ed opportuno, trio (o quartetto?) di protagonisti e nella prima parte il film gareggia con quello di Spielberg per ritmo, capacità di emozionare e padronanza dello script e delle sequenze. Successivamente, diventa un gioco a nascondino tra ragazzi che urlano e piangono sulle barche, lo squalo e lo sceriffo appena licenziato che lo insegue. Ad ogni modo, godibile e con un finale che può risultare avvincente, anche se la maggior parte degli ingredienti risulta una stanca riproposizione del lungometraggio da cui tutto partì.
Si può guardare.
LO SQUALO 3 (di Joe Alves– 1983)
Come il titolo fa intuire, terzo squalo della serie. Che guaio!
Dialoghi assolutamente terribili, umorismo involontario, trama al limite dell'inverosimile, personaggi dello stesso spessore della carta velina e rilevanza di uno starnuto in un tornado contribuiscono a rendere il film un'esperienza deprimente.
Rimane quello che sembra un sottomarino, al centro di un film dove ragazzi terrorizzati urlano a squarciagola e a ripetizione: “Lo squalooooo!!!”.
Assurdo, balordo e irritante.
LO SQUALO 4 – LA VENDETTA (Joseph Sargent – 1987)
A volte si pensa che, dopo una schifezza, non si possa fare di peggio. Invece non solo ci hanno provato, ma ci sono riusciti, per quello che, a conti fatti, è un esempio d’imbecillità premeditata. Manca del tutto la tensione, l'inquietudine che si prova ha origine dalla ciarlataneria dei dialoghi e dalle facce dei protagonisti, che provano a recitare ma non ci credono neanche per un attimo.
Michael Caine dichiarò: “Uno dei film più brutti che ho fatto è stato Lo squalo 4, anche se avevo solo una piccola parte. Sono stato pagato un milione di dollari per circa due settimane di lavoro, e con quei soldi ho comprato la casa a mia madre. Qualcuno mi aveva detto di aver visto Lo squalo 4 e che era terribile, io gli ho risposto che non l'avevo nemmeno visto, ma ho visto la casa che ha comprato a mia madre, ed è bellissima.”
Ringraziamo tutte le divinità, di terra, di mare e dell'aria che a nessuno più sia venuto in mente (finora) di fare un ulteriore sequel!
L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Aldo Fabrizi in “C'eravamo tanto amati”, di Ettore Scola - 1974 |
John Constable (1776-1837), Sera d’estate con tempesta di nuvole
La Finlandia intera entrava nella stagione estiva. Le acque si erano liberate, gli umani risvegliati. Il sole splendeva raggiante, una brezza leggera turbinava nell’aria. Dalle parti di Lestijärvi, in campagna, una madre di famiglia sfornava brioche alla cannella, a Kokkola, sulla costa, un automobilista ubriaco provocava un incidente mortale. Insomma, era cominciata l’estate.
(“Lo smemorato di Tapiola”, di Arto Paasilinna, Iperborea - Trad. Helinä Kangas e Antonio Maiorca)
Per l'uomo di Neanderthal il suo cugino mutante, l'Homo sapiens, era un'aberrazione. La coabitazione pacifica, se mai ci fu, ebbe vita breve: i ritrovamenti indicano senza eccezione che all'arrivo della specie umana mutata in qualsiasi regione è seguita l'immediata estinzione del parente meno evoluto.
(Charles Xavier/James McAvoy in “X-Men – L'inizio”, di Matthew Vaughn - 2011)
"Era quell'ora della sera che riempie il cielo di rondini e l'aria della luce di un altro tempo, quella luce che ti colma il cuore di felicità e di paura insieme e ti fa credere possibile che una finestra si apra in alto a destra da qualche parte dietro le tue spalle e una madre ancora giovane e bella si affacci per gridare il tuo nome e chiamarti a cena."
(Fabrizio Silei, "Trappola per volpi" - Giunti, 2019)
René Magritte - L'impero delle luci
L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Elena Anaya in “Lucía y el sexo”, di Julio Medem - 2001
Caspar David Friedrich, Estate, 1807 - Neue Pinakothek, Monaco
“Il mio corpo può essere un lavoro in corso, ma non c'è niente di sbagliato nella mia anima.”
(Sabrina "Bree" Osbourne/Felicity Huffman in “Transamerica”, di Duncan Tucker – 2005)
“La promessa“, sesto libro della serie dedicata alla Sezione Q capitanata da Carl Mørck, ci porta su una delle isole della Danimarca, Bornholm.
In pratica il simpatico ed accattivante, quanto anomalo, trio formato dall’ispettore Mørck, da Rose e Assad, opera in trasferta e si trova alle prese con un caso complesso, che li porterà a confrontarsi con una setta, in cui non mancano un santone, riti, litanie, adepti ingenui ed altri disposti a tutto in nome delle proprie convinzioni o dei desideri dei singoli.
Ricordiamo che la Sezione Q si occupa di casi irrisolti, di cold case rimasti per anni in archivio. Si parte da un fatto tragico, il suicidio dell’ispettore Christian Habersaat, che opera a Bornholm, la più orientale delle isole danesi e che da diciassette anni indaga sulla misteriosa morte di una ragazza. Poco prima del tragico gesto, Habersaat aveva contattato proprio Mørck, che si troverà quindi in una indagine che lo opporrà a personaggi potenti e manipolatori, pronti ad ogni tipo di azione pur di difendere i loro interessi e impedire che la verità venga a galla.
Un elemento originale e che mi ha coinvolto è la scelta di far divenire l'isola di Bornholm un vero e proprio personaggio. I suoi prati, le coste, le atmosfere e le leggende narrate o anche solo evocate rendono l'ambientazione un tassello importante della storia e della scrittura. Un ulteriore punto di forza, insieme all'indagine vera e propria che comunque non evita qualche lentezza, è l'analisi dei meccanismi che portano un leader carismatico ad ottenere potere ed influenza su persone fragili o anche solo sprovvedute, così come la riflessione su quanto un individuo è disposto a fare per ottenere ciò che ritiene sia suo di diritto. Qui non mancano passaggi perturbanti ed una certa tensione al limite del l'inquietudine.
Jussi Adler-Olsen, come una certa tradizione nordica, ci offre insomma un buon thriller che si concentra anche sull'indagine psicologica e non teme di avvicinarsi a temi e ambienti dal fascino pericoloso.
La consueta pennichella mattutina di Carl Mørck nel seminterrato della centrale di polizia di Copenaghen viene bruscamente interrotta dalla telefonata di un collega di Bornholm, la più orientale delle isole danesi. L’ispettore Mørck è riluttante ad accollarsi un nuovo caso, ma quando, poche ore dopo, Habersaat muore in circostanze drammatiche, si sente in dovere di precipitarsi a Bornholm insieme ai suoi due stravaganti assistenti, Rose e Assad. Tra sette esoteriche, guru carismatici e ragazze troppo ingenue, la Sezione Q al completo dovrà indagare su personaggi dalla volontà d’acciaio e dalle incredibili doti manipolatorie, disposti a tutto pur di raggiungere i loro fini e difendere i loro interessi. (da marsilioeditori.it)