In
torride giornate d'estate in molti cercano momentaneo refrigerio al
mare, magari facendo un bagno. Ma siamo certi che non ci sia
pericolo?
E
se all'orizzonte comparisse una pinna, sinistro presagio di un
destino da compiersi?
Squali
al cinema: un capolavoro ed i tentativi di imitarlo!
LO
SQUALO (di Steven Spielberg – 1975)
Il
primo film di grande successo diretto da Steven Spielberg, un
misto di horror, thriller, spettacolarità e suggestione, per
molti giustamente considerato un cult.
I
tre protagonisti e lo squalo insieme funzionano alla perfezione,
esaltando una scrittura già eccezionale. Centrale, a mio parere, è
il dato che il film rappresenti un evidente ed affascinante punto di
(ri)partenza del grande romanzo della lotta dell’uomo
contro la natura. Brody, Quint e Hooper – il borghese
metropolitano, il vecchio lupo di mare proletario e il biologo
miliardario – sono, uni e trini, degli Achab post-moderni
alla disperata caccia della loro Moby Dick, la Bestia appunto.

Ci
ha regalato una delle frasi più iconiche del Cinema (“Ci serve
una barca più grossa”) ed il monologo di Quint che sa, allo
stesso tempo, far ghiacciare il sangue nelle vene e solleticare la
sardonica anarchia che risiede nell'intimo di ogni uomo libero. Come
se non bastasse, la scrittura è talmente magistrale e
azzeccata che il film risulta diviso in maniera lineare in due
segmenti precisi e tra loro antitetici, il primo sulla terraferma (lo
squalo a caccia di bagnanti) e il secondo in mare aperto (i
tre uomini alla caccia del predatore).
Perfetto!
LO
SQUALO 2 (di Jeannot Szwarc – 1978)
Primo
dei tre seguiti, è l'unico
tollerabile. Rimane solo
un componente del precedente, apprezzabile ed opportuno, trio (o
quartetto?) di protagonisti e
nella prima parte il film gareggia con quello di Spielberg per ritmo,
capacità di emozionare e padronanza dello script e delle sequenze.
Successivamente, diventa un gioco a nascondino tra ragazzi che urlano
e piangono sulle barche, lo squalo e lo sceriffo appena licenziato
che lo insegue. Ad ogni modo, godibile e con un finale che può
risultare avvincente, anche se la maggior parte degli ingredienti
risulta una stanca riproposizione del lungometraggio da cui tutto
partì.
Si
può guardare.
LO
SQUALO 3 (di Joe Alves– 1983)
Come
il titolo fa intuire, terzo squalo della serie. Che
guaio!
Dialoghi
assolutamente terribili, umorismo involontario, trama al limite
dell'inverosimile, personaggi dello stesso spessore della carta
velina e rilevanza di uno starnuto in un tornado contribuiscono a
rendere il film un'esperienza deprimente.
Rimane
quello che sembra un sottomarino, al centro di un film dove ragazzi
terrorizzati urlano a squarciagola e a ripetizione: “Lo
squalooooo!!!”.
Assurdo,
balordo e irritante.
LO
SQUALO 4 – LA VENDETTA (Joseph Sargent – 1987)
A
volte si pensa che, dopo una schifezza, non si possa fare di peggio.
Invece non solo ci hanno provato, ma ci sono riusciti, per quello
che, a conti fatti, è un esempio
d’imbecillità premeditata.
Manca del tutto la tensione, l'inquietudine che si prova ha origine
dalla ciarlataneria dei dialoghi e dalle facce dei protagonisti, che
provano a recitare ma non ci credono neanche per un attimo.
Michael
Caine dichiarò: “Uno dei film più brutti che ho fatto è
stato Lo squalo 4, anche se avevo solo una piccola parte. Sono stato
pagato un milione di dollari per circa due settimane di lavoro, e con
quei soldi ho comprato la casa a mia madre. Qualcuno mi aveva detto
di aver visto Lo squalo 4 e che era terribile, io gli ho risposto che
non l'avevo nemmeno visto, ma ho visto la casa che ha comprato a mia
madre, ed è bellissima.”
Ringraziamo
tutte le divinità, di terra, di mare e dell'aria che a nessuno più
sia venuto in mente (finora)
di fare un ulteriore sequel!