L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Aldo Fabrizi in “C'eravamo tanto amati”, di Ettore Scola - 1974 |
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L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Aldo Fabrizi in “C'eravamo tanto amati”, di Ettore Scola - 1974 |
John Constable (1776-1837), Sera d’estate con tempesta di nuvole
La Finlandia intera entrava nella stagione estiva. Le acque si erano liberate, gli umani risvegliati. Il sole splendeva raggiante, una brezza leggera turbinava nell’aria. Dalle parti di Lestijärvi, in campagna, una madre di famiglia sfornava brioche alla cannella, a Kokkola, sulla costa, un automobilista ubriaco provocava un incidente mortale. Insomma, era cominciata l’estate.
(“Lo smemorato di Tapiola”, di Arto Paasilinna, Iperborea - Trad. Helinä Kangas e Antonio Maiorca)
Per l'uomo di Neanderthal il suo cugino mutante, l'Homo sapiens, era un'aberrazione. La coabitazione pacifica, se mai ci fu, ebbe vita breve: i ritrovamenti indicano senza eccezione che all'arrivo della specie umana mutata in qualsiasi regione è seguita l'immediata estinzione del parente meno evoluto.
(Charles Xavier/James McAvoy in “X-Men – L'inizio”, di Matthew Vaughn - 2011)
"Era quell'ora della sera che riempie il cielo di rondini e l'aria della luce di un altro tempo, quella luce che ti colma il cuore di felicità e di paura insieme e ti fa credere possibile che una finestra si apra in alto a destra da qualche parte dietro le tue spalle e una madre ancora giovane e bella si affacci per gridare il tuo nome e chiamarti a cena."
(Fabrizio Silei, "Trappola per volpi" - Giunti, 2019)
René Magritte - L'impero delle luci
L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Elena Anaya in “Lucía y el sexo”, di Julio Medem - 2001
Caspar David Friedrich, Estate, 1807 - Neue Pinakothek, Monaco
“Il mio corpo può essere un lavoro in corso, ma non c'è niente di sbagliato nella mia anima.”
(Sabrina "Bree" Osbourne/Felicity Huffman in “Transamerica”, di Duncan Tucker – 2005)
“La promessa“, sesto libro della serie dedicata alla Sezione Q capitanata da Carl Mørck, ci porta su una delle isole della Danimarca, Bornholm.
In pratica il simpatico ed accattivante, quanto anomalo, trio formato dall’ispettore Mørck, da Rose e Assad, opera in trasferta e si trova alle prese con un caso complesso, che li porterà a confrontarsi con una setta, in cui non mancano un santone, riti, litanie, adepti ingenui ed altri disposti a tutto in nome delle proprie convinzioni o dei desideri dei singoli.
Ricordiamo che la Sezione Q si occupa di casi irrisolti, di cold case rimasti per anni in archivio. Si parte da un fatto tragico, il suicidio dell’ispettore Christian Habersaat, che opera a Bornholm, la più orientale delle isole danesi e che da diciassette anni indaga sulla misteriosa morte di una ragazza. Poco prima del tragico gesto, Habersaat aveva contattato proprio Mørck, che si troverà quindi in una indagine che lo opporrà a personaggi potenti e manipolatori, pronti ad ogni tipo di azione pur di difendere i loro interessi e impedire che la verità venga a galla.
Un elemento originale e che mi ha coinvolto è la scelta di far divenire l'isola di Bornholm un vero e proprio personaggio. I suoi prati, le coste, le atmosfere e le leggende narrate o anche solo evocate rendono l'ambientazione un tassello importante della storia e della scrittura. Un ulteriore punto di forza, insieme all'indagine vera e propria che comunque non evita qualche lentezza, è l'analisi dei meccanismi che portano un leader carismatico ad ottenere potere ed influenza su persone fragili o anche solo sprovvedute, così come la riflessione su quanto un individuo è disposto a fare per ottenere ciò che ritiene sia suo di diritto. Qui non mancano passaggi perturbanti ed una certa tensione al limite del l'inquietudine.
Jussi Adler-Olsen, come una certa tradizione nordica, ci offre insomma un buon thriller che si concentra anche sull'indagine psicologica e non teme di avvicinarsi a temi e ambienti dal fascino pericoloso.
La consueta pennichella mattutina di Carl Mørck nel seminterrato della centrale di polizia di Copenaghen viene bruscamente interrotta dalla telefonata di un collega di Bornholm, la più orientale delle isole danesi. L’ispettore Mørck è riluttante ad accollarsi un nuovo caso, ma quando, poche ore dopo, Habersaat muore in circostanze drammatiche, si sente in dovere di precipitarsi a Bornholm insieme ai suoi due stravaganti assistenti, Rose e Assad. Tra sette esoteriche, guru carismatici e ragazze troppo ingenue, la Sezione Q al completo dovrà indagare su personaggi dalla volontà d’acciaio e dalle incredibili doti manipolatorie, disposti a tutto pur di raggiungere i loro fini e difendere i loro interessi. (da marsilioeditori.it)
Peter Paul Rubens, estate, 1620 ca. - Castello di Windsor
Sì, vivo in un castello, Tony. Da solo! E i ricchi bianchi mi pagano per suonare il piano solo per sentirsi colti. Ma una volta sceso dal palco, torno ad essere un negro come tutti gli altri per loro. Perché questa è la loro cultura. La mia gente mi evita, facendomi sprofondare nella solitudine perché io non gli somiglio! E se non sono abbastanza nero e non sono abbastanza bianco, e non sono abbastanza uomo, dimmelo tu Tony, cosa sono?!
(Don Shirley/Mahershala Ali in “Green Book”, di Peter Farrelly – 2018)
L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.
(Ludwig Feuerbach)
Maggie Cheung in “In the Mood for Love”, di Wong Kar-wai - 2000
(Giuseppe Arcimboldo, Figura seduta dell’Estate - 1573)
Faceva un caldo enorme, il piccolo ventilatore che mi ero portato non dava nessun refrigerio, la città sembrava morta.
(Antonio Tabucchi, Il gioco del rovescio)