Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze.
Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
(Isidoro Bianchi -
Allegoria con Cherubini Alati, c. 1635)
Vorrei avere le ali ed esplorare gli spazi vivere la libertà deliziosa degli
uccelli! Staccarmi dalla terra e solcare tutti i mari sorvolando i tropici, sulle terre polari! Costruire un nido in
primavera, e poi disfarlo. E passare anno dopo
anno senza ricordare cosa
fosse!... Che esistenza
deliziosa! Vorrei avere le ali! (Concha Méndez)
Le
suore ci hanno insegnato che ci sono due vie per affrontare la vita:
la via della natura e la via della grazia. Tu devi scegliere quale
delle due seguire. La grazia non mira a compiacere se stessa, accetta
di essere disprezzata, dimenticata, sgradita; accetta insulti e
oltraggi. La natura vuole solo compiacere se stessa e spinge gli
altri a compiacerla; le piace dominare, le piace fare a modo suo;
trova ragioni di infelicità quando tutto il mondo risplende intorno
a lei e l'amore sorride in ogni cosa. Ci hanno insegnato che chi ama
la via della grazia non ha ragione di temere. Io ti sarò fedele,
qualsiasi cosa accada.
(Signora O'Brien/Jessica Chastain in “The
Tree of Life”, di Terrence Malick - 2011)
Io
non vi volevo neanche usare, con quelle vostre cazzate dei super
allenamenti, io volevo tirare una bomba ma bisogna avere prove certe
per tirare una bomba. Vi usano come se foste dei canarini. Secondo
loro se Bin Laden non c'è voi siete gli unici che riescono a volar
via senza farsi beccare ma Bin Laden è lì e voi lo ucciderete per
me!
(Maya
Lambert/Jessica Chastain in “Zero Dark Thirty”, di Kathryn
Bigelow – 2012)
Resta con me, non
andartene. Già bolle il caffè
turco della notte eresiarca, come azzurre fiammelle
di ponce sfavillano le lampadine giranti
del Luna Park. Non affogare nel ròtor,
nel grinzo gorgo dei casamenti
impazziti, dove scurrili bellocce
si impinzano di fricandò e di
soffritti. A tante storie consunte
si aggiunga anche questa, ma resta, furbastra barbiera e
giumenta: imbrattami di noia, di
falsa gioia, di paroline spumose e
posticce, perché, come in tempi
lontani, io mi senta stupidamente felice. (Angelo
Maria Ripellino)
Jan:
Che enorme potere l'amore, vero? Se morirò sarà perché l'amore non
ce l'ha fatta a tenermi in vita. Ma quasi non me lo ricordo più
com'è fare l'amore. E sicuramente morirò se me lo dimentico. Ti
ricordi di quella volta che ti ho chiamato dalla piattaforma? Non
eravamo insieme, ma abbiamo fatto l'amore.
Bess:
Vuoi che ti parli ancora come quella volta? Io lo faccio
volentieri.
Jan:
Bess... Io voglio che ti trovi un uomo per farci l'amore e quando
l'hai fatto torni a raccontarmi com'era. Sarà come essere di nuovo
insieme, io e te. Questo sì che mi terrà in vita.
Bess:
Io non ce la faccio...
Jan:Quando stamattina ti ho detto di farti un amante non era nel tuo
interesse, era nel mio interesse. Perché non voglio morire. Mi fa
paura. Lo capisci?
Bess: Sì.
Jan:
Saremo io e te, Bess. Fallo per me.
Bess:
Io... Io non ce la faccio.
Jan:
Per favore...
(Bess
McNeill/Emily Watson e Jan Nyman/Stellan Skarsgård in “Le onde del
destino”, di Lars von Trier – 1996)
“In
due millenni si sono mai visti casi in cui siano stati la libertà e
l’amore per l’uomo a impiegare l’antisemitismo quale strumento
della propria battaglia? A me non risulta. L’antisemitismo del
quotidiano è un antisemitismo non cruento. È la prova che al mondo
esistono idioti, invidiosi e falliti. Nei paesi democratici può
insorgere un antisemitismo di natura sociale, che si manifesta negli
organi di stampa appartenenti a gruppi reazionari, nell’operato di
quegli stessi gruppi (per esempio nel boicottaggio della manodopera o
delle mercanzie ebraiche) e in un sistema religioso o ideologico
reazionario. Nei paesi totalitari, dove la società civile non
esiste, può svilupparsi solo un antisemitismo di Stato.
L’antisemitismo di Stato è la prova che lo Stato si serve di
idioti, reazionari e falliti, che sfrutta l’ignoranza dei
superstiziosi e il rancore di chi ha fame. Al suo primo stadio un
tale antisemitismo è discriminatorio: lo Stato permette agli ebrei
di vivere solo in determinati luoghi e di svolgere determinate
professioni, vieta loro di occupare posizioni di rilievo, di
frequentare le università, di ottenere titoli accademici e via
dicendo. Dopo di che passa allo sterminio. In epoche in cui le forze
reazionarie di tutto il mondo si scontrano – a loro fatale
detrimento – con le forze della libertà, l’antisemitismo si fa
ideologia di Stato e di partito. Così è successo nel XX secolo,
l’era del nazismo.”
(da
"Vita e Destino", di
Vasilij Grossman - trad. Claudia Zonghetti)
Io brindo a
te, chiesa dei miracoli. E brindo ai nonni dei nostri nonni che mille
anni fa la costruirono e che ci hanno tramandato questo nostro
mestiere, fatto dalle mani e dalla fantasia.
(Bonanno/Omero
Antonutti in “Good morning Babilonia”, di Paolo e Vittorio
Taviani - 1987)
Quinto appuntamento con la Sezione Q
guidata da Carl Mørck della polizia danese.
Uno dei meriti di questa serie, probabilmente la
motivazione del suo successo, è il riuscire a reggersi su un
equilibrio non facile da ottenere, per quanto estremamente delicato.
Il lettore trova situazioni dure, drammatiche, spesso violente,
che richiamano questioni etiche e sociali, indagando sulla società
danese contemporanea, ma sono presenti anche momenti di ironia e
comicità leggera, quasi sottovoce. Di solito mettere insieme
questi due elementi, vicini a due estremi, è rischioso e può
portare squilibrio ed a risultati poco convincenti, ma Jussi
Adler-Olsen riesce sempre a farlo con grande sensibilità,
attenzione, capacità di scrittura e buon gusto.
La storia si sviluppa attraverso più piani temporali
che si intrecciano tra loro, più contesti e spazi anche lontani tra
loro, senza creare confusione, dando vita a una trama ricca e ben
costruita fatta di omicidi, corruzione e intrighi finanziari. Al
centro di tutto, suo malgrado, c’è Marco, un ragazzo rom di
quindici anni, costretto a vivere di piccoli reati e di elemosina per
soddisfare le richieste del crudele zio Zola, vero capo della
famiglia.
Nel corso del romanzo, l’autore alterna con grande
abilità l’indagine dell’ispettore Carl Mørck e della sua
squadra della Sezione Q alle difficoltà e alle paure che Marco deve
affrontare mentre cerca di scappare da una vita che non ha scelto.
Fin dalle prime pagine si resta incollati alla storia, trascinati sia
dal ritmo serrato degli eventi sia dal percorso umano di
Marco, che nella sua fuga è costretto a confrontarsi con emozioni e
paure del tutto nuove per lui.
Marco ha solo quindici
anni ma non ha mai avuto un’infanzia. È cresciuto con una banda di
criminali il cui capo, il cinico e violento Zola, lo obbliga a
un’esistenza squallida, fatta di accattonaggio e piccoli furti.
Quando un giorno riesce a disertare, la sua fuga si trasforma in una
lotta per la vita. Quello che Marco non sa è che la sua famiglia non
è la sola a volerlo morto. Banchieri, diplomatici e alti funzionari
statali sono coinvolti in una truffa insanguinata che allunga i suoi
tentacoli fino alla giungla dell’Africa centrale, e temono di
cadere uno dopo l’altro come tessere del domino se lui racconterà
quello che ha visto. Neppure Carl Mørck, alla guida della Sezione Q,
è disposto a lasciarsi sfuggire il ragazzino dallo sguardo ardente
incrociato per caso nelle strade di Copenaghen, e insieme ai suoi
assistenti – la fantasiosa Rose e il sempre più misterioso Assad –
è deciso a interrompere quella fatale catena di eventi.(da
Marsilioeditori.it)