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venerdì 12 febbraio 2021

Incipit 7/100

“I Trotta erano un casato di recente nobiltà. Il loro progenitore aveva ricevuto il titolo dopo la battaglia di Solferino. Era sloveno. Sipolje – il nome del villaggio d'origine – divenne il suo predicato nobiliare. Il destino l'aveva prescelto ad autore di un gesto straordinario. Ma egli provvide a che i tempi futuri perdessero memoria di lui.”

(La Marcia di Radetzky, di Joseph Roth – trad. Laura Terreni e Luciano Foà)

 


sabato 13 gennaio 2018

La Marcia di Radetzky, brevemente

La Marcia di Radetzky di Joseph Roth
Romanzo a me molto caro!
Non esito a collocarlo fra i più coinvolgenti, eleganti e "soddisfacenti" che abbia avuto la possibilità di leggere.
Se Roth fu un superbo narratore ed "illustratore" della "finis Austriae", della dissoluzione dell'impero austro-ungarico, che aveva riunito popoli di origini disparate, con lingue, religioni, tradizioni diversissime, questo romanzo ne è un ottimo esempio. Sono presenti, quasi impercettibilmente e splendidamente fusi, stili, temi e registri socio-culturali che fanno di questo romanzo un momento fondamentale della letteratura europea. 



Da assaporare, a mio parere, oltre la "saga" dei Trotta, la tristezza conflittuale per il tramonto di una patria, che aveva per così dire educato i suoi figli all'opposizione. La morte dell'imperatore Francesco Giuseppe, figura storica splendidamente delineata e offerta a noi con maestria, appare la metafora centrale per il tramonto dell'impero asburgico e la perdita della patria, come anche ne "La cripta dei Cappuccini".

giovedì 4 dicembre 2014

La Grande Guerra # 5

I PROTAGONISTI

FRANCESCO GIUSEPPE


“L’imperatore era un vecchio. Era il più vecchio imperatore del mondo. Intorno a lui girava la morte, girava e mieteva, girava e mieteva. Già l’intero campo era vuoto, e solo lui, come un argenteo stelo dimenticato, stava ancora lì e aspettava. I suoi chiari e duri occhi da anni e anni guardavano spersi in una sperduta lontananza. Il suo cranio era nudo come una duna tondeggiante. Le sue fedine erano bianche come un paio d’ali fatte di neve. Le rughe sul suo viso erano un intrico confuso dove i decenni avevano dimora.”
(Joseph Roth, “La Marcia di Radetzky” – trad. Laura Terreni e Luciano Foà)

Francesco Giuseppe I d’Austria nacque a Vienna nel 1830. Riceve una severa e religiosa educazione. Presta servizio militare in Italia durante i moti del 1848 ed alla fine dello stesso anno viene proclamato Imperatore, in seguito all’abdicazione dello zio Ferdinando ed alla rinuncia al trono del padre, l’arciduca Francesco Carlo.
Espressione degli ambienti militari, inizia un programma di restaurazione dell’autorità imperiale su basi centraliste, ma le sconfitte contro i franco-piemontesi ed i prussiani ridimensionano fra 1859 e 1866 le ambizioni austriache. Nei primi anni del novecento, anche a causa di una serie di lutti che dovette affrontare, si presenta come un gigante stanco, ancorato ad un mondo che non esiste più, dibattuto tra il rapido sviluppo economico e sociale dell'Europa occidentale e la sua concezione ereditaria di monarca per "grazia di Dio", nonché dai suoi doveri di sovrano nei confronti del suo popolo, che era estremamente diverso per lingua, cultura e nazionalità.

Con questo atteggiamento affronta, nel 1914, la guerra, rinunciando ad interferire nella conduzione della stessa. Muore nel 1916, prima di assistere al crollo dell’Impero.

“La gente pensava che Francesco Giuseppe ne sapesse meno di loro perché era tanto più vecchio. Invece ne sapeva forse più di molti. Vedeva tramontare il sole sul suo Impero ma non diceva nulla. Sapeva che sarebbe morto prima di quel tramonto.”

(Joseph Roth, Op. Cit.)