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mercoledì 9 aprile 2025

Si mangia #4

 

Stefano Fresi in “Smetto quando voglio”, di Sydney Sibilia - 2014

Dan Aykroyd in “Una poltrona per due”, di John Landis - 1983


Kirsten Dunst in “Melancholia”, di Lars von Trier - 2011


Nino Manfredi in “Pane e cioccolata”, di Franco Brusati - 1973


Charlotte Rampling in “Swimming Pool”, di François Ozon - 2003



domenica 4 giugno 2023

Les voici

 

Emmanuelle Seigner in "Luna di fiele", di Roman Polanski - 1992

Juliette Binoche in "L'insostenibile leggerezza dell'essere", di Milos Forman - 1988

Melanie Laurent in "Treno di notte per Lisbona", di Bille August - 2013

Emmanuelle Beart in "Pranzo di Natale", di Daniele Thompson - 1999



Marine Vacth in "Giova e e bella", di Francois Ozon - 2013

giovedì 16 novembre 2017

Nella casa (François Ozon - 2012)



François Ozon è un regista che mi attira e spesso coinvolge attraverso i suoi film.
Sono consapevole che sia una questione di preferenze, non solo in fatto di cinematografia, perciò non mi meraviglia che alcuni, ad esempio la mia compagna di vita, invece non apprezzino particolarmente Ozon, soprattutto per una sua certa propensione a mettere in scena elementi morbosi, che effettivamente tendono a far apparire morbosa buona parte della sua opera.
Nella Casa” non fa eccezione, sia per l'effetto avuto su di me che per la componente morbosa, non propriamente esposta ma presente. Lo vidi al cinema con soddisfazione e mi piace in questa sede sottolinearne la brillantezza con cui celebra la forza del raccontare, il potere delle storie e della scrittura.



Lo psicoanalista James Hillman sosteneva la necessità, per un efficace svelamento e sviluppo del talento e delle capacità di un giovane, della presenza di un mentore, la cui guida deve fungere da guidato riconoscimento. Il regista francese, in questo film, partendo da tale spunto, esplora il potere conturbante della scrittura, che da mezzo di riconoscimento di se stessi e degli altri, può sfociare nella manipolazione identitaria attraverso la propria e l’altrui falsificazione. 
 
L'espediente che veicola l'intera vicenda è, invero, non propriamente originalissimo, ossia il rapporto privilegiato tra uno studente meritevole, le cui doti non sono state ancora svelate e adeguatamente conosciute, e un professore di lettere atipico quanto basta. L'uno mentore dell'altro, nel rispetto dell'anagrafe e dei ruoli.
La vicenda si sviluppa con classe e vira dalla commedia, a tratti vivace, a elementi e spunti thriller, composti di seduzioni, allusioni, tentativi di rivoluzione di ruoli e posizioni, con drammatici esiti. A tal fine centrale è la figura femminile, moglie, madre, frustrata come da abusato copione, ma essenziale per le interpretazioni, dei caratteri e degli attori maschili. Un triangolo che tende al quadrilatero, per rimanere triangolo e svolgersi su rapporti binari, risolti o solo accennati.

Nella casa” è, fra le altre cose, una lucidissima intellettualizzazione sull’ambiguità della scrittura, con le solidissime basi di una sceneggiatura dotta, ma non stucchevole o lontana dal grande pubblico, poiché anche lo spettatore meno avvezzo a certi giochi di rappresentazione e di messa in scena, può sentir vibrare le corde di una intelligente suspense.


sabato 15 ottobre 2016

8 Donne e un Mistero (2002)


Un piccolo gioiello del più recente cinema francese, “8 Donne e un Mistero” è una divertente e riuscita commedia noir, che vede protagoniste, come da titolo, 8 attrici impegnate ad interpretare una messinscena molto teatrale, con battute efficaci, scenografia e colori molto accesi, numeri musicali e canzoni che si susseguono ed una trama intelligente ed arguta.
Il regista François Ozon evita i ritmi lenti tipici del cinema d’oltralpe per regalare allo spettatore una vicenda serrata e farcita di sorprese e rivelazioni. I misteri sono più di uno, così come i segreti, alcuni difficilmente confessabili, custoditi dalle otto protagoniste.

Pressoché il meglio che in quegli anni potesse offrire la ottimamente fornita schiera d’attrici francesi, il gruppo al femminile è in gran forma, con una speciale menzione per Catherine Deneuve, Isabelle Huppert e Fanny Ardant.
L’atmosfera retrò, il gioco di utilizzare in modo ironico tabù e cliché, costumi e vezzi della borghesia anni 50, fa divertire e mette l’intera vicenda nella felice condizione di essere goduta fino in fondo e di beneficiare di una recitazione che ammicca al teatrale, utilizzando elementi noir e gialli per stravolgerli con ironia e senso del ludico.

Ci si può vedere più di un riferimento al cinema francese ed hollywoodiano del passato, con l’imbarazzo di passare da Truffaut a Cukor a Hitchcock, sia per l’indagine sul femminile, che per l’ironia evidente, comunque rispettosa di basi e “fondamentali” del mestiere.
I più critici probabilmente storcerebbero il naso di fronte al fatto che il delitto e l’elemento squisitamente giallo tendono a perdere centralità rispetto al resto, ma il resto, appunto, funziona molto bene e sembra proprio che possa bastare.


Non posso evitare di sottolineare il piacere ed il gusto provato ad ascoltare e vedere le protagoniste cantare ed in alcuni casi ballare durante il loro “numero musicale”, che le rappresenta e illustra.
Infatti ognuna delle otto donne è caratterizzata da un brano musicale. Cito quello sensualmente interpretato da Emmanuelle Béart, così come il tema malinconico interpretato dalla Huppert. Inoltre vedere Catherine Deneuve e Fanny Ardant cantare e ballare è un’occasione da non perdere.




Nel bel mezzo di un gelido inverno, in una casa isolata della campagna francese, una famiglia si riunisce per le vacanze. Ma proprio alla vigilia dei festeggiamenti, un tragico imprevisto fa precipitare la situazione: il capofamiglia viene assassinato. L'omicida non può che essere una delle otto donne più vicine alla vittima: la sua potente moglie, la cognata zitella, la suocera tirchia, l'insolente cameriera, la leale governante oppure una delle due giovani e graziose figlie? (da cinematografo.it)