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lunedì 21 ottobre 2024

Citazioni Cinematografiche n.586

 

La vita è un sogno, nient'altro che un sogno. Il sogno di un sogno.

(Miranda/Anne Lambert in “Picnic ad Hanging Rock”, di Peter Weir - 1975)






lunedì 4 marzo 2024

Citazioni Cinematografiche n.553

 

Truman: Chi sei tu?
Christof: Sono il creatore... di uno show televisivo che dà speranza, gioia ed esalta milioni di persone.
Truman: E io chi sono?
Christof: Tu sei la star!
Truman: Non c'era niente di vero?
Christof: Tu eri vero! Per questo era cosi bello guardarti. Ascoltami Truman, là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te... le stesse ipocrisie, gli stessi inganni; ma nel mio mondo tu non hai niente da temere... Io ti conosco meglio di te stesso!
Truman: Non ho una telecamera nella testa!
Christof: Tu hai paura... per questo non puoi andare via. Stai tranquillo... ti capisco. Ho seguito ogni istante della tua vita. Ti ho seguito quando sei nato. Ti ho seguito quando hai mosso i tuoi primi passi. Ti ho seguito nel tuo primo giorno di scuola. Il momento in cui hai perso il tuo primo dentino... come fai ad andartene? Il tuo posto è qui, con me! Parlami... di' qualcosa... accidenti Truman, Cristo vuoi parlare? Sei in televisione! Sei in diretta mondiale!
Truman: Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

(Truman Burbank/Jim Carrey e Christof/Ed Harris in “The Truman Show”, di Peter Weir - 1998)





lunedì 13 giugno 2022

Citazioni Cinematografiche n.463

Nolan: Mi sono giunte voci, John, di alcuni metodi non ortodossi di insegnamento nella sua classe, non voglio dire che abbiano qualcosa a che fare con Dalton e la sua bravata, ma non credo di doverle rammentare che a quell'età i ragazzi sono molto impressionabili.

Keating: Be', la sua ramanzina penso che li abbia impressionati.

Nolan: Che stava succedendo in cortile l'altro giorno?

Keating: In cortile?

Nolan: Sì, li ho visti marciare, battere le mani...

Keating: Oh, già... Stavo cercando di provare una cosa: i rischi del conformismo.

Nolan: Be' John, lei sa che qui esiste già un programma e funziona. Se lei lo mette in discussione, gli studenti faranno altrettanto.

Keating: Ho sempre creduto di dovergli insegnare a ragionare da soli...

Nolan: A quell'età? Ma neanche per sogno! Tradizione John, disciplina. Li prepari per l'università, il resto si risolve da sé.

(Prof. Nolan/Norman Lloyd e Prof. Keating/Robin Williams in "L'attimo fuggente", di Peter Weir - 1989)




 

giovedì 16 agosto 2018

Da "O Capitano! Mio Capitano!" alla disillusione - L'Attimo che non c'era


L'attore statunitense Ethan Hawke è indubbiamente molto noto per la lunga serie di film e personaggi interpretati, per il suo impegno come regista ed anche come scrittore (Minimum Fax ha pubblicato alcuni suoi libri). Per chi ha circa 40 anni il buon Hawke è stato innanzitutto e forse un po' è ancora, soprattutto, il timido e represso Todd Anderson de “L'Attimo Fuggente”.
Proprio il film di Peter Weir, quello del “Carpe Diem”, di “O Capitano! Mio Capitano”, di Walt Whitman e del fiume Congo che “scava con la testa”.


Era il 1989 quando il film uscì, pochi mesi prima che l'Occidente si convincesse di aver vinto e si illudesse di aver fatto sì che la Libertà prevalesse contro il “Male”. L'Occidente libero e democratico si apprestava a godersi la caduta del Muro (come se ce ne fosse solo uno!) e gli adolescenti di buona parte del mondo, persino in Italia, si entusiasmavano per le vicende di quel gruppo di studenti negli Stati Uniti degli anni 50. Gli USA ancora per qualche tempo si sarebbero sentiti innocenti e dalla parte della ragione e del giusto, prima che si cominciasse ad ucciderne i presidenti e si ponessero le basi per le battaglie sui diritti civili.

Chi frequenta la Welton Academy in quel periodo (solo maschi, ricordate la famosa scena della telefonata da parte di Dio?), per volere dei genitori entra in una istituzione formativa che prevede e perpetua una rigida separazione delle classi, con la pretesa, o la scusa, di preparare la futura classe dirigente. Una istituzione che prende, forma e restituisce uomini destinati a divenire, nel loro intimo essere, “carne da macello”.
Contro questo sembrava stagliarsi la figura del professor John Keating, un Robin Williams che a fatica teneva a bada la sua natura istrionica non sempre centrata ed opportuna nei vari film interpretati.

Ebbene io ed i miei coetanei e compagni di scuola non potemmo non innamorarci di questo film e dei suoi protagonisti. Cosa c'era di più esaltante di un professore che ti fa urlare in aula, giocare a pallone durante l'ora di letteratura declamando versi, ti invita a “sentire” la poesia, ti sprona a goderti i tuoi giorni “succhiando il midollo della vita”, sempre senza “strozzarti con l'osso”? Come si poteva non invidiare gli studenti Todd Anderson, Neil Perry, Knox Overstreet, Charlie “Nuwanda” Dalton, Steven Meeks, Gerard Pitts e detestare il traditore Richard Cameron? Un gruppo tanto fortunato da accogliere gli insegnamenti del professore di lettere Keating e, abbandonati, strappati i testi classici, si ritrova in una grotta per leggere poesie, suonare male il sassofono, fumare sigarette e parlare di sesso, il tutto senza preoccuparsi della morale e del decoro. Si vedeva, si voleva vedere in ciò più che un richiamo, un vero impulso, quasi un ancestrale istinto alla libertà da una repressione sociale ma anche intima, privata, perfino auto-imposta.



Ora, a distanza di quasi 30 anni, mi viene da pensare che prendemmo una grossa cantonata. “L'Attimo Fuggente” ci sembrava un film sulla e per la libertà, e per tanti anni ancora io stesso mi sono illuso che avrei potuto “cogliere l'attimo”, persino con i miei tanti ed enormi limiti. Pensavo che non mi sarei fatto stringere da norme, consuetudini, tradizioni e cliché, sociali, privati ed emotivi. Invece, penso ora, quello era un film sull'illusione. Acutamente e dolorosamente un'opera sull'illusione della libertà. Dopo tre decenni di vita e di esperienze, di film e di libri letti, di studi ed esami, giungo ad affermare che “L'Attimo Fuggente” era un avvertimento, una predizione. Forse qualcuno dei miei amici e amori di allora continua a ritenerlo un invito, una spinta per smuovere gli spettatori, gli adolescenti incerti ed inerti ed indicare una via. Probabilmente può esserlo, ma la via che viene proposta è quella del martirio, tanto tragico e doloroso quanto inevitabile. 

 

I fatti: Neil Perry mette fine ai suoi giorni sparandosi in testa con la pistola del padre, che gli vuole impedire di recitare. Nuwanda viene espulso per aver picchiato il traditore Cameron, che invece riceve un encomio poiché si è più o meno consapevolmente piegato alle volontà e “desiderata” istituzionali. Gli altri sono costretti all'abiura nei confronti dell'amato professore, scelto come unico e solo colpevole della tragedia prima ricordata. Ben poco è servito che le pagine del manuale di letteratura, scritto da un immaginario professore emerito di nome Jonathan Evans Pritchard, siano state strappate via, giacché il tutto si risolve in un gesto puramente estemporaneo, senza vere, auspicabili conseguenze a lungo termine. 

 

Martirio quindi anche del professor Keating, il difensore del pensiero libero, che viene in un attimo rimosso dall’incarico. Avranno anche imparato a pensare con la loro testa, alcuni (pochi) studenti di Welton, ma la Società è più potente. Sempre sarà più potente. Anche i membri della setta dei poeti estinti finiranno dietro una teca di vetro, immortalati in una fotografia polverosa e muta. Anche loro sussurreranno “carpe diem” ai prossimi iscritti alla Welton, più giovani ma che ugualmente saranno inquadrati dietro lavori che non vogliono svolgere e ruoli sociali che gli sono stati calzati addosso da quando sono nati. E anche loro resteranno in realtà inascoltati.

Con durezza ed un po' di rammarico scrivo che il bel film che ci ha fatto sognare di vita, libertà, speranza e amore per noi stessi e gli altri risulta in realtà un film di sconfitta, di tristezza, di uomini morti e di repressione. È un film che dopo aver fieramente sorretto e profuso la speranza, giunge ad annientarla. La speranza che non può esistere in una società che si considera già libera e democratica, e se ne fa vanto in ogni luogo ed in occasione. 
 

Onore. Disciplina. Tradizione. Eccellenza. Queste le quattro parole che connotano la Welton Academy. Queste le quattro parole che si fanno vuote nel momento stesso in cui vengono pronunciate. Onore. Disciplina. Tradizione. Eccellenza. Eppure molti adolescenti di quegli anni, ancora senza social network e telefonino, scrivendo sul diario le frasi del film, i versi di Walt Whitman, nel mio caso anche indossandoli stampati su una maglietta, si sono a loro volta illusi di poter essere padroni della propria vita, liberi di fare ed essere ciò che sentivano dentro di loro, liberi anche di vivere i “vuoti” della propria anima per prenderne consapevolezza, senza fretta o imposizioni. Magari liberi ed in grado, se avessero voluto, di prendere parte a una rivoluzione o a qualcosa di simile, di poter offrire le proprie energie ed il proprio entusiasmo per far migliorare tutti quanti, essere veramente liberi e democratici, di poter essere parte della società in modo paritario, senza venirne schiacciati. 

 

Ma alla fine Todd Anderson sale su quel banco, e con lui la macchina da presa, e con lui tutti gli spettatori, come ultimo commiato. Un ultimo, disperato e velleitario gesto di ribellione che segna la fine della setta dei poeti estinti. Li estingue una volta per tutte. Quel “grazie, ragazzi” è il dolcissimo e perduto saluto di un uomo sconfitto a una generazione che come lui sarà sconfitta, se non accetterà i dogmi, le regole e le imposizioni di chi decide, pone e dispone. Di chi agisce liberandosi e schiacciando i diversi, i non inquadrati, chi denuncia l'assurdità, l'iniquità e l'ingiustizia di uno stile e di una visione.

In un college molto tradizionale nel New England degli anni Cinquanta, capita un professore simpatico e anticonformista, che esorta i ragazzi ad affrontare lo studio e la vita seguendo le proprie idee e non quelle dei nonni. Uno degli studenti, entrato in conflitto con i genitori, si suiciderà. La responsabilità viene rifilata al prof. Lui sarà cacciato, ma i suoi allievi non lo dimenticheranno. (da mymovies.it)

sabato 6 settembre 2014

La Grande Guerra # 4


Ritorno a “parlare” della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra, nell’anno del centenario del suo inizio. Era infatti il 28 luglio 2014 quando l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia ed iniziò ad invaderne i territori. Cinque giorni prima c’era stato l’ultimatum posto alla stessa Serbia, in seguito all’assassinio dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e della moglie Sofia, a Sarajevo, da parte dello studente serbo Gavrilo Princip.


Il cinema, fin dai suoi albori, si interessa alla Grande Guerra. Già nel 1918, appena i cannoni hanno smesso di tuonare, Abel Gance, con “J’accuse”, e Charlie Chaplin con il suo “Charlot Soldato”. Diverse sensibilità e diverse prospettive per illustrare e riflettere sull’”inutile strage”, come la definì papa Benedetto XV.

Il cinema si ispira ai romanzi (“Addio alle armi” fra i primi), ai memoriali, alle biografie, ai fatti di cronaca. Di rado però i film ambientati durante la Grande Guerra si risolvono in cinematografia di genere. Piuttosto, i vari scenari, marini e terrestri, la trincea in particolare, divengono simbolo della guerra, del dolore e della barbarie, che affiora, nel XX secolo, alla fine della Belle èpoque, proprio dove meno ci si aspetterebbe di vederla in tali proporzioni.

Provo ora a sviluppare, in modo essenziale e inevitabilmente parziale, un percorso in dieci film per una cineteca, di base, sulla Grande Guerra, ampliando quanto esposto in un altro post.

1. Charlot Soldato (USA 1918), di Charlie Chaplin. Una tragedia che si risolve in riso amaro, con il tommie Charlot che la affronta con fucile, munizioni, ma anche caffettiera, grattugia e trappola per topi.
2.  All’ovest niente di nuovo (USA 1930), di Lewis Mileston. Un film alla pari con il romanzo di Remarque, pubblicato l’anno prima. Gioventù, ideali, illusioni e disillusioni, morte e solitudine per guardare alla Grande Guerra con lo spirito della Repubblica di Weimar.
3. La Grande Illusione (Francia 1937), di Jean Renoir. Il regista francese, con tocco elegante ed efficace, ci presenta amicizia, valore, rispetto ed un certo fair play della guerra, con personaggi intensi che esaltano i sentimenti più nobili dell’animo umano.
4.  Il Sergente York (USA 1941), di Howard Haws. Ispirato alla vera storia di Alvin York, quacchero pacifista, che diventa un eroe di guerra. La Grande Guerra alla americana. Farà scuola, a suo modo, ma in seguito se ne trarranno in gran parte solo gli elementi più immediati e banali.
5.  Orizzonti di Gloria (USA 1957), di Stanley Kubrick. Il mio preferito sulla Prima Guerra Mondiale. Probabilmente il migliore, con un chiaro messaggio antimilitarista presentato in modo intenso, efficace ed originale in ogni aspetto, di trama, soggetto, sceneggiatura ed immagini. Censurato, proibito in Francia fino al 1975.
6. La Grande Guerra (Italia-Francia 1959), di Mario Monicelli. Il migliore fra i film italiani sulla guerra. Commedia amara, che alterna grottesco, risate, crudezza e realtà, che si chiude con la fucilazione dei due protagonisti, i codardi imboscati, gli indimenticabili giullari, Vittorio Gassman ed Alberto Sordi.
7.  Lawrence d’Arabia (Gran Bretagna 1962), di David Lean. Non si va a fondo sulle ombre e le ambiguità del protagonista, ma è un ottimo film sulla Grande Guerra in quella parte di mondo. Inoltre un cast d’eccezione per una costruzione scenico-drammaturgica d’alto livello.
8.  Uomini Contro (Italia 1971), di Francesco Rosi. Quando non si fa travolgere dalla vena politica e polemica, il regista italiano riesce a tradurre il bello e complesso romanzo di Emilio Lussu su cui si basa (Un anno sull’altopiano). Tentativo a volte non riuscito, ma utile come documentazione ed alcune scene informano ed istruiscono più di un trattato.
9.  Gli Anni Spezzati (USA 1981), di Peter Weir. Coinvolgente, commovente e commosso. Più che un omaggio del regista australiano all’opera ed al sacrificio dell’ANZAC, i Corpi dell’Esercito Australiano e Neozelandese.
10. La Vita e nient’altro (Francia 1989), di Bertrand Tavernier. Lucido, intenso, di una potenza morale tale da saldare in conti con la censura a Kubrick. Le emozioni vengono tenute a bada per esaltarne il messaggio di dolore e profonda umanità.









martedì 5 marzo 2013

Film di Guerra. 1 di 4




Il genere bellico rappresenta ancora oggi una porzione importante, preponderante, della produzione cinematografica mondiale, statunitense in particolare. I War Movies (espressione che non amo ma che si è imposta) possono essere occasione di propaganda oppure di denuncia, di ostentazione nazionalistica ma anche di accusa, di esaltazione di eroi o di riflessione sulla barbarie e sulla condizione umana. I film di guerra sono stati girati ed interpretati in modi molto vari e differenti, con tecniche e fini diversi, i messaggi veicolati, od anche solo le storie proposte spaziano molto. Ogni epoca, all’interno dell’arte del cinema, ha avuto la sua guerra, in linea con la Storia, i gusti o le esigenze contingenti ma ritengo non ci sia stato un momento in cui il genere bellico sia caduto nel dimenticatoio di registi, sceneggiatori e produttori.
Di seguito ed in prossimi post propongo una serie di film che preferisco in tema di guerra. Sono divisi per “guerra”: Prima Guerra Mondiale; Seconda Guerra Mondiale; Guerra del Vietnam; Guerre Varie dal mondo. Saranno 5 film per ogni categoria.

In linea con i miei gusti, sensibilità, visione in tema di cinema e di riflessione sulle cose umane, non ci sono esclusivamente film con grandiose scene di massa, eroi invincibili o epiche battaglie ritratte con intenti celebrativi. Ho visto film di questo genere, alcuni me li sono anche goduti, ma mi hanno lasciato meno, perciò quelli che propongo sono invece opere che mi sono rimaste più nel cuore e che ho volentieri rivisto, di cui ho ricordato con più passione scene e dialoghi e di cui, in alcuni casi, ho condiviso la visione con grande piacere. Alcuni di questi film trattano più “il dopo” che “il durante”, oppure vicende per così dire più ai margini rispetto al cuore di un conflitto, e questo mi sembra un punto di forza!

PRIMA GUERRA MONDIALE

Il primo conflitto mondiale si svolse pochi anni dopo la nascita del cinema, ma da subito attirò l’interesse della Settima Arte, più spesso con adattamenti di opere letterarie contemporanee, meno con storie originali. Fu prevalentemente una guerra di posizione e di logoramento e quindi in realtà poco “spettacolare”, poco adatta a ritrarre epiche imprese o scene a forte impatto visivo, nei termini che si imporranno successivamente. La Prima Guerra Mondiale offre l’occasione per un’indagine profonda e toccante dell’animo umano.


All'ovest niente di nuovo (1930) di Lewis Milestone.
Uno dei film di guerra più intelligenti e toccanti mai realizzati. Tratto dal libro di Erich Maria Remarque “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, è una storia di vincitori e vinti intensa e colma di emozioni, nonché una netta denuncia delle atrocità della guerra. I personaggi ci comunicano molto su di loro e su un’epoca, con immediatezza e rara sensibilità.

Gli anni spezzati (1981) di Peter Weir.
Stupenda fotografia, buona interpretazione dei protagonisti (persino del giovane Mel Gibson), per un film che ci mostra il valore della vita ed il dramma di giovani vite stroncate dall'ottusa ferocia della guerra. Da vedere, anche perché tratta uno scenario di guerra ed una battaglia, quella di Gallipoli, colpevolmente trascurati nelle nostre scuole.

La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.
Dal punto di vista della ricostruzione storica veramente meritorio. Commedia all’italiana, tratti neorealisti, linguaggio romantico si fondono e vengono esaltati dalla bravura degli interpreti, per proporci il punto di vista italiano sull'assurdità e la violenza del conflitto, le condizioni di vita miserevoli della gente e dei militari. Chiara la critica alle istituzioni ed alte gerarchie militari, responsabili di un massacro.

Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick.
Il nemico è evocato, non si vede, ma proporre come protagonista un solo esercito non toglie potenza e valore a quest’opera, che mostra la miseria ed il peggio dell’essere umano. In guerra conta solo il cinismo ed il processo di disumanizzazione che avvia è inevitabile, perché così siamo. Non è propriamente un film pacifista, anche se ne ha qualche aspetto, quasi conta più il conflitto di classe, il contrasto fra la condizione e la logica degli alti ufficiali e quella della truppa. Intenso Kirk Douglas, comandante con senso della giustizia ed uomo di saldi principi, inadatto a faccende militari, fuori luogo in una guerra.

Lawrence d'Arabia (1962) di David Lean.
Ne ho già parlato a proposito del cinema di Lean. Ritorno su questo film in questa sede per evidenziarne l’aspetto storico, benché romanzato, sottolineandone l’ambientazione (deserto arabo ed Impero Ottomano), i protagonisti (Inglesi, Arabi, Beduini, Turchi) e le tematiche affrontate (spartizione dei resti di un impero senza tener in nessun conto popoli e geografia). La prima guerra mondiale in Asia con compromessi all'europea.
Kirk Douglas in "Orizzonti di Gloria"
Alle prossime puntate! Stay tuned!

Vedi anche:
 

giovedì 6 dicembre 2012

Temi e Suggestioni nel Cinema di Peter Weir


Amicizia, Destino, Costrizione, Adolescenza, Civiltà e  Natura nei Film di Peter Weir.

Peter Weir
L’australiano Peter Weir è a mio vedere uno dei migliori registi contemporanei, capace ed eclettico, in grado di spaziare fra generi, ambientazioni e sceneggiature, anche molto diversi tra loro.

Quella che propongo ora è una, breve, riflessione su alcuni dei temi che maggiormente ricorrono nei suoi film. Temi che ho riconosciuto ed apprezzato e che mi pare vengano trattati con intelligenza, capacità narrative e rappresentative di ottimo livello, con il risultato di dare origine ad opere raffinate, ma comunque godibili e dove l’intrattenimento, che deve comunque esserci ed io cerco, si svolge a più livelli.

Picnic ad Hanging Rock
Kelly McGillis - Witness Il Testimone










Jim Carrey - The Truman Show
Il primo tema che sottolineo è l’Amicizia, fra ragazzi ed adolescenti (Gli Anni Spezzati; Picnic ad Hanging Rock; L’Attimo Fuggente) ma anche fra uomini adulti (Un anno vissuto pericolosamente; Master and Commander), il secondo è il senso di Costrizione, di Oppressione che i protagonisti vivono e contro cui combattono, a volte soccombendo o accettandolo (Witness-il Testimone), in altre occasioni cercando una via d’uscita (The Truman Show). I due temi sono, spesso, compresenti nella stessa pellicola, come nel caso de L’Attimo Fuggente o The Way Back, oppure si alternano con una sorprendente facilità, convivendo con altri, ulteriori richiami o suggestioni.

 
A ben vedere la tematica dell’amicizia, che può anche avere connotati virili, spesso è implicita nell’attenzione e nella curiosità che il regista mostra di avere nei confronti dell’adolescenza e del punto di vista dei più giovani, come in Master and Commander od in Mosquito Coast, dove peraltro è funzionale ai temi dell’ecologia e del rapporto con la Natura, non sempre benevola, anche se a volte vittima dell’uomo.

Civiltà e Natura, Razionale ed Irrazionale, scontro fra Nativo ed Alieno, sono conflitti, contrasti che più volte ritornano nella filmografia dell’australiano, con una certa coerenza che si mantiene anche in quella che, propriamente, viene ritenuta una commedia (Green Card – Matrimonio di Convenienza), peraltro riuscita e divertente al di là di ogni ulteriore od accessoria analisi.

Sigourney Weaver e Mel Gibson - Un Anno Vissuto Pericolosamente
Che si passi dall’orrore della Prima Guerra Mondiale (Gli Anni Spezzati) all’Indonesia degli anni 60 (Un anno vissuto pericolosamente), da un prestigioso collegio nel New England (L’Attimo Fuggente) ad ambientazioni false e fittizie create ad hoc (The Truman Show), dalla libertà dei mari (Master and Commander) alla chiusura di una comunità religiosa (Witness) è comunque proposta la lotta fra l’individuo e ciò che lo circonda, che lo può opprimere e ridurre alla sofferenza.

L'Attimo Fuggente
Non ci sono solo ideali frustrati, lotta per rimanere senza nulla in mano o la morte quale testimonianza di vita, pur essendo questioni ricorrenti (L’Ultima Onda, Fearless tra gli altri), ma anche il viaggio, la donna, l'acqua, il tempo, la natura, temi tali da indurci ad attribuire al regista la capacità non comune di parlare, pur con storie spesso diverse tra loro e incentrate su situazioni al limite, un linguaggio più profondo, sotterraneo, che oltrepassa i codici narrativi e linguistici consueti e sfiora l'ineffabilità del "segno" visivo.
Peter Weir e Russel Crowe sul set di Master and Commander
Da gustare molte scene e parecchie sequenze delle sue opere, spesso accompagnate da ottime musiche, anche originali. Un ulteriore dato è che Peter Weir manifesta la capacità di saper codificare uno stile, ad esempio nell'utilizzo significativo del primo piano, come strumento in grado di produrre momenti che spezzano l'unità temporale del film e permettono di introdurre uno stacco netto, potente e in qualche caso fortemente evocativo, che conduce le storie verso altre, meno plausibili, direzioni. In pratica Weir riesce a suscitare domande e riflessioni, donandoci anche buona fotografia, buone direzioni di attori ed attrici molto differenti tra loro ed il piacere di vedere buoni prodotti, che sono riusciti ad imporsi e “farsi vedere” dal grande pubblico, in Europa e Stati Uniti, pur se chiaramente differenti da altri presentati sui medesimi mercati.

Anne Lambert, Miranda in Picnic ad Hanging Rock
Ed Harris - The Truman Show
Harrison Ford - Witness Il Testimone













The Truman Show