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venerdì 8 maggio 2026

L'uomo è ciò che mangia #1


L'uomo è ciò che mangia/Der Mensch ist, was er isst.

(Ludwig Feuerbach) 


Diego Abatantuono in “Un ragazzo di Calabria”, di Luigi Comencini -1987





domenica 21 novembre 2021

Caffè #1

Virgilio Riento e Vittorio De Sica in “Pane, amore e fantasia”, di Luigi Comencini - 1953

 

domenica 1 agosto 2021

giovedì 11 gennaio 2018

Le Storie #63 - Il Cuore di Lombroso


Nel corso dei miei anni alla scuola elementare in ordine cronologico ho visto la serie anime “Cuore” (di cui mi regalarono il 45 giri con la sigla, a mio parere molto bella come tutte quelle cantate da “I Cavalieri del Re”), ho letto il libro di Edmondo De Amicis a cui era ispirata ed infine ho visto la omonima serie TV diretta da Luigi Comencini


 














Pertanto il numero 63 della collana “Le Storie”, dal titolo “Il Cuore di Lombroso”, che riprende buona parte dei personaggi del romanzo ottocentesco, non poteva non stimolare la mia curiosità.
Lasciando da parte Umberto Eco ed il suo famoso “Elogio di Franti”, le varie considerazioni sul carattere del testo deamiciano, notoriamente intriso di intenti pedagogici e morali, con un certo paternalismo e perbenismo che rasenta la mediocrità dell'allora borghesia italiana, fin troppo evidente ad una lettura già solo adolescente, il romanzo viene giustamente omaggiato, anche se in modo al limite del dissacrante e a mio parere vicino ad una ironia parente prossima del satirico.

Oltre allo studioso Lombroso del titolo, la sceneggiatura di Davide Barzi presenta al lettore i personaggi di Cuore divenuti adulti, alle prese con la loro maturità e la condizione che il destino o le loro scelte di vita (c'è differenza e distinzione fra il primo e quest'ultime?) hanno loro assegnato.

Ritroviamo il maestro Perboni, ucciso con crudeltà, Bottini, Garrone, persino Franti e gli altri coinvolti nelle indagini per scoprire il colpevole del crimine. Lombroso, i suoi studi e le sue conclusioni e risultati (opportuno ribadire smentiti dalla scienza) vengono tirati in ballo e con arguzia sezionati, utilizzati e capovolti per creare una narrazione “nera” e tipica della crime story. L'ambientazione è la Torino dell'ultimo decennio dell'ottocento, così come nel romanzo che a torto o a ragione ha influenzato migliaia di studenti italiani, resa con tratto realistico e con tinte gotiche e vagamente dark dalla matita di Francesco De Stena.


Torino, 1889. Cesare Lombroso è professore di medicina legale all'università, dove effettua autopsie sui corpi di criminali, prostitute e folli. Un giorno, presso il Carcere "Le Nuove", il maestro Giulio Perboni scrive un'ultima lettera ai suoi ex allievi e poi si toglie la vita. Tocca a Lombroso indagare per scoprire quale pericolo incombe su Bottini, Garrone e tutti gli altri ex compagni di classe...

venerdì 8 marzo 2013

Film di Guerra. 2 di 4


Seconda puntata con la mia selezione di Film di Guerra. Tocca a quello che viene definito il secondo conflitto mondiale.

SECONDA GUERRA MONDIALE

Una guerra lunga, dove gli episodi che si possono trasferire sul grande schermo sono molti, collocabili praticamente in ogni scenario (città e regioni europee, mari ed oceani, deserti, monti e pianure, in Asia ed in Africa). Lo sviluppo dell’industria e della tecnologia permise di renderla una guerra “spettacolare”, adatta ad essere poi rappresentata al cinema. Segnalo film molto diversi tra loro, ma che hanno in comune un’attenzione più o meno preponderante sull’aspetto “intimo” o “particolare” di un’esperienza tragica.

Lettere da Iwo Jima (2006) di Clint Eastwood.
Speculare e di gran lunga superiore al parallelo “Flags of Our Fathers” dello stesso Eastwood. La guerra, una battaglia dal punto di vista del nemico (operazione in realtà non nuova), resa al meglio, con rara sensibilità, lucidità narrativa, onestà intellettuale. Su tutto giganteggia la figura del generale Kuribayashi (Ken Watanabe), che ci accompagna durante il film che presenta i soldati giapponesi, uomini (non più “musi gialli”) con tutti i loro sentimenti e i doveri, i dubbi, i conflitti, ammirevolmente orchestrati in un racconto corale tanto asciutto quanto libero nella struttura drammaturgica. Siamo lontani da ogni retorica, da intenti agiografici e da roboanti mitografie (intesi mister Spielberg?).

Il giorno più lungo (1962) di Registi vari.
Film tutto sommato sobrio e realistico, che segnalo più per affetto ed omaggio ad un’infanzia di cinema vissuta insieme a mio padre. Frammentarietà stilistica (4 registi) e taglio cronachistico tolgono tensione alla rappresentazione di un evento epocale (sbarco in Normandia), ma ne sono anche un pregio, poiché si evita spettacolarizzazione e retorica a beneficio di una piccola lezione di storia. Comunque da non disprezzare la parata di “stelle del cinema” coinvolte.

Europa Europa (1991) di Agnieszka Holland.
Non un film bellissimo, ma utile nel senso più positivo dell’espressione. Da una storia vera, un’opera che alterna momenti di grande spessore, passaggi grotteschi ed ironici e pagine un po’ troppo teatrali, quando non trascurabili. La personale epopea, attraverso la guerra, di un giovane ragazzo ebreo, che riesce a farsi passare, alternativamente, da appassionato bolscevico e da puro rappresentante della razza ariana. Opera che sa farsi portatrice di un messaggio di cui la nostra epoca, con i suoi pericolosi rigurgiti di razzismo, mostra di aver bisogno.

Tutti a casa ( 1960) di Luigi Comencini.
Uno dei più importanti film italiani. Ironico, grottesco, drammatico e pietas si incontrano e fondono insieme per una storia tutto sommato corale con Alberto Sordi più misurato del solito. Una pagina fondamentale della recente storia italiana, l’8 settembre 1943 ed i mesi che seguirono, presentata attraverso il viaggio, fisico, metaforico ed insieme metastorico di un militare che passa da mediocre comprimario a protagonista partecipe degli eventi, con conseguente assunzione di responsabilità e di oneri.

La Grande Fuga (1963) di John Sturges.
Basato su una storia vera (americanamente modificata), la più grande fuga da un campo di prigionia tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Un film eccitante e coinvolgente, senza pause o passaggi a vuoto, onesto ed illustrativo quanto basta, ma da godere fino in fondo. Ottimi attori e buona sceneggiatura. Indimenticabile Steve McQueen, sfrontato, simpatico e coraggioso come sapeva essere.

Steve McQueen ne "La Grande Fuga"

Vi aspetto per la terza parte!