sabato 13 aprile 2013

Torna a casa Batman!




Adam West nei panni di Batman, nella serie televisiva anni '60
N. ha qualche anno più di me, gli piace andare al cinema a vedere i film con i supereroi. È una delle poche cose che gli donano soddisfazione.

In effetti N. non ha molte cose di cui essere lieto. Vive con i genitori in un appartamento poco fuori dal centro, e la finestra della sua camera (dove sono stato diverse volte fin da bambino) si affaccia sopra un ponte ferroviario, alquanto trafficato. Fa il tifo per una squadra di calcio dal glorioso, antico, passato ma che ora dovrebbe avere come sponsor una marca di ascensori, considerando la velocità con cui passa, ogni stagione, da una categoria all’altra (la serie A la vede saltuariamente). Ha dovuto sostenere tre volte l’esame per la patente, e da quando l’ha avuta ha sempre guidato una Panda bianca a benzina, solo che adesso non la può più usare perché inquina troppo, per cui va a piedi o usa l’autobus. Ha avuto due sole morose, una per 15 minuti in seconda media, l’altra per 15 anni, ma poi lei l’ha lasciato per uno che aveva una Panda a metano. Ogni inverno si prende l’influenza, qualunque nome le venga dato. Da quando si è diplomato ha sempre lavorato nel mobilificio di un amico del marito della sorella di una cugina di una collega di sua madre (perché senza le giuste conoscenze un lavoro non si trova!), in ufficio mi dice, ma non so esattamente cosa faccia. Il prete della parrocchia dove andavamo a catechismo gli diceva sempre che era rumoroso e maleducato, sua nonna per questo lo riempiva di schiaffoni, e credo che lo farebbe anche ora che è quasi 2 metri e pesa 130 chili (N. non la nonna, tantomeno il prete che invece era basso e pelato e gli puzzava l’alito di vino).

Insomma, per ritornare al punto, N. non si perde un film di supereroi. Qualche volta l’ho accompagnato al cinema, questo prima che nel tempo libero mi dedicassi a fare figli (in precedenza mi sono molto esercitato, tanto è vero che mi è venuto il gomito ed il polso del tennista, anche se non ho mai giocato a tennis). Negli ultimi anni c’è stato un fiorire di film con supereroi, alcuni molto divertenti, altri che mi lasciano perplesso, ma nel complesso io ed N. abbiamo passato delle belle serate, comunque più appaganti di quelle trascorse a confessarci fantasie sulla figlia del fotografo che aveva la bottega vicino casa sua. Quel fotografo, tra l’altro, si divertiva a stimolare tali fantasie mettendo in bella mostra ritratti della conturbante figlia.
by Fan Boy - Figures in Action
In buona sostanza dal 2005, quando è ricominciata la saga di Batman, ad opera di Christopher Nolan, N. non si è perso un episodio, dopo aver lanciato insulti al “Batman e Robin” con il povero George Clooney insieme a me. Ho visto tutti e tre i film diretti da Nolan, il primo al cinema con N., il secondo in DVD sempre con N. (ero già preda dell’attuale madre dei miei figli), il terzo, l’ultimo uscito, in DVD ma da solo, giacché ormai le sale cinematografiche sono luoghi di cui ho perso memoria, quasi perduti, antichi luoghi mitici di cui comincio a mettere in dubbio l’esistenza, ed il fatto che siano mai esistiti. Ora però è giunto il momento di mettere le carte in tavola e, a costo di far soffrire un amico, proferire la dura verità, o quantomeno quella che ritengo tale dal mio punto di vista.

La trilogia di Batman di Nolan, ovvero “Batman Begins” (2005), “Il cavaliere oscuro” (2008) e “Il cavaliere oscuro - Il Ritorno” (2012), sono spettacolari film di Batman, ma Batman non c’entra una cippa!

Nel primo le parti più riuscite e più interessanti sono quelle dove c’è Bruce Wayne (psicanalisi da cappuccino compresa), il secondo, un film con sontuosi mezzi tecnici ed effetti dove la vera star è Joker, è praticamente un remake non dichiarato di Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo” (1971, diretto da Don Siegel), dove tra l’altro Clint Eastwood recita meglio di quanto Christian Bale faccia Batman, mentre il terzo è un film su Occupy Wall Street e relativi corollari, con un Batman sempre più solitario e sempre più nevrotico che si fa rubare la scena da Bane, “cattivo/villain” con una certa presenza scenica. In quest’ultimo film si scopre la componente reazionaria del mascherato miliardario e quindi di Nolan stesso, che dopo aver presentato Bane come un “indignato” a capo di una rivolta popolare, per quanto sadico e crudele leader di un branco di feroci “senzatetto”, dopo averlo fatto vincere gli mette in bocca il proposito di far saltare in aria la città appena restituita ai cittadini. Quasi fosse un pazzo terrorista qualsiasi, alla moda araba, di quelli che tanto piacciono a mr. Nolan ed ai reazionari che vogliono proteggere i valori, gli investimenti ed i miliardi, dell’Occidente. 

Con "Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno" viene fuori, nel migliore dei casi e lasciando da parte le interpretazioni e la inspiegabile ricerca di significati reconditi cari ai fan di Nolan, un polpettone in stile action-movie, peraltro spettacolare ma meno coinvolgente dei film di Tony Scott, che era un vero ed onesto regista di film d'azione, volutamente esagerati e con tratti anche ingenui che accolgono lo spettatore più che blandirlo.
Nolan, nei tre film dove c’è (anche) Batman, reitera la sua idea di cinema: con scaltrezza e abilità nasconde, sotto le vesti di studio psicologico dei personaggi e di attenzione ai particolari, la volontà di spiazzare lo spettatore, ingannarlo e confonderlo. Dilata trama e vicenda per decostruire la visione e far sì che chi guarda si senta intelligente, oppure dica di essersi goduto il film per non fare la figura dell’ignorante.

Per cui, caro N., amico di lunga data, so che quando si guardano certi film bisognerebbe goderseli per quello che sono e non per quello che potrebbero essere (ma l’intelligenza e la capacità di analisi che ce l’abbiamo a fare?), bisognerebbe fare appello alla sospensione dell’incredulità (ma quando i poliziotti escono dalle fogne pettinati come nemmeno da un coiffeur di provincia e con gli abiti come appena stirati, non ti viene voglia di mandare tutti a fare cose col sedere?) e farsi trasportare dalla sontuosità delle scene e della colonna sonora, ma ci meritiamo un Batman così? I supereroi esigono un po’ di rispetto, o quantomeno dovrebbero chiederlo, e se non possono farlo loro almeno lo facciano gli spettatori e gli appassionati come te, altrimenti andiamo a vedere i film di Lars Von Trier (solo per fare un esempio, ci mancherebbe!).
by Fan Boy - Figures in Action

venerdì 12 aprile 2013

La Costituzione non gli piace...Cambiamola!




Da lunanuvola.wordpress.com riprendo quanto segue:


Hanno detto che la Costituzione a loro non piace. Cambiamola subito!!!

Così?

Art. 1. L’Italia è un’oligarchia tecnocratica movimentista fondata sul web. La sovranità appartiene a chi ha registrato il marchio del movimento presso un notaio.
Art. 2. L’oligarchia tecnocratica movimentista riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo qualora l’uomo in questione sia regolarmente registrato sul blog di chi detiene il marchio del movimento, e richiede l’adempimento inderogabile dell’obbedienza pronta, cieca e assoluta al detentore del marchio suddetto.
Art. 2 bis. Ah sì, vale anche per le donne. (Astenersi incinte.)
Art. 3. Tutti i cittadini movimentisti, purché connessi a internet, hanno pari dignità sociale: uno conta uno, tutti discutono, poi decide il detentore del marchio.

Oppure così?

Art. 1. L’Italia è un impero economico liberale, fondato sulle rendite. La sovranità appartiene a chi può permettersela.
Art. 2. L’impero economico liberale riconosce ad ogni suddito il diritto inviolabile di prostituirsi, e incoraggia il godimento di tale diritto soprattutto per le femmine (meglio se minorenni).
Art. 3. Tutti i clientes del possessore di rendite, siano servi o serve, hanno la dignità che si meritano (nessuna) e ricevono compensi adeguati alle loro prestazioni e alla loro godibilità durante feste sociali.

O così andrebbe meglio?

Art. 1. L’Italia è uno schifo che lo regge la casta assieme ai professoroni masoni perché è tutto un inciucio.
Art. 2. E’ talmente uno schifo che nessuno si sveeegliaaa e vede che l’euro ce l’hanno imposto mettendo nannaparticelle nelle scie chimiche che poi mi addormento sempre davanti alla tv e fate girare!
Art. 3. Complotto!!!!

Maria G. Di Rienzo (a cui la Costituzione italiana piace com’è)
 
Vedi anche:

giovedì 11 aprile 2013

Quando un altro ti pensa



“…
un sentimento
che non muore
perché è l'ultima cosa che ho
quando un altro ti pensa
il sole è più grande, e più caldo ti dà.

e batte forte forte il cuore
e magari incomincia così
come un giorno di sole
fa dire a dicembre l'estate è già qui.
…”

(Sentimento – Patty Pravo/Franco Migliacci)


martedì 9 aprile 2013

È morta Margaret Thatcher

È morta Margaret Thatcher.

Io la ricordo con questa canzone…

BLACK BOYS ON MOPEDS

Margareth Thatcher on TV
Shocked by the deaths that took place in Beijing
It seems strange that she should be offended
The same orders are given by her

I've said this before now
You said I was childish and you'll say it now
"Remember what I told you
If they hated me they will hate you"

England's not the mythical land of Madame George and roses
It's the home of police who kill black boys on mopeds
And I love my boy and that's why I'm leaving
I don't want him to be aware that there's
Any such thing as grieving

Young mother down at Smithfield
5 am, looking for food for her kids
In her arms she holds three cold babies
And the first word that they learned was "please"

These are dangerous days
To say what you feel is to dig your own grave
"Remember what I told you
If you were of the world they would love you"

England's not the mythical land of Madame George and roses
It's the home of police who kill blacks boys on mopeds
And I love my boy and that's why I'm leaving
I don't want him to be aware that there's
Any such thing as grieving.

 
E con un pensiero ai minatori, ai ferrovieri, a tutti quelli che hanno perso il lavoro ed il loro futuro grazie a lei…


La Lady che dichiarò guerra…
 
Spot per la Guerra nelle Falkland/Malvinas e per il pugno duro in Ulster


Maggie con amicizie discutibili…
con Augusto Pinochet

La Thatcher contro l’Unione Europea e lo Stato Sociale, per il liberismo estremo e le privatizzazioni.

Le conseguenze di quelle scelte, di quelle politiche le stiamo pagando care!
con Ronald Reagan, emblema ed eroe del liberismo








Ho bisogno di bellezza


Qualche giorno fa ho visto “Infamous - Una pessima reputazione”, centrato sulla figura dello scrittore Truman Capote.

Capote, principalmente, nel film lavora sul romanzo-reportage “A Sangue Freddo”, il focus dell’attenzione è rivolto al lavoro di ricerca e approfondimento svolto dall'autore in preparazione del libro. Il romanziere statunitense così incontra ed intrattiene un lungo ed intenso rapporto con un assassino, colpevole di aver ucciso, con un complice, tutti i componenti di una famiglia.

In una scena-chiave l’assassino risponde, tramite una lettera, a Capote che gli aveva inviato riviste erotiche. Gli scrive che, in quel momento, lui, un omicida, ha in realtà bisogno di “bellezza”.

“Ho bisogno di bellezza”.

Qualche volta anch’io ho pensato la stessa cosa. L’ho pensata, ma non sempre ho avuto il coraggio di cercare la “bellezza”.

Mi ricordo anche di aver espresso questa necessità, in alcune occasioni diversi anni fa, ad un’amica, ad un amore, a chi sentivo a me vicino.

Non so dare una definizione di questa cosa, della “bellezza” di cui ancora, a volte, sono in cerca. Mi sembra di trovarla e di poterla vivere. Di averla di fronte, disponibile, intorno a me. Non è in luoghi precisi od in situazioni particolari, tantomeno è dentro di me. Detesto cordialmente questa espressione e chi la pronuncia o, peggio, chi me l’ha direttamente rivolta, mi ha solo fatto incazzare e si è fatto pesantemente schernire.

A volte mi accorgo che c’è e cerco di godermela, a dispetto della mediocrità e dello squallore che incontro. Ne sono in qualche modo responsabile? A volte la sento e la osservo con un sorriso di condivisione e placida contemplazione, nonostante i limiti che ho.

Non farò esempi o semplificazioni, ma sono certo che non darò retta a chi mi invita a trovare questa “bellezza” in una religione o in un romanzo di uno scrittore alla moda (periodicamente ce ne sono sempre e alcuni sono veramente irritanti). Sono sicuro che la si possa trovare e vivere sia individualmente che in condivisione, sono certo che la si possa scoprire in momenti di ritiro e solitudine come in una folla di gente. Spero di averne la possibilità e la capacità.
 
Spero soprattutto di non rincoglionirmi del tutto ed evitare di trovarmi a parlare di come, guardando una busta di plastica svolazzare, capisci che nel mondo c'è tanta bellezza. Poiché l’adolescente spacciatore disturbato di “American Beauty” mi sta sulle balle e perché quella scena, levata dal suo contesto, può voler dire qualunque cosa e per qualunque cosa e da chiunque è stata usata. Persino da fondamentalisti di vario genere o credo, ecologisti vintage, datori di lavoro bugiardi, farabutti ed imbonitori di ogni specie e provenienza, oltre che da “I Griffin”


lunedì 8 aprile 2013

Baryshnikov in "Il Sole a mezzanotte"

Mikhail Baryshnikov in "White Nights", dancing "Koni" (Horses) by Vladimir Vysotsky.

Mikhail Baryshnikov in "Il Sole a mezzanotte", danza "Koni" (Cavalli) di Vladimir Vysotsky.


 

sabato 6 aprile 2013

Film Noir



"Per fare un film bastano una donna e una pistola" (Claude Chabrol)

Il genere noir, pur nato negli anni 40 negli Stati Uniti (con qualche debito nei riguardi del cinema espressionista tedesco), rappresenta uno dei generi e forme espressive che maggiormente hanno influenzato il Cinema e la Cultura contemporanea. Il pessimismo, le ambientazioni dark, i complessi intrecci investigativi sono i pilastri che negli anni hanno intersecato malessere esistenziale, insofferenza nei confronti di norme e regole e verso i modelli culturali socialmente accettati.

In campo letterario un ruolo fondamentale è rappresentato dalla figura femminile, ovvero la dark lady, a volte femme fatale, rappresentazione della devianza e di instabilità sociale e psicologica, spesso donna senza cuore e senza anima, pronta a tutto per trarre vantaggio dalle situazioni, ingannatrice e perfida, bramosa di ottenere spazio ed identità in un contesto sovente effimero, per conquistare benefici transitori o destinati a non essere goduti.
Mamie Van Doren




 In ambito cinematografico i noir hanno raggiunto la loro massima diffusione e realizzazione negli anni 40, ibridandosi poi specialmente dagli anni 70 con altre correnti culturali, come la Nouvelle Vague e generi quali commedia, crime story e film drammatici. Al di là della presenza di detective, gangster e fuorilegge vari, nei film noir per il protagonista non c’è scampo o riparo dal dolore e dalla morte, poiché non si contemplano eroi o figure da idealizzare, non si considera alcun lieto fine, ad esclusione di quelli che lo sono solo apparentemente, perché minacciati da ambigui sospesi e minacciosi interrogativi che si sedimentano nell’immaginario dello spettatore.

Le atmosfere notturne, il montaggio rapido e le "fughe d'identità", tipiche del noir si uniscono successivamente, nel corso degli anni, a sangue, sesso e violenza, diventando parte integrante di thriller e polizieschi e confermando l'importanza culturale che questo genere rappresenta per la storia del Cinema.
James Cagney

Ho scelto, distinti per periodi, alcuni film inscrivibili nel genere, più sei bonus “trasversali” per gusto personale e l’impatto che hanno avuto nella storia del cinema e sull’immaginario degli spettatori (specialmente il mio).

Prima del 1940
"L'Angelo Azzurro" di Josef von Sternberg (1930)
"M, Il Mostro di Dusseldorf" di Fritz Lang (1931)
"Nemico Pubblico” di William A. Wellman (1931)
"Angeli con la faccia sporca" di Michael Curtiz (1938)

Lauren Bacall e Humphrey Bogart
Anni 40
"Il grande Sonno" di Howard Hawks (1946)
"Gilda" di Charles Vidor (1946)
"Il caso Paradine" di Alfred Hitchcock (1947)
"Il Terzo Uomo" di Carol Reed (1949)
Alida Valli e Gregory Peck ne "Il Caso Paradine"














Anni 50
Orson Welles e Charlton Heston ne "L'Infernale Quinlan"
"Viale del Tramonto" di Billy Wider (1950)
"Niagara" di Henry Hathaway (1953)
"Rapina a Mano Armata" di Stanley Kubrick (1956)
"L'Infernale Quinlan" di Orson Welles (1958)

Anni 60
"Lo Spaccone" di Robert Rossen (1961)
"Il Promontorio della paura" di J. Lee Thompson (1962)
"La Calda Notte dell’Ispettore Tibbs" di Norman Jewison (1967)
"La Mia Droga si Chiama Julie" di François Truffaut (1969)
Jean Paul Belmondo e Catherine Deneuve
Anni 70
"Marlowe, il Poliziotto Privato" di Dick Richards (1975)
"Chinatown" di Roman Polański (1974)
"Ispettore Callaghan: il Caso Scorpio è tuo" di Don Siegel (1971)
"L’Amico Americano" di Wim Wenders (1977)

Anni 80
"Brivido Caldo" di Lawrence Kasdan (1981)
"Blade Runner" di Ridley Scott (1982)
"Omicidio a Luci Rosse" di Brian De Palma (1984)
"Witness – Il Testimone" di Peter Weir (1985)

Anni 90
"Sonatine" di  Takeshi Kitano (1993)
"Seven" di David Fincher (1995)
"I Soliti Sospetti" di Bryan Singer (1995)
"Il Buio nella Mente" di Claude Chabrol (1995)
"L.A. Confidential" di Curtis Hanson (1997)
Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert ne "Il Buio nella Mente"
Anni 2000
"L'uomo che non c'era" di Joel Coen (2001)
"A History of Violence" di David Cronenberg (2005)
"Arrivederci Amore, Ciao" di Michele Soavi (2005)
"La Promessa dell'Assassino" di David Cronenberg (2007)

Viggo Mortensen ne "La Promessa dell'Assassino"
Jeanne Moreau

BONUS:
"Giungla d'Asfalto" di John Huston (1950)
"Ascensore per il patibolo" di Louis Malle (1957)
"La conversazione" di Francis Ford Coppola (1975)
"Velluto Blu" di David Lynch (1986)
"Le Iene" di Quentin Tarantino (1992)
"Old Boy" di Park Chan-Wook (2003)
Vedi anche:
Cinema

venerdì 5 aprile 2013

Another Sunny Day


Campagna laziale - Ph. Giulia Cagnani

BELLE AND SEBASTIAN

ANOTHER SUNNY DAY

Another sunny day, I met you up in the garden
You were digging plants, I dug you, beg your pardon
I took a photograph of you in the herbaceous border
It broke the heart of men and flowers, and girls, and trees

Another rainy day, we're trapped inside with a train set
Chocolate on the boil, steamy windows when we met
You've got the attic window lookin' out on the cathedral
And on a Sunday evening bells ring out in the dusk

Another day in June, we'll pick eleven for football
We're playing for our lives the referee gives us fuck all
I saw you in the corner of my eye on the sidelines
Your dark mascara bids me to historical deeds

Now, everybody's gone you picked me up for a long drive
We take the tourist route the nights are light until midnight
We took the evening ferry over to the peninsula
We found the avenue of trees went up to the hill
That crazy avenue of trees, I'm living there still

There's something in my eye a little midge so beguiling
Sacrificed his life to bring us both eye to eye
I heard the eskimos remove obstructions with tongues, dear
You missed my eye, I wonder why, I didn't complain
You missed my eye, I wonder why, please do it again

The lovin' is a mess, what happened to all of the feeling?
I thought it was for real, babies, rings and fools kneeling
And words of pledging trust and lifetimes stretching forever
So what went wrong? It was a lie, it crumbled apart
Ghost figures of past, present, future haunting the heart







martedì 2 aprile 2013

Metti una donna nel titolo



Donne si nasce, non si diventa”, scrive Simone De Beauvoir ne “Il secondo sesso”.
Per chi pensa (ancora) che la donna sia il sesso debole, ci sarebbero metodi drastici da utilizzare, ma non voglio incitare alla violenza.

Nel caso di uomini si potrebbe rispolverare la soluzione presentata da Aristofane nella commedia Lisistrata, ovvero lo sciopero del sesso, ma temo non sia praticabile per una certa inflazione di possibilità “parallele”, quindi, per i casi più malleabili e per il genere di uomini che consiglio di frequentare opto per un metodo “letterario”.

Ovvero ci sono libri da leggere e far leggere. “Anna Karenina”, “Jane Eyre” e colleghe potrebbero essere donne che hanno amato troppo, ma anche donne con un certo carattere e doti invidiabili. 

Propongo dunque una breve lista, che renda omaggio alle grandi eroine letterarie che hanno visto il loro nome scritto a grandi lettere nel titolo di grandi libri.

Perché “dietro a un grande libro, c'è sempre una grande donna”. Gli uomini si rassegnino!

Anna Karenina (Lev Tolstoj, 1877). Prendo a prestito una recente e notevole riflessione di Abraham Yehoshua, per sottolineare come “Anna sfida l’istituzione matrimoniale. Non ha bisogno di un contratto legale per garantire il rapporto fra lei e l’uomo che ama, un rapporto che crede di poter mantenere vivo in forza della propria personalità e della propria bellezza”. Anna si prende totalmente la responsabilità di essere protagonista della propria vita sentimentale, prima rifiutando la proposta di divorzio pervenutale da Karenin e poi suicidandosi quando si accorge che la sua condizione non è più dettata da una libera scelta, bensì da una costrizione. In sostanza è, come ci dice Yehoshua, “la storia di una donna che aspira a raggiungere un qualcosa che molti vedono come una sfida, o una tentazione: mantenere un rapporto saldo tra due persone senza l’aiuto di stampelle sociali, legali o economiche. Un rapporto costruito esclusivamente sul lavoro dell’amore”. Che sfida!

Jane Austen
Emma (Jane Austen, 1815). Emma Woodhouse è descritta dalla Austen come bella, intelligente e ricca. Proprio quest’ultimo dato la rende indipendente ed “immune” all’amore, all’amore romantico, poiché non avrebbe bisogno del matrimonio per sostenersi economicamente. Non sempre simpatica ma briosa, combina una serie di guai, determinata a professare la sua anticonvenzionalità. In fondo pur con tutta la sua indipendenza e la sua insofferenza nei confronti di luoghi comuni e consuetudini “borghesi”, desidera anche lei l’amore, ma mantiene la sua originalità.

Jane Eyre (Charlotte Brontë, 1847). Una protagonista dotata di integrità, indipendenza, forza interiore, intelligenza e passionalità. Si rivolge al lettore in prima persona e sembra parlare direttamente alla sua parte più privata. Non me la immaginavo con il viso di Charlotte Gainsbourg nel film di Zeffirelli ma va bene lo stesso.

Leslie Caron in "Gigi
Gigi (Colette, 1944). Prima di Leslie Caron al cinema, prima di Audrey Hepburn a teatro, la graziosa Gigì, creata ed animata dalla penna di Colette, si rivela desiderosa e capace di essere padrona del proprio futuro. Nei confronti delle figure femminili con cui vive, nonna, zia e madre, e poi nel rapporto con il libertino e “sciupafemmine” Gaston, la ragazza (adolescente) con modi un po’ infantili ma comunque personali e con una certa autonomia, impone il proprio punto di vista e difende la sua volontà. Se è vero che il matrimonio non è né vietato, né imposto, a lei spetta la scelta dell’amore e di come essere felice, oppure infelice.

Lolita (Vladimir Nabokov, 1955). “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia”. Lolita è, in gran parte del romanzo, un mistero. Un personaggio ambiguo, enigmatico, nella sua apparente sfrontatezza, nelle bugie che dice alla madre, nel rapporto di sotterfugi che usa, prima per avvicinarsi ad Humbert Humbert, poi per allontanarsene, infine si rivela colei che sceglie, colei che seduce e decide da chi essere amata e chi amare.



Moll Flanders (Daniel Defoe, 1722). Il titolo completo recita più o meno così: "Le fortune e sfortune della famosa Moll Flanders, che nacque nella prigione di Newgate, e durante una vita di continui cambiamenti per una sessantina d'anni dopo l'infanzia, fu per dodici anni prostituta, cinque volte moglie (compresa una volta con suo fratello), dodici anni ladra, otto anni delinquente deportata in Virginia; alla fine divenne ricca, visse onestamente e morì pentita. Trascritto dalle sue memorie." Altro da aggiungere?

Nanà (Émile Zola, 1880). La protagonista si serve di tutti gli uomini che incontra, ne assorbe denaro e risorse, fisiche ed economiche, ne dilapida i patrimoni. I ricchi uomini che se la contendono si rovinano pur di averla. Lei è causa di degradazioni, suicidi, annientamenti sociali e morali, disprezza quegli uomini che tengono nella miseria più nera la sua gente, li usa e li costringe a gesti sempre più umilianti, portandoli uno dopo l'altro alla rovina. Trasformare un emblema della "corruzione umana" in eroina non era così sconvolgente né strabiliante, nemmeno all'epoca, ma Zola, ancora oggi ricordato soprattutto per il suo "J'accuse", volle colpire al cuore la Francia del Secondo Impero (di fatto una dittatura) che aveva portato la decadenza dei costumi, l'ipocrisia, la corruzione, la dissolutezza, la putrefazione, il vizio in tutti gli ambienti, da quelli altolocati a quelli miserrimi. In questo modo Nanà diviene una vera eroina, padrona di sé e del proprio destino, fino alla morte.

La Signora Dalloway (Virginia Woolf, 1925). Confesso di averlo letto solo dopo aver visto “The Hours”, il film con le brave Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman (andare al cinema aiuta anche ad arricchire le librerie!). Un giorno della vita di Clarissa Dalloway, e di altri personaggi a lei più o meno riconducibili. Un monologo interiore che ci presenta un percorso, una “guerra” interiore nell’animo di una bella e, in pubblico, ragionevolmente soddisfatta donna della borghesia inglese agli inizi degli anni venti. La sua condizione sociale e psicologica, così estremamente complessa e articolata, ci viene abilmente presentata, anche grazie al confronto con un personaggio maschile, drammaticamente segnato e ferito dagli eventi e dalle esperienze. Clarissa, ci viene detto, si salva, sceglie la vita, pur con le imperfezioni, le nostalgie e le insoddisfazioni che comporta, il suo “alter ego” (passatemi questa semplificazione) sceglie invece la morte, poiché consapevole della bellezza della vita, la sente interamente e completamente, perciò ne soffre. In fondo Clarissa Dalloway si riconosce ed in qualche modo si accetta. Mi sbilancio nel dire che, da uomo, in alcuni momenti di chiara consapevolezza di me e di miei precisi limiti e “piccolezze”, ha avuto la meglio un certo sconforto.

Per i più piccoli e le più piccole:

Heidi” (Johanna Spyri, 1880);
Coraline” (Neil Gaiman, 2002):
“Pippi Calzelunghe” (Astrid Lindgren, 1945).