Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze. Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
mercoledì 28 settembre 2016
lunedì 26 settembre 2016
Citazioni Cinematografiche n. 167
Costanza: Eppure nessuno ha
fatto tanto male all'umanità come i poeti.
John: Be', i poeti forse sono un po' svagati, ma non direi che sono cattivi.
Costanza: Sì, ma tutte quelle loro esagerazioni sull'amore... fanno credere che si tratti di chissà che cosa, di un volo d'angeli!
John: Be', i poeti forse sono un po' svagati, ma non direi che sono cattivi.
Costanza: Sì, ma tutte quelle loro esagerazioni sull'amore... fanno credere che si tratti di chissà che cosa, di un volo d'angeli!
John: Il che non è,
vero?
Costanza: No, affatto!
Spesso ci si innamora perché si incontra qualcuno che ha la voce o i capelli o
i modi che ci ricordano i nostri genitori.
John: E alle volte anche
senza alcuna ragione.
Costanza: Ma il punto non è
questo. Il male è che tutti quanti leggono sull'amore cose prive di ogni
fondamento, e si aspettano che ogni bacio sia un poema ed ogni abbraccio un
dramma in cinque atti.
John: E quando vengono
le delusioni si ammalano e chiamano in soccorso la psicanalisi, eh?
Costanza: E già, proprio
così.
(John
Ballantine/Gregory Peck e Costanza Peterson/Ingrid Bergman in “Io ti salverò”,
di Alfred Hitchcock - 1945)
sabato 24 settembre 2016
Per settembre
Chiaro
cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
fresca
erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
giorno
che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.
Attilio Bertolucci
giovedì 22 settembre 2016
Nello specchio
“Fissandosi allo specchio, Chunyu Bai ripensò
ai combattimenti che si erano svolti intorno alla Concessione internazionale di
Shanghai; si ricordò l’attacco di tre bombardieri all’incrociatore giapponese
Izumo ormeggiato sul fiume Huangpu, l’assedio ai magazzini Sihang, ripensò a
come la città fosse diventata un luogo isolato dove si perpetravano nell’ombra
numerosi crimini. Poi era scoppiata la guerra del Pacifico e i carri armati
giapponesi avevano percorso via Nanchino.”
“L’uomo nello specchio sembrava essere
diventato un altro. Chunyu Bai continuò a fissarlo per due o tre minuti, poi
non se la sentì più di guardarlo e riprese il suo cammino. Benché il
marciapiede fosse affollato di gente, provò una solitudine incommensurabile.
Quando passò davanti a un ristorante che faceva cucina tipica del Sud-est
asiatico, spinse la porta ed entrò.”
mercoledì 21 settembre 2016
lunedì 19 settembre 2016
Citazioni Cinematografiche n. 166
sabato 17 settembre 2016
Il Ricordo del Dolore
Kwai Chen: Hai perso
qualcosa nell'acqua, figliolo?
Nathan Never: Scusate, maestro
Kwai Chen. Non mi ero accorto di voi. Ero assorto nei miei pensieri.
Kwai Chen: Lo vedo. Sembri
molto triste.
Nathan Never: Sì... Io pensavo
a mia moglie che non c'è più... e a mia figlia, scomparsa nel nulla... maestro,
non riesco a dimenticare il passato...
Kwai Chen: Questo rientra
nell'ordine naturale delle cose, Nathan... anche il ricordo del dolore ha la
sua importanza...
Nathan Never: Perché, Maestro?
Non capisco...
Kwai Chen: Perché il dolore è
sempre presente intorno a noi... e noi dobbiamo essere sempre presenti di
fronte al dolore.
Nathan Never: Questo significa
che noi dovremo rivivere per sempre le nostre sofferenze?
Kwai Chen: No. Perché non
abbiamo soltanto ricordi di dolore... Pensare al passato solo per rievocare il
male sofferto, è come precipitare in un abisso... quando vi siamo dentro,
l'oscurità ci sommerge e non vediamo una via d'uscita... ma poi gli occhi si
abituano al buio, e quando finalmente alziamo la testa, vediamo sopra di noi
una luce... che ci indica la via d'uscita... Quando avrai raggiunto
quell'uscita, Nathan, avrai sconfitto il dolore, ma il ricordo ti insegnerà a
contemplare l'abisso senza paura...e a camminare sul suo ciglio senza più
cadere.
Nathan Never (anni dopo): Sagge parole, maestro Kwai
Chen, se solo avessi capito dopo tanti anni dove sono diretto... Se sto
risalendo l'abisso verso la luce... o se riesco soltanto a camminare sul fondo.
(da “L'Abisso
delle Memorie”, Nathan Never n° 18 – novembre 1992)
giovedì 15 settembre 2016
Giallo, Noir & Thriller/34
Titolo: Onora il Padre
Autore: Giancarlo De
Cataldo
Editore: Einaudi - 2008
Giancarlo De
Cataldo
è conosciuto principalmente per “Romanzo Criminale”, ma ovviamente ha scritto
molto altro.
“Onora il Padre”, ripubblicato da
Einaudi nel 2008, era inizialmente apparso, circa 8 anni prima, nella collana
Gialli Mondadori firmato dallo stesso De Cataldo con uno pseudonimo.
Non
credo sia corretto, ancor meno consigliabile, esprimere un parere od un
giudizio su un romanzo accostandolo ad un altro, sebbene del medesimo autore, per
cui l’unica nota che esprimo è che si nota come nella trama e caratterizzazione
dei personaggi, De Cataldo stesse ancora percorrendo la sua personale strada
che lo avrebbe portato ai più recenti risultati.
Nel
dettaglio: trama e sviluppo della vicenda sono tipici dello psyco-thriller di stampo anglosassone,
anche se letto oggi, questo tipo di scrittura sembra un po’ troppo datato e da
solo non basta a catturare il lettore.
I
tempi drammaturgici non convincono
del tutto e quelli che potrebbero essere elementi atti a creare tensione
narrativa si risolvono, purtroppo, in un certo appesantimento nello sviluppo
della vicenda, che a mio parere non “decolla” del tutto. L’attenzione ai
caratteri è appena abbozzata ed in più di un’occasione sembra non sufficiente
ad evitare un sapore di già visto e già letto, con il lettore che rischia di
rimanere deluso. Qualche luogo comune
di troppo infastidisce e molte situazioni, nella loro tipicità in questo tipo
di romanzo, avrebbero probabilmente necessitato di una maggiore elaborazione, a
partire dalla location romagnola (stereotipi
sulla Riviera compresi).
I
due principali personaggi, il serial
killer ed il giovane e valente criminologo commissario Colonna, invece di dare origine ad un serrato confronto
a distanza, potenzialmente stimolante per quanto abbastanza “topico”, si
incontrano pressoché subito, a meno di un terzo del romanzo, anche se il
funzionario di Polizia non se ne rende conto.
Questo
elemento porta, di fatto, ad un depotenziamento della vicenda, inoltre la
scelta dell’autore di inserire due
tipologie di ricerca/indagine eseguite da Colonna, quella di un assassino
seriale e quella del proprio padre, appare forzata e poco stimolante, dato che
il commissario risulta in diversi passaggi abbastanza antipatico, nel senso
peggiore dell’espressione, poiché risulta difficile provare empatia o anche
solo simpatia per questo personaggio.
Viceversa
le pagine in cui a parlare direttamente è il serial killer, nella sua leggermente forzata delirante visione, risultano maggiormente riuscite, anche
se un po’ pesanti alla lettura.
I
personaggi di contorno, che variano dalla anatomo patologa bella e ovviamente
sedotta dal giovane criminologo in trasferta, ai vari poliziotti che sembrano
essere presenti solo per creare movimento, fino al vicequestore troppo
prevedibilmente in distonia con Colonna, non riescono a fare breccia e la
lettura procede un po’ stanca, a tratti infastidita.
Da
leggere senza particolari pretese, magari per rilassarsi qualche ora, meglio se
preso in prestito in biblioteca.
Perché, uccidendo
le sue vittime, l'assassino che i giornali chiamano «il Figlio dei fiori»
ascolta sempre un dimenticato brano psichedelico del 1972? Che cosa sono il
Giusto Ritmo e la Legge? Che cosa nasconde la tranquilla Casa di riposo
Giovanni Pascoli, dove vegetano anziani con gli acciacchi piú diversi? Ce la
farà il giovane e intuitivo Matteo Colonna, che cerca di immedesimarsi
nell'assassino, a resistere all'orrore di ciò che sarà costretto a scoprire? (da einaudi.it)
mercoledì 14 settembre 2016
lunedì 12 settembre 2016
Citazioni Cinematografiche n. 165
Artù: Sono in un tremendo
pasticcio: sono re.
Anacleto: Ha estratto la spada dalla
roccia.
Mago
Merlino:
Aha! Ma certo, certo! Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.
Artù: Tavola Rotonda?
Mago
Merlino:
Perché, la preferisci quadrata forse?
Artù: Oh no, rotonda mi sta bene.
Mago
Merlino:
Aha, oh, ragazzo, ragazzo mio. Tu diventerai un eroe leggendario. Scriveranno
libri su di te nei secoli a venire. E chissà, magari faranno anche un film su
di te.
Artù: Un film? E cos'è?
Mago
Merlino:
Bè... è una specie di televisione... ma senza la pubblicità!
(Artù, Anacleto e Mago Merlino in “La Spada nella Roccia, di Wolfgang
Reitherman - 1963)domenica 11 settembre 2016
L'importanza dell'onestà
-
Ho
un grosso problema con la lavatrice, devo chiamare l’idraulico!
-
Ma
lascialo stare quel delinquente, che non fa mai la fattura!
-
Me
ne sai indicare un altro?
-
Basta
con il monopolio degli idraulici, sono evasori e disonesti.
-
E
quindi come faccio con la lavatrice?
-
Chiama
il fornaio. Lui sì che è una persona onesta, lavora bene, si fa pagare il
giusto e fa sempre lo scontrino.
-
Ma
io non voglio del pane, devo far riparare la lavatrice. Mi serve un idraulico!
-
Il
vento sta cambiando! Basta con i professionisti del settore che da anni si
mangiano tutto e sfruttano i clienti onesti come te e me.
-
Quindi?
-
Te
lo dico. Il fornaio è la persona giusta per te. Onesta, capace e pulita, senza
interessi di parte.
-
Ma
è capace di mettere le mani su una lavatrice?
- Ma
che importa. Voltiamo pagina! La cosa fondamentale è l’onestà. Essere lontani
dalle vecchie logiche.
-
Scusa,
ma come faccio con la lavatrice?
-
Il
FORNAIO1!1!1!1!
-
Ho
capito, ma se fa il fornaio, non ne saprà nulla di lavatrici!
-
I
cittadini onesti devono farsi sentire! E fare quello che deve essere fatto al
posto dei corrotti e dei ladri!
-
Cioè
rubare e farsi corrompere?
-
No!!
Spazzarli via e prendere in mano il proprio futuro!
-
Ma
io faccio il ragioniere, non ne so nulla di idraulica e di lavatrici!
- Appunto,
affidati a persone oneste e corrette. Basta con la casta! Chiama il
fornaio!1!1!
-
Ma
tu sei certo che il fornaio possa aiutarmi con la lavatrice?
- Mandiamoli
a casa! Il vento sta cambiando, te l’ho detto. Onestà e trasparenza sono
fondamentali, il resto verrà!
- Scusa,
non ho capito. Io non ne so nulla di lavatrici, non so dove metterci le mani e
dovrei affidarmi ad un fornaio per riparare la mia?
-
Esatto!!
-
Ma
quindi, io ragioniere non so cosa fare e dovrebbe essere il fornaio, che fa le
rosette e la ciambella, ad essere la persona più indicata per ripararmi la
lavatrice?
-
È
così!!!
-
Ma
che logica è?
-
Allora
tu credi ai poteri forti! Alla controinformazione!!
-
Ma
cosa c’entra con la mia lavatrice?
-
Fidati!!!!
- Ma
cosa dici? Mi serve qualcuno esperto, che conosca come funziona una lavatrice e
che ne sappia di idraulica!
-
Prova
il fornaio!!!
-
E
se poi mi combina un casino in bagno, con la lavatrice e non la posso più
usare?
- Ti
sarai comunque affidato ad un onesto, avrai lanciato un segnale alla casta
degli idraulici ed ai poteri forti degli artigiani!!
-
Che
alla fine dovrò comunque chiamare per riparare al danno!
- Allora
dillo che sei legato a logiche vecchie e logore! Schiacciato dalla
controinformazione!
-
Ti
informo che sei un coglione!
-
COMPLOTTO!1!1!1!1!
(Mi scuso con gli idraulici
ed i fornai nel caso dovessero sentirsi offesi…)
venerdì 9 settembre 2016
Un giorno di settembre
Un
giorno di settembre, il mese azzurro,
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
C'era una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
C'era una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.
E
da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
Questo rammento: l'ho baciato un giorno.
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
Questo rammento: l'ho baciato un giorno.
Ed anche il bacio avrei dimenticato
Senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
Era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
Ma quella nuvola fiorì solo un istante
E quando riguardai sparì nel vento.
Senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
Era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
Ma quella nuvola fiorì solo un istante
E quando riguardai sparì nel vento.
(Bertolt
Brecht)
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mercoledì 7 settembre 2016
lunedì 5 settembre 2016
Citazioni Cinematografiche n. 164
Sceriffo
Chance: Non credere di essere un individuo tutto speciale. Non li hai
inventati tu gli incubi.
Dude:
Quello che ho potrei brevettarlo.
(Sceriffo Chance/John Wayne e Dude/Dean Martin in “Un Dollaro d’onore”,
di Howard Hawks - 1959)
venerdì 2 settembre 2016
Confini
“Dov’è che non ce n’era. Se volevamo andare
nell’entroterra triestino, dovevamo passare dalla zona A alla zona B. Se
volevamo continuare verso Lubiana, c’era di nuovo un confine. Dappertutto
esibizione di documenti, controlli. Dal sedile posteriore della nostra auto,
dove spesso me ne stavo mezzo addormentata e avvolta in una coperta, scorgevo
finanzieri, soldati che salutavano. Transenne si chiudevano e si riaprivano. A
volte un indecente rovistio nelle valigie. Mi avviluppavo più addentro nella
mia coperta. Eppure, non appena quella strana procedura era terminata, mi
guardavo intorno: Cosa c’era di diverso di là dal confine? Forse che gli alberi
erano più grandi, forse che le persone avevano una faccia più cordiale? E forse
che non capivo anche quel che dicevano?
Ambivalenti, questi confini. Provocavano una reazione di
sorpresa, di inquietudine, di timore, però avevano anche un loro fascino. Li
vivevo come punti di tensione, che risvegliavano la mia curiosità. Per un verso
creavano delle barriere fra il consueto e l’inconsueto, che spingevano a
scostare la tenda, a guardare attraverso il buco nello steccato, a spiare oltre
le transenne. Per un altro verso erano varchi, punti di frizione e di contatto.
Intuivo il loro segreto, percepivo però istintivamente anche la loro
relatività.”
(Il mare che bagna i pensieri, di Ilma
Rakusa – Sellerio – trad. Mario Rubino)
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