Blog su Cinema, Letteratura, Arte, Cultura, Tempo libero, Esperienze. Post su Film, Libri, Mostre, Esperienze di vita, Fumetti, Cartoni Animati e quello che mi piace ed anche che mi piace di meno.
mercoledì 26 aprile 2017
martedì 25 aprile 2017
25 Aprile - Gli occhi aperti
PER I MORTI DELLA RESISTENZA
Qui
Vivono per sempre
Gli occhi che furono chiusi alla luce
Perché tutti
Li avessero aperti
Per sempre
Alla luce
(Giuseppe Ungaretti)lunedì 24 aprile 2017
sabato 22 aprile 2017
Giallo, Noir & Thriller/40
Titolo: Gulasch di cervo. Caccia al
tesoro nel cuore della Baviera
Autore: Lisa Graf & Ottmar Neuburger
Autore: Lisa Graf & Ottmar Neuburger
Traduttore: Antonella Salzano
Editore: Emons: - 2015
Editore: Emons: - 2015
Le conseguenze di quanto accaduto a Chernobyl
nel 1986, il presunto tesoro di Hitler nascosto fra le grotte delle Alpi
Bavaresi, la mafia russa e il destino dei lavoratori forzati nel Terzo
Reich.
Sono questi alcuni degli elementi presenti nel
romanzo “Gulasch di
Cervo”, scritto a quattro mani da Lisa Graf
e Ottmar
Neuburger.
Le avventure in alta montagna di un improvvisato e
simpatico trio di ucraini (due donne ed un uomo) inseguiti per una
storia di traffico di banconote false, a loro volta alle prese con corde,
ramponi, caschetti e attrezzatura da scalata per trovare il tesoro nascosto di
Hitler, sulla base di una mappa disegnata sessantacinque anni prima da un
allora ragazzo sovietico deportato in Baviera.
La lettura è scorrevole, divertente e coinvolgente (nonostante
qualche refuso di stampa!), le vicende narrate storicamente ben
documentate e i personaggi ben caratterizzati e delineati. Non mancano ironia
ed intelligenza nel dosare pagine di suspense ed elementi “leggeri”,
approfondimenti interessanti e momenti divertenti o addirittura comici,
sarcasmo e azione.
Sebbene inserito in una collana di “gialli tedeschi”
dalla casa editrice Emons:, ci si ritrova di fronte più ad un romanzo
“on the road” ed in alta montagna che ad un vero e proprio giallo-thriller. È
presente un delitto, così come un’indagine, anzi due, ma il cuore del libro è
la ricerca del tesoro da parte dei simpatici, solo a prima vista mal assortiti,
protagonisti. Quasi un romanzo d’avventura, con tanto di mappa e rivali
all’inseguimento.
Inoltre la descrizione delle montagne, con dovizia
di particolari e di nomi, la descrizione dei sentieri e dei percorsi seguiti ed
il clima che traspare dalle pagine fanno venire voglia di una vacanza fra
Baviera e Austria.
giovedì 20 aprile 2017
In un mondo ideale
(Joseph Gordon-Levitt, Geoffrey Arend e Matthew Gray Gubler in "500 Giorni Insieme", di Marc Webb - 2009)
mercoledì 19 aprile 2017
lunedì 17 aprile 2017
Citazioni Cinematografiche n.196
Randal: – E tu sai che mi sono appena visto?
Dante: – Io che tiravo via una scatola dalla mano di un deficiente?
Randal: "Il ritorno dello Jedi" [...] Tu cosa preferisci, lo "Jedi" o "L'Impero Colpisce ancora"?
Dante: L'Impero.
Randal: Bestemmia!
Dante: L'Impero ha un finale migliore. Intendo: a Luke viene amputata la mano, lui scopre che Lord Fener è suo padre, Han viene ibernato e portato via da Bobba Fett... Un finale che t'ammazza. Insomma, questo è la vita: una serie di finali duri uno appresso all'altro. Invece lo Jedi è solo una massa di pupazzi!
Randal: No, nello Jedi c'è in ballo qualcos'altro, non me n'ero mai accorto prima d'oggi... loro costruiscono una nuova Morte Nera, giusto? Ora, l'altra era pronta e del tutto funzionante prima che i ribelli la distruggessero...
Dante: Luke l'aveva fatta saltare, tutto merito suo!
Randal: ...e la seconda quando è stata fatta esplodere era in costruzione...
Dante: Già, e a farlo è stato Lando Calrissian.
Randal: C'è sempre stato qualcosa che non mi tornava nella seconda esplosione, qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco e che proprio non mi andava giù.
Dante: E ora ci sei riuscito?
Randal: La prima era presidiata dalle armate imperiali... le sole persone a bordo erano le truppe d'assalto e in più diciamo i vari dignitari.
Dante: Sostanzialmente.
Randal: Ragion per cui quando quando salta i conti tornano: il male è punito.
Dante: Mentre la seconda volta?
Randal: La seconda invece non avevano ancora finito di lavorare, erano ancora in fase di costruzione.
Dante: Allora?
Randal: Allora un'impresa di quella portata richiede un sacco di manodopoera in più rispetto al semplice esercito imperiale, scommetto che c'erano di mezzo un mucchio di appaltatori esterni, idraulici, metalmeccanici, muratori...
Dante: Cioè non solo imperiali, è questo che vuoi dire.
Randal: Esattamente, specialisti di ogni tipo per finirla alla svelta e di nascosto, figurati se le truppe d'assalto saprebbero installare un gabinetto, loro tutto quello che sanno si limita alle armi e alle divise!
Dante: D'accordo, coinvolgono degli appaltatori esterni, ma che cos'è che ti disturba tanto quando viene distrutta?
Randal: Che saltano per aria quei poveri lavoratori in proprio che erano lì per costruire, vittime di una guerra che non li riguardava affatto. Allora, senti, tu hai un'impresa, lo stato ti offre un bell'appalto su un piatto d'argento, hai moglie e figli a carico, un villino di due piani in periferia, si tratta di un appalto goverrnativo e quindi ci sono un fottio di vantaggi, poi arrivano i militanti di sinistra e distruggono tutto quello che c'è nel raggio di sei chilometri con i laser, tu non c'entri niente, non hai una posizione politica, tu cerchi solo di far quadre i conti.
Un Cliente: – Scusate, non volevo interrompere, ma di che cosa state parlando?
Randal: Del finale di "Il Ritorno dello Jedi".
(Jeff Anderson/Randal e Brian O'Halloran/Dante in "Clerks - Commessi" di Kevin Smith - 1994)
Dante: – Io che tiravo via una scatola dalla mano di un deficiente?
Randal: "Il ritorno dello Jedi" [...] Tu cosa preferisci, lo "Jedi" o "L'Impero Colpisce ancora"?
Dante: L'Impero.
Randal: Bestemmia!
Dante: L'Impero ha un finale migliore. Intendo: a Luke viene amputata la mano, lui scopre che Lord Fener è suo padre, Han viene ibernato e portato via da Bobba Fett... Un finale che t'ammazza. Insomma, questo è la vita: una serie di finali duri uno appresso all'altro. Invece lo Jedi è solo una massa di pupazzi!
Randal: No, nello Jedi c'è in ballo qualcos'altro, non me n'ero mai accorto prima d'oggi... loro costruiscono una nuova Morte Nera, giusto? Ora, l'altra era pronta e del tutto funzionante prima che i ribelli la distruggessero...
Dante: Luke l'aveva fatta saltare, tutto merito suo!
Randal: ...e la seconda quando è stata fatta esplodere era in costruzione...
Dante: Già, e a farlo è stato Lando Calrissian.
Randal: C'è sempre stato qualcosa che non mi tornava nella seconda esplosione, qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco e che proprio non mi andava giù.
Dante: E ora ci sei riuscito?
Randal: La prima era presidiata dalle armate imperiali... le sole persone a bordo erano le truppe d'assalto e in più diciamo i vari dignitari.
Dante: Sostanzialmente.
Randal: Ragion per cui quando quando salta i conti tornano: il male è punito.
Dante: Mentre la seconda volta?
Randal: La seconda invece non avevano ancora finito di lavorare, erano ancora in fase di costruzione.
Dante: Allora?
Randal: Allora un'impresa di quella portata richiede un sacco di manodopoera in più rispetto al semplice esercito imperiale, scommetto che c'erano di mezzo un mucchio di appaltatori esterni, idraulici, metalmeccanici, muratori...
Dante: Cioè non solo imperiali, è questo che vuoi dire.
Randal: Esattamente, specialisti di ogni tipo per finirla alla svelta e di nascosto, figurati se le truppe d'assalto saprebbero installare un gabinetto, loro tutto quello che sanno si limita alle armi e alle divise!
Dante: D'accordo, coinvolgono degli appaltatori esterni, ma che cos'è che ti disturba tanto quando viene distrutta?
Randal: Che saltano per aria quei poveri lavoratori in proprio che erano lì per costruire, vittime di una guerra che non li riguardava affatto. Allora, senti, tu hai un'impresa, lo stato ti offre un bell'appalto su un piatto d'argento, hai moglie e figli a carico, un villino di due piani in periferia, si tratta di un appalto goverrnativo e quindi ci sono un fottio di vantaggi, poi arrivano i militanti di sinistra e distruggono tutto quello che c'è nel raggio di sei chilometri con i laser, tu non c'entri niente, non hai una posizione politica, tu cerchi solo di far quadre i conti.
Un Cliente: – Scusate, non volevo interrompere, ma di che cosa state parlando?
Randal: Del finale di "Il Ritorno dello Jedi".
(Jeff Anderson/Randal e Brian O'Halloran/Dante in "Clerks - Commessi" di Kevin Smith - 1994)
venerdì 14 aprile 2017
I minuti
"Intanto i minuti passavano veloci, incalzanti, come piccoli roditori che corrono portandosi via ognuno un minuscolo brandello di vita"
(Il Malinteso, di Irène Némirovsky - trad. Marina Di Leo)
mercoledì 12 aprile 2017
lunedì 10 aprile 2017
Citazioni Cinematografiche n.195
Vicki: Warren... ti dispiace se faccio un'osservazione?
Warren: Cioé?
Vicki: Be', non hai per niente perso il buonumore nonostante tutto quello che hai passato di recente e lo so che ti ho appena conosciuto però io ho un certo istinto per le persone... e quello che tu mi comunichi è che, a dispetto della tua allegria e del tuo bell'atteggiamento positivo... dentro di te... sei triste, amareggiato.
Warren: Be', occorre un certo riassestamento quando si perde una moglie.
Vicki: Sì, ma c'è qualcosa di più... io avverto qualcosa che va oltre il dolore e il lutto, qualcosa di più profondo.
Warren: Cioè cosa? Non so...
Vicki: Io ti conosco appena però... credo che sia rabbia. Eh, sì, rabbia e non lo so, forse... paura, solitudine.
Warren: Be', la sento la solitudine.
Vicki: Vedi, io l'ho capito.
Warren: Te la posso dire una cosa?
Vicki: Ti ascolto!
Warren: Io ti conosco da appena un'ora circa eppure sento che tu riesci a capirmi meglio di quanto mia moglie Helen abbia mai fatto, nemmeno dopo quarantadue anni di matrimonio. Quarantadue anni... Magari se avessi conosciuto prima una donna come te...
Vicki: Oh, che tristezza mi fai! Che tristezza in quello che hai appena detto, Warren!
(Vicki Rusk/Connie Ray e Warren Schmidt/Jack Nicholson in "A proposito di Schmidt", di Alexander Payne - 2002)
sabato 8 aprile 2017
Giallo, Noir & Thriller/39
Titolo: La Donna in Gabbia
Autore: Jussi Adler Olsen
Traduttore: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio - 2013
Primo caso della Sezione Q presso la Polizia di
Copenaghen. Una squadra ufficialmente composta da un solo detective e da un
improvvisato assistente, in realtà per tutti uomo delle pulizie. Il primo è Carl
Mørck, reduce da un tragico conflitto a fuoco in cui ha visto morire un
collega ed un altro rimanere paralizzato, il secondo è Hafez el-Hassad,
enigmatico siriano da tempo trasferitosi in Danimarca.
Alla sezione Q, istituita per riprendere in mano vecchi
casi insoluti, viene affidata come prima indagine quella che riguarda una
giovane e attraente parlamentare, Merete Lynggaard, scomparsa nel nulla senza
lasciare tracce nel 2002 mentre era a bordo di un traghetto della Scandlines.
Attraverso capitoli alternati si passa più di una
volta dal 2002 al 2007, per seguire le indagini e scoprire cosa è accaduto alla
giovane donna e le sofferenze che sta patendo.
L’improvvisata coppia sirio-danese si rivela tanto
bizzarra quanto stranamente ben assortita. Almeno per quanto riguarda il
progredire delle indagini, nel corso delle quali il lettore fa la conoscenza di
retroscena e punti non propriamente limpidi della politica e della Polizia
danese, oltre che dei caratteri e peculiarità di Carl Mørck e Assad.
La lettura risulta scorrevole, piacevole e
intrigante, con diverse dosi di amara ironia, cinismo e qualche
parentesi leggera che non rovinano il gusto di seguire la vicenda.
L’azione è effettivamente ridotta, ma non risulta un
limite, poiché l’autore ed i suoi personaggi sembrano adatti alla riflessione
ed all’indagine, dosando le rivelazioni ed i colpi di scena, che non sembrano
assolutamente indispensabili per catturare il lettore.
Sono presenti tensione e brivido, che
pervadono l’intero libro, sia per le sorti della donna scomparsa che per le
vicissitudini dei due protagonisti, caratterizzati in modo originale e
coinvolgente sulla base di elementi già noti, tipici della letteratura di
genere e con identica connotazione geografica, ma con un occhio attento e
capacità di rimescolare un po’ le carte.
giovedì 6 aprile 2017
I dadi di Dio
Einstein
sbagliò quando disse: "Dio non gioca a dadi". La considerazione dei
buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a
volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere.
(
Stephen Hawking)
mercoledì 5 aprile 2017
lunedì 3 aprile 2017
Citazioni Cinematografiche n.194
Stuart Ullman: In effetti, come lavoro non è pesante. L'unica cosa è che si può sentire un forte senso di isolamento durante l'inverno.
Jack Torrance: Be', se può farle piacere è quello che stavo cercando: un po' di isolamento. Perché... perché sono lì-lì per partorire un romanzo e quindi cinque mesi di pace sono proprio quello che ci vuole.
Stuart Ullman: Mh, sono contento, Jack. Mi preoccupavo perché per molte persone l'isolamento e la solitudine, a volte, possono rappresentare un problema.
Jack: Non per me.
Jack Torrance: Be', se può farle piacere è quello che stavo cercando: un po' di isolamento. Perché... perché sono lì-lì per partorire un romanzo e quindi cinque mesi di pace sono proprio quello che ci vuole.
Stuart Ullman: Mh, sono contento, Jack. Mi preoccupavo perché per molte persone l'isolamento e la solitudine, a volte, possono rappresentare un problema.
Jack: Non per me.
(Stuart Ullman/Barry Nelson e Jack Torrance/Jack Nicholson in "Shining", di Stanley Kubrick - 1980)
sabato 1 aprile 2017
Le Storie #54 - La Mano Nera
Il titolo dell’albo numero 54 della serie “Le
Storie” fa riferimento all’organizzazione di stampo mafioso gestita da italiani
emigrati negli Stati Uniti d’America, a cui il protagonista, il noto poliziotto
italiano naturalizzato americano Joe Petrosino, si oppose da sempre a New
York.
Nell’ambito della sua azione arrivò ad organizzare
l’Italian Branch, una squadra speciale di agenti italiani, a
conoscenza di usi e costumi ed in grado di comprendere la lingua dei malviventi
a cui davano la caccia.
Un autore completo e abile come Onofrio
Catacchio accompagna il lettore nella Grande Mela di inizio Novecento,
tra le strade caotiche di Little Italy, narrata
attraverso gli occhi dell’altro personaggio principale della vicenda: il
giornalista Davide Orsi, giunto oltreoceano per descrivere la
condizione degli italiani immigrati negli Stati Uniti.
![]() |
| Little Italy 1905 |
Le tavole sono dense di azione e di spunti
di riflessione, connotate dal segno nitido, realista e dalla
padronanza della vicenda da parte di Catacchio.
La trama de La Mano Nera è, di base,
un noir incentrato su un serial killer di prostitute, che ha il merito di
tratteggiare in maniera nitida il dramma di quanti sono costretti ad
abbandonare la propria terra per sopravvivere.
Purtroppo le tavole a disposizione risultano limitate,
pertanto gli spunti e le suggestioni sono molteplici, con la conseguenza di non
riuscire a svilupparli tutti. La questione della mafia italiana rimane poco più
che sullo sfondo, nonostante la meritoria azione di ricordare Petrosino ed il
suo impegno, inoltre gli elementi più propriamente giallo-noir finiscono
per essere solo in parte sfruttati.
Ad esempio gli indiani Mohawk introdotti ed il loro
lavoro nella costruzione di grattacieli
forse avrebbero meritato maggiore spazio ed ulteriore approfondimento,
anche solo per la suggestiva ambientazione che sarebbe risultata ottimale in
una vicenda metropolitana. Inoltre la figura del giornalista testimone
del lavoro dei poliziotti, per quanto non prettamente originale, funziona e non
avrebbe stonato un suo maggior utilizzo, magari nell’ambito di una serie di
Romanzi a Fumetti, che la Sergio Bonelli Editore sembra intenzionata a
riproporre.
All’alba del Ventesimo secolo, New York è una città in fermento. Un
brulicante formicaio di ambizioni, speranze, miserie e fortune che
giungono dal Vecchio Mondo, a bordo delle navi che solcano l’Atlantico.
Il sovraffollato quartiere di Little Italy, in particolare, è divenuto
culla di una nuova, spietata confraternita criminale che la polizia
della Grande Mela è costretta a fronteggiare… Joe Petrosino è l’uomo
giusto al posto giusto: insieme alla sua squadra speciale – l’“Italian
Branch” – sa come muoversi nelle ombre e nei vicoli della metropoli per
rispondere colpo su colpo alle trame omicide della… Mano Nera. (da sergiobonelli.it)
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