venerdì 8 novembre 2013

Avrei potuto essere la tua ragazza


Notata in un primo momento grazie ad alcune foto che trovai mentre cercavo una serie di volti femminili per un modesto progetto mai veramente decollato, anzi mai veramente partito e rimasto perciò, in buona e affollata compagnia, nella mia mente e fra gli abbozzi di rimpianti (neanche i rimpianti riescono ad essere completi!), ho poi potuto conoscere il nome di questa ragazza grazie al film “E venne il giorno”, di M. Night Shyamalan.



Successivamente sono rimasto irretito dalle sue smorfie e mossette in “500 giorni insieme”, invidiando l’intimità di cui poteva godere Joseph Gordon-Levitt.



Sto parlando di Zooey Deschanel, che proprio in “500 giorni insieme” ho scoperto avere singolari doti canore, cimentandosi in classici della musica pop, come le canzoni degli Smiths, e contribuendo così alla colonna sonora del film di Marc Webb, del 2009.


Zooey Deschanel, insieme al chitarrista e cantante M. Ward, ha fondato il duo She & Him.


L’attrice e cantante, probabilmente comprendendo che alla lunga quell’atteggiamento da ragazzina lunatica e vagamente irritante, per quanto intrigante, che spesso le veniva proposto di interpretare in film e serie televisive, poteva urtare il pubblico e farle perdere simpatie, ha coltivato la passione per la musica e ha messo a frutto voce e doti di pianista e suonatrice di ukulele.


Il duo ha pubblicato, finora, tre album e alcune delle canzoni che propongono, cover e inedite, non sono affatto male e si avvalgono di una buona preparazione tecnica e scenica, di suoni non banali e un certo gusto nel miscelare originalità e stile personale con archetipi e cliché musicali.


Nei videoclip che She & Him propongono una parte non secondaria la gioca la figura della Deschanel, che canta, balla e recita, donando, a seconda delle canzoni e dei testi, interpretazioni raffinate e algide, simpatiche e sbarazzine oppure semplicemente comportandosi come se stesse girando scene di un film.



Probabilmente non poteva che essere così, considerando che un videoclip, in fondo, è un cortometraggio con musica o in musica (si scelga la formula che si preferisce).


Propongo un esempio, a mio parere pienamente godibile, sia dal punto di vista visuale e cinematografico, che da quello musicale e coreografico.

"I Could've Been Your Girl"

It doesn't matter, if I were willing
It doesn't matter that the lights are dimmed down low, oh oh
I know you have to go

It doesn't matter, I fought my heart
It's broke and shattered to a million and one
Undone, I guess I haven't won

Cause I could've been your girl
And you could've been my four leaf clover
If I could do it over I'd send you the pillow that I cry on

It doesn't matter, I've just begun
And if you see me, just move on
Cause we are free and never meant to be

Cause I could've been your girl
And you could've been my four leaf clover
If I could do it over I'd send you the pillow that I cry on

Cause I could've been your girl
And you could've been my four leaf clover
If I could do it over I'd send you the pillow that I cry on

Cause I could've been your girl
And you could've been my four leaf clover
If I could do it over I'd send you the pillow that I cry on


giovedì 7 novembre 2013

Le Storie # 13 - Il Moschettiere di Ferro

Azione, Intrighi, Duelli e suggestioni Steam Punk, per un’avventura a cavallo fra Storia e Fantasia.
 
“Il Moschettiere di Ferro” è avventura pura, un’incursione nel cappa e spada più nobile, con suggestioni storiche e fantastiche che si mescolano con elementi steam punk.

Il tredicesimo volume della collana “Le Storie”, che così inizia il secondo anno di pubblicazioni, ci offre un albo ben sceneggiato da Giovanni Gualdoni, che si avvale delle suggestive ed efficaci tavole di Giorgio Pontrelli, a suo agio sia negli interni delle sale nobiliari e degli eleganti palazzi che negli spazi aperti, nei cunicoli di miniere e nelle stanze di locande e rifugi di fortuna.


Dialoghi efficaci e buona padronanza della sceneggiatura e dei temi, storici e di fantasia, proposti rendono leggibile e coinvolgente una storia complicata e concitata, dove non trovano spazio pause o ripensamenti. Omaggio a Dumas ed ai suoi moschettieri, “Il Moschettiere di Ferro” opera un’intrigante ribaltamento di ruoli e caratteri, il perno del quale è un D’Artagnan passato a servire il cardinale Richelieu, e perciò da annoverare tra “i cattivi”.

Suggestioni cavalleresche, Storia, inganni, intrecci, ribaltamento di ruoli, richiami alla fantascienza, alla narrativa classica francese (Dumas appunto) e italiana (“Pinocchio” di Collodi ad esempio), misteri e tanto altro in quest’albo. Appunto, forse un tantino troppo da presentare in un albo da 110 tavole!

Ovvero, anche se il lettore si diverte e rimane catturato da quanto proposto, non si può fare a meno di notare che, a parte i due protagonisti, il Moschettiere del titolo ed il Duca di Enghien (belli i loro duelli), gli altri protagonisti soffrono di scarsa caratterizzazione (D’Artagnan, il redivivo Aramis, Elise ed altri ancora).

Diverse questioni rimangono sospese, come se ci dovesse essere un seguito, e il finale è affrettato e poco soddisfacente. Alcuni temi avrebbero meritato di essere sviluppati meglio e tutti i caratteri più approfonditi, poiché anche solo l’automa moschettiere sarebbe degno di una miniserie (3-4 albi?), all’interno della quale meglio conoscere lui e la sua storia personale e gli intrecci con quella degli altri personaggi presentati.

Si sta cercando di suggerire una nuova possibilità alla Sergio Bonelli Editore, all’interno della quale comunque c’è movimento e gli autori e sceneggiatori stanno lavorando molto bene.


In pratica questa collana sta facendo ingolosire gli appassionati e le aspettative crescono, perché è vero che, un anno fa, prima de “Le Storie”, probabilmente sarei stato pienamente soddisfatto di un albo del genere e non gli avrei “fatto le pulci” in tema di sviluppo e approfondimento di trama e personaggi.

Quindi mi aspetto ancora di più e di meglio. Ci conto!

La copertina di Aldo Di Gennaro è bellissima, ma ormai non è più una novità!


martedì 5 novembre 2013

lunedì 4 novembre 2013

Citazioni Cinematografiche n.17


Michele: No veramente non... non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo... no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.


(Michele/Nanni Moretti in “Ecce Bombo”, di Nanni Moretti - 1978)

domenica 3 novembre 2013

Giallo, Noir & Thriller/15



Titolo: Respiro Corto
Autore: Massimo Carlotto
Editore: Einaudi – 2012

Dopo la fortunata e appassionante serie dell’Alligatore, interamente pubblicata da E/O, e aver raccontato con dovizia di particolari i misfatti e crimini del Nord Est, Massimo Carlotto si sposta a Marsiglia.

Come già in alcuni romanzi precedenti, Carlotto ci presenta la sua idea di noir, ormai strettamente legato alla cronaca, attento ad indagare e mostrare i nuovi confini e caratteristiche del crimine odierno. Pertanto “Respiro Corto”, con la sua scrittura agevole, i dialoghi veloci e taglienti, i suoi tanti personaggi che calcano la scena, con riferimenti, veri e concreti, alla nostra contemporaneità, non è solo un romanzo di intrattenimento, di evasione, ma di vera e propria indagine. Meno che in alcuni di quelli, ambientati in Italia, che lo hanno preceduto, ma pur sempre ci viene proposto un secondo livello di lettura.

L’incontro, la rivalità e lo scontro fra gangster “vecchio stile” del Milieu, e i nuovi criminali, imprenditori, politici, maghi della finanza, è il pretesto per denunciare la connivenza fra poteri forti e “personaggi rispettabili” nel delinquere a grandi livelli. Riciclaggio, smaltimento rifiuti, edilizia urbana, nuove tecnologie, contrabbando, chimica e finanza sono i nuovi terreni dove il crimine prospera e si ingrassa, mentre i governi si dedicano alla lotta alla microcriminalità, più per esigenze elettorali e comodità che per reale convinzione.
 
Marsiglia
Con queste peculiarità Carlotto ci racconta una intrigante storia, che, pur avendo il suo clou a Marsiglia, sulle rive di quel Mediterraneo neo frontiera, spazia dai boschi radioattivi di Cernobyl ai caveau delle banche svizzere, con evidenti interessi dei governi e dei servizi segreti. Una odiosa gang di privilegiati, la Dromos Gang, incarna al meglio quella nuova criminalità di cui si è parlato. Zosim, Sunil, Giuseppe, Inez si sono conosciuti studiando Economia a Leeds. Brillanti, impeccabilmente vestiti, del tutto amorali ma tra loro fraterni, quattro giovanissimi con pesanti famiglie alle spalle giungono a Marsiglia convinti che il mondo è di chi corre veloce come il denaro, di chi corre più veloce di tutti, e il resto non merita di vivere. È subito guerra con i vecchi arnesi: un tenace boss corso di lunga carriera e una poliziotta in disgrazia che ha un'idea tutta sua della giustizia.

Completano il quadro altri personaggi che, seppur meno delineati, contribuiscono alla trama e al dipanarsi di un romanzo che si fa fatica a lasciare, catturati da uno stile efficace e da un intreccio presentato con padronanza. Poi il fatto che ad avere la meglio, almeno per ora, sia il vecchio boss corso, che ricaccia indietro, a mani pressoché vuote, i quattro “figli di papà”, un po’ di soddisfazione me la regala.
Massimo Carlotto

sabato 2 novembre 2013

Lei così amata


Annemarie Schwarzenbach è stata una scrittrice, fotografa e giornalista svizzera.
Viaggiò molto, fu una delle controverse protagoniste della vita culturale bohémien mitteleuropea tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Diversi anni fa ho ammirato alcune delle foto da lei scattate durante i suoi viaggi negli Stati Uniti ed in Asia, ma solo pochi mesi fa ho letto la biografia romanzata che la brava Melania Mazzucco ha pubblicato, nell’edizione curata dall’editore Einaudi.

Non esito a definire “Lei così amata”, questo il titolo, uno dei libri che più ricordo con piacere e che mi ha donato momenti e pagine intense, emozioni ed un senso di soddisfazione e pienezza.

Annemarie Schwarzenbach viene raccontata con dovizia di particolari, con cura e rispetto per lei, la sua figura, i suoi sentimenti, la vita che ha scelto o si è trovata a vivere. Splendide descrizioni si accompagnano ad una precisa e coinvolgente ricostruzione storico-antropologica.

Sono molte le pagine che mi sono care e che mi hanno spinto a recuperare ulteriori informazioni su questa giovane donna e sulle opere da lei scritte.

Riporto alcune riflessioni presenti nell’opera su temi importanti come la famiglia, i figli, l’amore e l’amicizia, attraverso alcuni passaggi, intensi e che ogni tanto, ancora adesso mi piace rileggere.

“Forse solo i genitori possono essere felici in famiglia. Solo chi ha fondato e mantiene la famiglia può conservare la propria autonomia e il proprio spazio vitale al suo interno, con la soddisfazione illusoria di avere costruito un edificio solido, capace di reggere l’urto della crescita degli individui e degli eventi della vita. Ai figli spetta solo il dispiacere di raccontare bugie, il senso di colpa che nasce dalla certezza del tradimento e il desiderio di ripartire al più presto, per riguadagnare la sospirata libertà ed essere finalmente se stessi.”

“Quand’è che gli amici che si incontrarono giovani cominciano a trovarsi cambiati? Quand’è che la politica, i problemi economici, il dolore, l’impotenza, la distanza cominciano a corrodere i rapporti più saldi, insinuando tra la tenerezza e il desiderio il dubbio e la diffidenza? Sono gli anni che passano, o le esperienze, i nuovi incontri? È la fretta, l’insuccesso, la droga, che portano a imboccare sentieri divergenti, che non s’incontrano più? Oppure è la follia, e la muta paura dell’incomprensibile – che li separa?”


“Claude non aveva mai pensato di prendere in considerazione la richiesta di Annemarie. Anche se il loro progetto era fallito, e non avevano saputo vivere l’uno accanto all’altra, non voleva concederle il divorzio. Perché proprio adesso? Non riusciva neanche a immaginare che questi sarebbero stati i loro ultimi giorni, e che partita Annemarie lui sarebbe rimasto per sempre a maneggiare scartoffie in un ufficio vuoto – ad aspettare il futuro, senza neanche la speranza di rivederla. Non voleva rinunciare a lei. L’aveva scelta, Annemarie, ed era vero quello che dicevano i suoi, che avrebbe trovato decine di donne che gli sarebbero state più fedeli e avrebbero avuto più pazienza e più rispetto, per lui. E anche con le quali gli sarebbe stato più semplice provare comprensione e rispetto. Ma loro, anche se non si erano mai capiti, si erano scelti – al primo incontro, e questo è un miracolo che raramente si ripete, nella vita. Perciò fra tutte le donne era stata l’unica che avesse voluto accanto. A nessun’altra aveva mai concesso questo privilegio, né lo avrebbe concesso in futuro.”


“Annemarie non guardava niente e non riusciva a interessarsi a ciò che aveva intorno. Era stanca di viaggiare e non voleva cercare di scoprire l’ennesimo paese sconosciuto. Alla fin fine, il passato del mondo era solo un’immensa rovina da cui si levavano echi sempre più flebili, il presente andava diventando identico ovunque e tutto si rivelava stranamente, spiacevolmente simile.”

“I figli dipendono da noi – assorbono ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni elogio e ogni divieto. Siamo il loro esempio, e ciò che odiano di più. Siamo responsabili dei nostri figli. Essi diventano ciò che siamo e a volte non sappiamo neanche di essere. Sono le nostre intenzioni. Il peggio e il meglio di noi.”
 

venerdì 1 novembre 2013

Robin Hood di Ridley Scott


Questa sera verrà trasmesso su Italia 1 “Robin Hood” di Rydley Scott, quello con il pingue Russell Crowe e la stupenda Cate Blanchett.

Per motivi anagrafici e di gusto estetico sono dell’idea che il miglior Robin Hood sia quello proposto dalla Disney (non siamo pochi a pensarla così, sappiatelo!), pertanto la mia opinione è alquanto influenzata da questo dato.


Rimane comunque che la visione di questo film è consigliabile se si cerca puro intrattenimento e si ha voglia di godere di scene di massa e di battaglie cruente. Questo nonostante sia oggettivamente un po’ troppo lungo e il coinvolgimento emotivo lasci a desiderare.

Non è propriamente una delusione, per carità. È pur sempre meglio di quello con Kevin Costner che, oltretutto, è accompagnato da una colonna sonora che mi ha letteralmente perseguitato durante la mia adolescenza, procurandomi frantumazione dei cabasisi. In quel film almeno c’era un ottimo sceriffo di Nottingham, come ho già avuto modo di sottolineare qui.

Orbene, il Robin di Ridley Scott (dove sono finiti i tempi di “Blade Runner” e de “I Duellanti”, per Giunone, o anche solo di “Thelma e Louise”?) stravolge il mito e la leggenda e lo fa anche tramite una non deprecabile scelta stilistica, ovvero inserendo sbarchi di truppe e epiche battaglie in cui non si risparmiano bassezze e viltà, tradimenti e parimenti atti eroici.


Insomma viene scelta la via epica per presentarci, appunto stravolgendola rispetto alla narrazione classica e relativa leggenda, la figura di questo fuorilegge, proponendo Robin Hood prima che divenisse tale (un prequel si direbbe, anzi direbbero gli “ammerigani”).

La Storia viene più volte tradita (la sorte di Re Riccardo, i Francesi che sbarcano in stile D-Day al contrario nel medioevo!!), ci sono forzature narrative che effettivamente disturbano un po’, ci sono passaggi noiosi o comunque superflui, ma l’intento, chiaro, è di fare un kolossal spettacolare.

D’altronde gli ingredienti ci sono tutti: il cast di prim’ordine, dove, oltre ai già citati Crowe e Blanchett (che da sola tira su le sorti del film), figurano Max von Sydow e William Hurt, scenografie grandiose, effetti sonori e visivi d’impatto, intrighi, un grande amore che nasce dall’inganno, gli eventi che travolgono i destini dei singoli e di una nazione e così via.

Tutto disponibile, ma non ben miscelato, per un risultato un po’ freddo, coinvolgente solo in parte, poiché l’opera di smitizzazione e un paio di colpi di scena telefonati e di dubbia credibilità non bastano. Non c’è un villain/cattivo di spessore, anzi lo sceriffo di Nottingham è pressoché assente e fra Tuck è ridotto a poco più di una macchietta, inoltre altri personaggi sono abbozzati ma poco approfonditi e criminalmente sottoutilizzati. Per fortuna c’è Cate Blanchett, anche se fa il verso a sé stessa in “Elizabeth” e relativo seguito.


Infine Russell Crowe. Devo ammettere di avere un debole per quest’uomo con la evidente tendenza ad ingrassare. L’ho molto apprezzato in diversi film e risulta uno dei motivi per cui andai al cinema a vedere il suo Robin Hood. Disgraziatamente si ispira un po’ troppo al personaggio da lui interpretato ne “Il Gladiatore”, nonostante fossero passati già 10 anni, e la cosa lo penalizza. Manca di agilità fisica e di verve istrionica, quella degli “storici” Robin Hood di Douglas Fairbanks e Errol Flynn, facendo scivolare l’intero film verso una caratterizzazione vagamente crepuscolare, in questo “aiutato” dalle scelte in tema di fotografia.


Però, comunque, se si ha voglia di passare un’intera, lunga, serata di fronte alla televisione, sopportando anche gli spot pro Mediaset e quindi incensanti e, peggio, assolutori nei confronti di Berlusconi, questo film va più che bene, giacché, nonostante tutto è intrattenimento di qualità e di provato mestiere.

giovedì 31 ottobre 2013

Suspicious Minds - Elvis Presley

Elvis Presley live:
Da brividi!
Assolutamente emozionante.


 
Suspicious Minds

We’re caught in a trap
I can’t walk out
Because I love you too much baby

Why can’t you see
What you’re doing to me
When you don’t believe a word I say?

We can’t go on together
With suspicious minds
And we can’t build our dreams
On suspicious minds

So, if an old friend I know
Drops by to say hello
Would I still see suspicion in your eyes?

Here we go again
Asking where I’ve been
You can’t see these tears are real
I’m crying

We can’t go on together
With suspicious minds
And we can’t build our dreams
On suspicious minds

Oh, let our love survive
Or dry the tears from your eyes
Let’s don’t let a good thing die

When honey, you know
I’ve never lied to you
Mmm yeah, yeah 

We’re caught in a trap
I can’t walk out
Because I love you too much baby

Why can’t you see
What you’re doing to me
When you don’t believe a word I say?


martedì 29 ottobre 2013

Walk On the Wild Side


Desidero anch'io omaggiare Lou Reed...

Come lui cantò per Andy Warhol, 
Goodbye Lou!

lunedì 28 ottobre 2013

Citazioni Cinematografiche n.16


Jimmy Dix: Tu hai un bel fisico, hai mai giocato a football?
Joe Hallenbeck: Che sei frocio?
Jimmy Dix: No, sto cercando di rompere il ghiaccio.
Joe Hallenbeck: Mi piace il ghiaccio, tu non me lo rompere!

(Jimmy Dix/Damon Wayans e Joe Hallenbeck/Bruce Willis in “L’ultimo boy scout, di Tony Scott - 1991)

domenica 27 ottobre 2013

Dampyr Speciale n.9 - Gli Studenti della Scuola Nera


Ottobre in Islanda con lo speciale Dampyr.



Non potevo assolutamente perdermi lo Speciale n.9 di Dampyr.
Perché? Ma perché il soggetto e la sceneggiatura sono di Mauro Boselli ed i disegni di Paolo Bacilieri.

Se ancora non conoscete Bacilieri, questa è una ghiotta occasione per incontrare il suo tratto ed i suoi disegni, in grado di offrire un’elevata dose di eccentricità grafica allo stile della tradizione seriale italiana.

Vi consiglio di visitare il suo blog personale, sweetsalgari.blogspot.it, e di recuperare, se non gli albi da lui disegnati per le serie Bonelli “Napoleone” (che ho adorato!) e “Jan Dix”, almeno alcuni suoi lavori (che trovate all’interno del suddetto suo blog) ed il romanzo a fumetti “Sul pianeta perduto”, pubblicato lo scorso anno e facilmente reperibile.


È proprio da quest’ultima fatica che il buon Bacilieri mancava dalle edicole. Un ritorno quanto mai gradito e all’altezza della sua fama e del personaggio.

Questo speciale riprende le atmosfere ed i personaggi della fantastica storia doppia, ambientata in Islanda, presentata negli albi n. 33 e 34 della serie regolare (“Sotto il vulcano” e “La caverna dei Troll), per riportarci nell’inverno di questa misteriosa ed affascinante isola, tanto lontana dall’Europa, quanto attraente, pur con il suo non facile clima.


Boselli mette a punto una sceneggiatura serrata e intrigante, dove azione, mistero, epica, leggende, horror e momenti di riflessione e anche romantici si susseguono per incantare e a volte inquietare il lettore. Bacilieri riesce a rendere tutto questo in modo molto personale e a mantenere il suo stile e le peculiarità del suo lavoro senza tradire lo spirito del nostro Harlan Draka e valorizzandone al meglio le qualità.


Il disegnatore veronese, un vero fenomeno nel ritrarre figure femminili (credetemi!) riesce a far apparire ancora più bella la già affascinante sacerdotessa di Asatru, Gudrun Fingadottir, che si accompagna ad Harlan e ad un incauto poliziotto islandese per frequentare le lezioni e le orrorifiche aule della Svarta Skola, la Scuola Nera, con i suoi demoni, stregoni, mostri e inquietanti docenti.
 
Un “cattivo” di quelli che sanno il fatto loro ed un improbabile, quanto fascinoso alleato, completano la scuderia dei personaggi che ritroviamo in questo Speciale, meritevole di essere letto e gustato, anche in virtù di un elegante e coinvolgente passaggio tra linee temporali e luoghi fisici e metafisici.

"Un magico messaggio scritto con le rune attira in Islanda Harlan Draka e il suo antico doppio islandese, Egil-una-mano. Nel passato, Egil e la bionda strega Gudrun aiutarono il giovane mago Galdra Loftur a rubare il tenebroso grimorio Raudskinna, il “libro di pelle rossa”! Oggi, sulle tracce dei rapitori del vescovo di Reykjavik, che hanno lasciato dietro di loro puzza di zolfo, Harlan e Gudrun Finngadottir si inoltrano nell’interno dell’Islanda, dove sorgeva uno degli accessi alla misteriosa Università dell’Inferno. Ed è lì, negli abissi della Scuola Nera, che i due, in compagnia di uno sventurato poliziotto islandese, dovranno iscriversi loro malgrado ai corsi infernali dell’Altra Parte e seguire le cruente lezioni dei demoniaci professori..."
(da Sergiobonellieditore.it)
 

giovedì 24 ottobre 2013

Così, giusto per ricordarlo


Così, giusto per ricordarlo.

Stavo per spegnere la TV quando su un canale Mediaset è partito uno spot. Nulla di straordinario, solo vagamente irritante con quella voce da assicuratore ciellino, se non fosse che è uno spot che incensa come benefattore il numero uno di Mediaset.
Ecco il testo dello spot: 

Qui non incassiamo finanziamenti pubblici,
qui non siamo colossi americani,
qui contiamo solo sulle nostre forze,
e qui ogni mattina arrivano migliaia di persone,
che cercano di fare il massimo per regalarti una televisione moderna, vivace e completa.
Undici reti gratuite e centinaia di programmi in onda ogni giorno, anche su Internet.
Che non ti costano niente, niente.
Nemmeno un bollettino postale.
Così, giusto per ricordarlo.
 
Sarà che io ho sempre un certo gusto nel rompere i maroni, ma Mediaset, mi ricorda qualcosa…

Giovedì 1 agosto 2013, alle 19:40, la Corte suprema di cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset.

Così, giusto per ricordarlo.


Inoltre, fra le altre magnifiche opere del grande benefattore, c’è altro.
Il 24 giugno 2013 Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado, dal Tribunale di Milano, a 7 anni di carcere (concussione per costrizione invece che per induzione come ipotizzato dall’accusa) nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali.

Così, giusto per ricordarlo.