giovedì 14 marzo 2013

Film di Guerra. 4 di 4



Ultimo appuntamento per le mie scelte in tema di film che trattano di guerra. Di seguito una breve rassegna in tema di conflitti in giro per il mondo.



GUERRE VARIE DAL MONDO


Sangue e morte in giro per il mondo in tempi recenti e lontani, in film capaci di parlare di drammatici capitoli della nostra storia e di rendere conto di quanto l'uomo perseveri e persevererà in errori sempre tragicamente uguali.

No man’s land (2001) di Danis Tanovic - Guerra serbo-bosniaca.
Teatro della crudeltà, ironia amara e sferzante, dialoghi coinvolgenti e spiazzanti. Da un tema già ampiamente sfruttato, ovvero il ruolo dei media nei conflitti armati, un film eccezionale per densità e spessore. Ce n’è per tutti: serbi e bosniaci che si attribuiscono colpe l’un l’altro, immobilismo dei caschi blu (i Puffi), politici interessati all’immagine più che alla sostanza (una neutralità da rispettare), Unione Europea inesistente ma evocata nel peggiore dei modi (sulla mina è scritto “Made in EU”).

Hotel Rwanda (2004)  di Terry George - Guerra Civile nel Rwanda.
Una follia che tutti noi guardavamo al Tg mentre si cenava, dopo aver assistito da lontano a violenze etniche molto più vicine. Questo film evita di essere didascalico e manicheo, cosa già lodevole, per divenire esempio di vero cinema, con una storia personale e vera che riesce a rievocare, con precisione, l'intreccio di complicità e indifferenza che portò al genocidio nel paese africano. Non mancano accuse all’ONU ed all’Occidente, ma non è un semplice film di denuncia, permettendosi anche di condannare le selvaggerie tribali e stringere il cerchio sull'acme della mattanza, sul ruolo svolto dall'informazione, sulla mutevolezza degli equilibri e dei caratteri etnici. Ambientare gran parte della vicenda in uno spazio circoscritto, un Hotel dunque, è allo stesso tempo scelta evocativa e di stile, da applauso.

Glory-Uomini di gloria (1989) di Edward Zwick - Guerra di Secessione Americana.
Le scene delle battaglie sono di grande effetto ed illustrative, ma non solo questo mi fa scegliere il film. Personaggi coinvolgenti e descrizione accurata di un periodo storico, degli uomini e dei loro vizi e virtù. È presente qualche ingenuità narrativa, forse inevitabile per un’opera che voleva essere di “consumo”, ma ci vedo anche una buona rappresentazione di ciò che si intende con “carne da cannone” e gli interpreti sono da apprezzare.

Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman - Guerra in Libano.
Un documentario sotto forma di film d’animazione. I limiti sono nella sua componente documentaristica, che limita in parte le possibilità date dal film d’animazione, mentre la forza, dirompente, risiede nella lucidità della messa in scena degli eventi. Ripercorrendo con estrema crudezza e drammaticità i conflitti che coinvolsero il Libano nei primi anni ottanta e il massacro di Sabra e Shatila del 1982, il regista israeliano fa sia autobiografia che un’operazione paragonabile a quella di Coppola con Apocalypse now. Ho reso l’idea?



Underground (1995) di Emir Kusturica - Conflitto in Ex-Jugoslavia.
Componenti immaginifiche ed oniriche, tratti surreali e perciò più diretti del reale, per un film sulla Jugoslavia, dalla Seconda guerra mondiale alla guerra civile. A patto di non prendersela troppo per le manie e le ambiguità del regista, un’opera da vedere e gustare. Necessario è sospendere, almeno per un po’, il giudizio e nascono riflessioni e domande, con qualche risposta, sulle azioni e motivazioni degli uomini (e delle donne) a combattersi e a farsi del male a vicenda. Nonostante la prima parte sia quella più riuscita e la seconda zoppichi un po’, rimane la violenza di una tragedia storica, presentata senza preoccuparsi dei tempi, degli equilibri drammaturgici, delle omissioni e delle ripetizioni.

Un fotogramma da "Glory"

mercoledì 13 marzo 2013

Non fai mai una foto ai bambini!


Quante volte mi sono sentito rivolgere questo rimprovero!

Ho scoperto che sono presenti diversi blog e siti che elargiscono consigli su come fotografare i bambini, in particolare quelli più piccoli.

Alcuni consigli mi sembrano molto utili e pratici, sia quelli rivolti ad analfabeti della fotografia, che altri più “specifici” e “tecnici”.

Non ho trovato, però, da nessuna parte un accenno, anche vago, alla problematica principale.
 

lunedì 11 marzo 2013

Film di Guerra. 3 di 4



Terzo appuntamento con i film di guerra che ho scelto!
Si arriva al Vietnam…

GUERRA DEL VIETNAM

Una ferita rimasta aperta per anni nella cuore della cultura e del patriottismo statunitense. La disfatta in sud-est asiatico ha rappresentato per anni l’occasione di portare al cinema l’assurdità di tale conflitto e della guerra in generale, momento di annientamento di qualsiasi umanità. I film sul Vietnam sono di due tipi: quelli prettamente bellici, con azioni di guerra in mezzo all’inospitale giungla, e quelli più di denuncia che oltre alla battaglia, o anche tralasciandola, mostrano il ritorno dei soldati e il lascito della guerra. Dopo il Vietnam cambia, infatti, la visione della guerra sul grande schermo, luogo non più adibito tanto alla rappresentazione realista dei combattimenti, ma quanto alla narrazione delle vicende umane e delle reazioni dei protagonisti. Io ho scelto quest’ultima via, ed ulteriori elementi di mio gusto, con quello che di seguito propongo.

Urla del silenzio (1984) di Roland Joffé.
Cruda e toccante rievocazione dei giorni che vissero le popolazioni della Cambogia dopo l'evacuazione degli statunitensi del 1975. Film eccezionale per il coraggio dei temi trattati con intelligenza e sensibilità, la maestria tecnica e recitativa che non indulgono su sentimentalismi ma espongono lucidamente la crudeltà e gli opportunismi di quegli anni.

Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola.
Cosa si può aggiungere a quanto già scritto e detto, a proposito di una delle opere più imponenti che il cinema abbia mai prodotto? Da tutti i punti di vista un capolavoro, inciso nell’immaginario collettivo (musiche, immagini, riprese, citazioni) e che viene tuttora preso come metro di giudizio per il genere bellico. Preziosa, anche se notevolmente più lunga, la visione della versione Redux.


Il cacciatore (1978) di Michael Cimino.
Un film in tre parti, prima/durante e dopo la guerra e le conseguenze su chi è partito ed è tornato a casa, su chi non è tornato e su chi è rimasto ad aspettare. Non si racconta la guerra, esperienza incomprensibile per chi non l’ha vissuta e incomunicabile per chi ha combattuto, ma ci viene proposto il ritratto di una sconfitta collettiva, e al tempo stesso la rappresentazione non ideologica del vitalismo di un popolo e di una cultura, quella statunitense della provincia composta da immigrati di seconda generazione. Un film che parlava all’opinione pubblica interna e che trasmette ancora un messaggio forte e diretto.

Full Metal Jacket (1987) di Stanley Kubrick.
Divisa in due parti (addestramento e fronte), l’opera di Kubrick va al di là del Vietnam, presentato in forma nettamente diversa dall’iconografia classica (città invece della giungla), per prendere a bersaglio l'atrocità del secolo, l’aspetto sporco della Storia. Prosa asciutta, quasi sciatta, di una secchezza fertile, tagliente umor nero sulla violenza dell'istituzione militare e sulla disumanizzazione di chi ne viene a contatto.

Rambo (1982) di Ted Kotcheff.
Dramma del ritorno, dell’impossibilità di una vita normale. La guerra è evocata, ricordata attraverso il dolore e l’incredibile vicenda di un reduce. Un film d’azione che non è solo questo, un uomo solo contro tutti che, suo malgrado, si fa portatore di un messaggio di denuncia contro l’ostilità ed i pregiudizi di chi non capisce le ferite intime e psicologiche di chi ha vissuto l’orrore, alfiere di un chiaro senso dell’onore e della lealtà. Probabilmente il suo iniziale successo è dovuto ad altro, ma a distanza di tempo rimane la sensazione di un lavoro che propone significati più profondi ed importanti.
Martin Sheen in Apocalypse Now
 Fra tre giorni la quarta ed ultima parte! Non perdetela!

Leggi anche le altre parti:
1,
2,
4

venerdì 8 marzo 2013

Film di Guerra. 2 di 4


Seconda puntata con la mia selezione di Film di Guerra. Tocca a quello che viene definito il secondo conflitto mondiale.

SECONDA GUERRA MONDIALE

Una guerra lunga, dove gli episodi che si possono trasferire sul grande schermo sono molti, collocabili praticamente in ogni scenario (città e regioni europee, mari ed oceani, deserti, monti e pianure, in Asia ed in Africa). Lo sviluppo dell’industria e della tecnologia permise di renderla una guerra “spettacolare”, adatta ad essere poi rappresentata al cinema. Segnalo film molto diversi tra loro, ma che hanno in comune un’attenzione più o meno preponderante sull’aspetto “intimo” o “particolare” di un’esperienza tragica.

Lettere da Iwo Jima (2006) di Clint Eastwood.
Speculare e di gran lunga superiore al parallelo “Flags of Our Fathers” dello stesso Eastwood. La guerra, una battaglia dal punto di vista del nemico (operazione in realtà non nuova), resa al meglio, con rara sensibilità, lucidità narrativa, onestà intellettuale. Su tutto giganteggia la figura del generale Kuribayashi (Ken Watanabe), che ci accompagna durante il film che presenta i soldati giapponesi, uomini (non più “musi gialli”) con tutti i loro sentimenti e i doveri, i dubbi, i conflitti, ammirevolmente orchestrati in un racconto corale tanto asciutto quanto libero nella struttura drammaturgica. Siamo lontani da ogni retorica, da intenti agiografici e da roboanti mitografie (intesi mister Spielberg?).

Il giorno più lungo (1962) di Registi vari.
Film tutto sommato sobrio e realistico, che segnalo più per affetto ed omaggio ad un’infanzia di cinema vissuta insieme a mio padre. Frammentarietà stilistica (4 registi) e taglio cronachistico tolgono tensione alla rappresentazione di un evento epocale (sbarco in Normandia), ma ne sono anche un pregio, poiché si evita spettacolarizzazione e retorica a beneficio di una piccola lezione di storia. Comunque da non disprezzare la parata di “stelle del cinema” coinvolte.

Europa Europa (1991) di Agnieszka Holland.
Non un film bellissimo, ma utile nel senso più positivo dell’espressione. Da una storia vera, un’opera che alterna momenti di grande spessore, passaggi grotteschi ed ironici e pagine un po’ troppo teatrali, quando non trascurabili. La personale epopea, attraverso la guerra, di un giovane ragazzo ebreo, che riesce a farsi passare, alternativamente, da appassionato bolscevico e da puro rappresentante della razza ariana. Opera che sa farsi portatrice di un messaggio di cui la nostra epoca, con i suoi pericolosi rigurgiti di razzismo, mostra di aver bisogno.

Tutti a casa ( 1960) di Luigi Comencini.
Uno dei più importanti film italiani. Ironico, grottesco, drammatico e pietas si incontrano e fondono insieme per una storia tutto sommato corale con Alberto Sordi più misurato del solito. Una pagina fondamentale della recente storia italiana, l’8 settembre 1943 ed i mesi che seguirono, presentata attraverso il viaggio, fisico, metaforico ed insieme metastorico di un militare che passa da mediocre comprimario a protagonista partecipe degli eventi, con conseguente assunzione di responsabilità e di oneri.

La Grande Fuga (1963) di John Sturges.
Basato su una storia vera (americanamente modificata), la più grande fuga da un campo di prigionia tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Un film eccitante e coinvolgente, senza pause o passaggi a vuoto, onesto ed illustrativo quanto basta, ma da godere fino in fondo. Ottimi attori e buona sceneggiatura. Indimenticabile Steve McQueen, sfrontato, simpatico e coraggioso come sapeva essere.

Steve McQueen ne "La Grande Fuga"

Vi aspetto per la terza parte!

Noi non siamo come loro! Ma parliamo come loro!

Risposta, probabilmente ormai superflua, per chi ha avuto la pazienza di leggere i due commenti al post di ieri.

Le parole del precedente post "Noi non siamo come loro!" sono state pronunciate da Adolf Hitler.

Ulteriori, eventuali, informazioni e specifiche le rimando ad un prossimo futuro.

Anche perchè sono curioso di alcuni sviluppi, non ultima l'impressione di una certa, pericolosa, corrispondenza fra i toni e le espressioni usate dal personaggio storico di cui sopra e le dichiarazioni e frasi udite nel corso dell'ultima campagna elettorale.




mercoledì 6 marzo 2013

Mettono chip nel corpo umano! e ciop?





Paolo Bernini, neo parlamentare eletto nel Movimento pentastellato, intervistato da Ballarò illustra una singolare teoria sul controllo dei cittadini, che verrebbe già messo in atto negli Stati Uniti: "Grazie a Internet queste notizie sono accessibili a tutti!"

In verità negli USA, nel disegno di legge HR 3962, approvato nel 2009 e disponibile qui in formato PDF, un malloppone di 1990 pagine, non c'è nessuna menzione di chip o di RFID. La parola“CHIP” (in maiuscolo) presente nel documento è una sigla che sta per Children's Health Insurance Program, ossia una copertura assicurativa sanitaria per bambini. Non c'entra nulla con i microchip.

Altre versioni della bufala che gira su Internet citano un altro documento, HR3200, che però è un disegno di legge che non è mai stato approvato, non faceva parte del progetto Obamacare e comunque non parlava di obblighi d'impiantare microchip, ma soltanto di istituire un registro nazionale dei dispositivi impiantati (pacemaker, protesi mammarie, eccetera). I dettagli della questione sono su Snopes.com, che spiega da dove viene la data del 23 marzo prossimo: è semplicemente la data entro la quale entra in funzione il registro in questione, presente anche nel disegno di legge HR3962 approvato.



In sostanza un neo deputato della Repubblica crede a teorie complottistiche che girano su Internet e le diffonde a sua volta, guarda filmati bufala su youtube e li ritiene fonte di documentazione. 

"Non so se lo sapete..."

Ovvero è la versione pentastellata di “una volta mio cuggino mi ha detto…”.

Capisco perché il grande leader del Movimento vieta ai neo eletti di partecipare a talk show e programmi televisivi!

Per la trasparenza e la “democrazia dal basso”, riporto di seguito i riferimenti di questo illustre rappresentante del “nuovo corso”:

Paolo Bernini
San Pietro in Casale

25 anni
Professione: Studente
Titolo di studio: Laurea in Tecnologia della Comunicazione
https://www.beppegrillo.it/vot...


Fortuna che più dell'80% dei loro eletti sono laureati, sanno usare il Computer, si informano e via di seguito. Magari sono onesti (non abbiamo motivo di dubitarlo) ma poco accorti e, almeno in questo caso, scarsamente dotati di senso critico e capacità di autonomia e discernimento!

Vedi anche:
Il Condomino incazzato 
Ho visto le stelle!  
Politiche 2013


Noi non siamo come loro!



«I nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti. Dicono che non siamo affatto democratici perché vogliamo sfasciare tutto. Quindi sarebbe tipicamente democratico avere una trentina di partiti? Devo ammettere una cosa – questi signori hanno perfettamente ragione. Siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili!

Io vengo confuso… oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento..mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.. noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo.» 

 
Chi ha pronunciato queste parole?
Domani la risposta!!
Nel frattempo se qualcuno volesse provare ad indovinare…




martedì 5 marzo 2013

Film di Guerra. 1 di 4




Il genere bellico rappresenta ancora oggi una porzione importante, preponderante, della produzione cinematografica mondiale, statunitense in particolare. I War Movies (espressione che non amo ma che si è imposta) possono essere occasione di propaganda oppure di denuncia, di ostentazione nazionalistica ma anche di accusa, di esaltazione di eroi o di riflessione sulla barbarie e sulla condizione umana. I film di guerra sono stati girati ed interpretati in modi molto vari e differenti, con tecniche e fini diversi, i messaggi veicolati, od anche solo le storie proposte spaziano molto. Ogni epoca, all’interno dell’arte del cinema, ha avuto la sua guerra, in linea con la Storia, i gusti o le esigenze contingenti ma ritengo non ci sia stato un momento in cui il genere bellico sia caduto nel dimenticatoio di registi, sceneggiatori e produttori.
Di seguito ed in prossimi post propongo una serie di film che preferisco in tema di guerra. Sono divisi per “guerra”: Prima Guerra Mondiale; Seconda Guerra Mondiale; Guerra del Vietnam; Guerre Varie dal mondo. Saranno 5 film per ogni categoria.

In linea con i miei gusti, sensibilità, visione in tema di cinema e di riflessione sulle cose umane, non ci sono esclusivamente film con grandiose scene di massa, eroi invincibili o epiche battaglie ritratte con intenti celebrativi. Ho visto film di questo genere, alcuni me li sono anche goduti, ma mi hanno lasciato meno, perciò quelli che propongo sono invece opere che mi sono rimaste più nel cuore e che ho volentieri rivisto, di cui ho ricordato con più passione scene e dialoghi e di cui, in alcuni casi, ho condiviso la visione con grande piacere. Alcuni di questi film trattano più “il dopo” che “il durante”, oppure vicende per così dire più ai margini rispetto al cuore di un conflitto, e questo mi sembra un punto di forza!

PRIMA GUERRA MONDIALE

Il primo conflitto mondiale si svolse pochi anni dopo la nascita del cinema, ma da subito attirò l’interesse della Settima Arte, più spesso con adattamenti di opere letterarie contemporanee, meno con storie originali. Fu prevalentemente una guerra di posizione e di logoramento e quindi in realtà poco “spettacolare”, poco adatta a ritrarre epiche imprese o scene a forte impatto visivo, nei termini che si imporranno successivamente. La Prima Guerra Mondiale offre l’occasione per un’indagine profonda e toccante dell’animo umano.


All'ovest niente di nuovo (1930) di Lewis Milestone.
Uno dei film di guerra più intelligenti e toccanti mai realizzati. Tratto dal libro di Erich Maria Remarque “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, è una storia di vincitori e vinti intensa e colma di emozioni, nonché una netta denuncia delle atrocità della guerra. I personaggi ci comunicano molto su di loro e su un’epoca, con immediatezza e rara sensibilità.

Gli anni spezzati (1981) di Peter Weir.
Stupenda fotografia, buona interpretazione dei protagonisti (persino del giovane Mel Gibson), per un film che ci mostra il valore della vita ed il dramma di giovani vite stroncate dall'ottusa ferocia della guerra. Da vedere, anche perché tratta uno scenario di guerra ed una battaglia, quella di Gallipoli, colpevolmente trascurati nelle nostre scuole.

La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.
Dal punto di vista della ricostruzione storica veramente meritorio. Commedia all’italiana, tratti neorealisti, linguaggio romantico si fondono e vengono esaltati dalla bravura degli interpreti, per proporci il punto di vista italiano sull'assurdità e la violenza del conflitto, le condizioni di vita miserevoli della gente e dei militari. Chiara la critica alle istituzioni ed alte gerarchie militari, responsabili di un massacro.

Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick.
Il nemico è evocato, non si vede, ma proporre come protagonista un solo esercito non toglie potenza e valore a quest’opera, che mostra la miseria ed il peggio dell’essere umano. In guerra conta solo il cinismo ed il processo di disumanizzazione che avvia è inevitabile, perché così siamo. Non è propriamente un film pacifista, anche se ne ha qualche aspetto, quasi conta più il conflitto di classe, il contrasto fra la condizione e la logica degli alti ufficiali e quella della truppa. Intenso Kirk Douglas, comandante con senso della giustizia ed uomo di saldi principi, inadatto a faccende militari, fuori luogo in una guerra.

Lawrence d'Arabia (1962) di David Lean.
Ne ho già parlato a proposito del cinema di Lean. Ritorno su questo film in questa sede per evidenziarne l’aspetto storico, benché romanzato, sottolineandone l’ambientazione (deserto arabo ed Impero Ottomano), i protagonisti (Inglesi, Arabi, Beduini, Turchi) e le tematiche affrontate (spartizione dei resti di un impero senza tener in nessun conto popoli e geografia). La prima guerra mondiale in Asia con compromessi all'europea.
Kirk Douglas in "Orizzonti di Gloria"
Alle prossime puntate! Stay tuned!

Vedi anche:
 

lunedì 4 marzo 2013

Parliamo di Film di Guerra. Da domani!



Da domani una serie di post sui film di guerra che mi piacciono di più.
Non perdeteli!

 Stay Tuned!!
Sean Penn in "La Sottile Linea Rossa"
 

domenica 3 marzo 2013

Il condomino incazzato



Chi di noi abita in un condominio conosce la dinamica, o ne è stato informato.
Entri in ascensore, o scendi/sali per le scale (dipende da quanta voglia ne hai) ed incontri un condomino. “Buongiorno, Buonasera, Salve” e così via… accade però di incontrare quel particolare condomino, sempre incazzato.

La ragazza del secondo piano lascia sempre l’immondizia sul pianerottolo, il cane abbaia tutta le sere e disturba, oppure ieri ha fatto i suoi bisogni vicino ai gerani, la moglie dell’ingegnere stende i panni sul terrazzo e le gocce cadono in cortile, il tizio coi baffi parcheggia sempre nella parte comune, le biciclette vanno messe in garage oppure i bambini hanno fatto rumore col pallone prima delle cinque, e allora lui cova questo risentimento verso gli abitanti del complesso edilizio, incivili, maleducati, sporcaccioni, e quando incrocia il tuo sguardo attacca a prendersela con l’amministratore: un delinquente, un farabutto, se va bene un inetto, uno che fa solo gli interessi propri e degli amici suoi, e vai coi quando lo capiremo che dobbiamo sostituirlo con una persona onesta, quand’è che all’assemblea finalmente voteremo un amministratore degno e su e giù, sopra, sotto, qui e là.

Esci dal palazzo che hai fatto il pieno di odio per tutta la giornata. A quello che hai già di tuo, e che cerchi con fatica di tenere a bada, lui aggiunge il suo, cercando la tua complicità. E tu gliel’hai data. Gliela dai sempre, la tua complicità, al condomino incazzato, in ascensore o per le scale, così come la dai al barbiere che se la prende con il sindaco, gli assessori e l’intera giunta comunale, perché è chiaro che non capiscono una mazza, si deve far così e cosà, sa io dove li manderei e vai col liscio, e se anche solo annuisci una volta di più (magari per prudenza, d’altronde lui ha pur sempre un rasoio in mano), lui sputa fuori tutti quei rabbiosi improperi che tu ascolti tra l’impietrito e il connivente dotato di una buona dose di schiuma (da barba) sul viso.

Però il condomino incazzato, quando infine ti ha lasciato libero di andare, era più contento, sollevato quasi, perché sentiva di averti contagiato, di avere tolto la sicura anche al tuo malanimo, alle tue recriminazioni, alla tua frustrazione, e sta già preparando i moduli per una petizione. Mentre tu devi cercare una farmacia, perché non hai con te nulla contro la gastrite che nel frattempo è tornata a tormentarti.

Il problema è che quelli sono sentimenti, magari legittimi, che se li stuzzichi di continuo diventano iperallenati, e prendono il sopravvento su tutti gli altri. Quel sentimento che ti rode, che definirei livore o sordo rancore diviene la modalità stessa con cui ti approcci alla giornata, al lavoro che devi svolgere e diviene totalizzante quando leggi il giornale o ascolti un notiziario, quando anche la minima cosa ti fa venire un travaso di bile e rischia di farti esplodere in grida belluine contro tutto e tutti.

Ora il condomino in questione, fondamentalmente, si può dire soddisfatto, poiché il suo scopo è cavalcare, anzi fomentare le tue incazzature, coltivare il tuo rancore, nutrire il più possibile la tua rabbia e la tua voglia di mandare a quel paese l’amministratore, la ragazza del secondo piano, il suo fottuto cane ed  il dannato cortile, far emergere il tuo desiderio di liberarti delle biciclette abbandonate ovunque e di bucare ogni cazzo di pallone che rimbalza sui muri del palazzo. Lui si alimenta delle tue frustrazioni, si serve delle tue delusioni per far accrescere lo scontento, ti indica la via maestra per giungere ad una perfetta e totale catarsi e divenire un condomino che vive in un condominio “civile”.

Tutto questo lo fa sulla tua pelle, a spese tue e della tua modesta vita e condizione di condomino. Lui è consapevole che mandare tutto all’aria, fare i “duri e puri”, non serve ad una beata minchia ma non te lo dice, insiste che liberarsi dell’amministratore ladro e farabutto non basta, ti dice che tanto ne verrebbe un altro uguale, sarebbe identico all’altro ma con un nome diverso. Allora giù tutti e tutto, propugna la sua logica rivoluzionaria e apocalittica di abbattimento in toto del “sistema”, senza distinzioni e saltando ogni complessità, nascondendo, allo stesso tempo, che tutto questo è l’esatto contrario di un discorso pratico, di gestione di temi e problemi, l’opposto di un ragionamento di verità e di gestione intelligente dell’esistente (parliamo sempre di un condominio, si intende).

È ragionevole supporre che una buona parte dei condomini viva i tuoi stessi disagi, se ne voglia liberare ma, ne sono abbastanza sicuro, vogliono non lo sfascio e la tabula rasa, ma un cambiamento, magari anche radicale, del modo con cui si vive insieme nel palazzo, del come si gestisce l’amministrazione quotidiana del condominio e dei principi che la ispirano.

Il condomino incazzato invece è autoreferenziale, o peggio persegue suoi personali fini, anche di efficace marketing di se stesso e del proprio marchio di incazzato “duro e puro”. Il dramma (uso una studiata iperbole) è che l’approccio rischi di essere liberiamoci dell’amministratore incapace e sti cazzi, o diventate come dico io o dovete andarvene tutti e sti cazzi, arrendetevi e poi arriverà il momento in cui ci amministreremo democraticamente secondo quello che sta bene a me, se poi non vi sta bene fuori dalle palle e via coi vaffanculo. Allora c’è poco da discutere. 

È un approccio che, verosimilmente, e non in astratto, produrrebbe un immane casino e solo macerie (metaforiche) sotto le quali finiremmo tutti quanti. Tutti, meno il condomino incazzato, che intanto ha comprato una villetta in Spagna.
 

sabato 2 marzo 2013

Vado a farmi una doccia! Sei passato dal fruttivendolo?





Quando ero bambino mia nonna mi faceva fare merenda, in genere durante i mesi estivi, con una pesca. Rigorosamente matura e da mangiare a morsi, sbrodolandomi tutto. Successivamente mi veniva rivolta questa frase: “vai subito a lavarti le mani ed il muso, che altrimenti resti sporco di pesca e fai odore di pesca!”.

Ora mi domando, com’è che adesso ci dicono di lavarci capelli, cute e derma, persino le parti intime, con shampoo, bagno schiuma e salviettine alla pesca?


E se lo faccio mi sto lavando o mi sto sporcando?



Vedi anche: 

venerdì 1 marzo 2013

Ho visto le stelle!



Quante? Cinque!
Riti collettivi, cori, frasi ripetute come giaculatorie, liturgie di massa, culto di un leader in chiave messianica, regole rigide, un capo guida spirituale, un padre putativo, il sermone quotidiano, pensiero unico, uniformità di comportamento, principi “alti” a cui ispirarsi, testi e aforismi guida, verità svelate, un gruppo che si autodefinisce come differente, il proprio agire visto come una missione, l'identificazione del male.

Una religione? La definizione di una setta millenarista?

Niente di tutto questo, bensì un movimento politico. Studiato come se lo fosse veramente, perciò frainteso e immaginato come parte di un meccanismo democratico di rappresentanza.

D’altronde anche i ciellini si riferiscono al gruppo a cui appartengono come al “MoVimento”.

Vedi anche: